CAMMINO LA TERRA DI MARCA. “Da Quintilia”, un’osteria e un’ostessa da non scordare

La prima cosa che mi colpì furono gli asciugamani di lino con merlettatura ai bordi, appesi delicatamente nel bagno del primo piano. Un’attenzione alla clientela. Un tocco di grazia. Non dovuto. Scaturito naturalmente.

Poi, fu il sapore vero dei vincisgrassi (o pincisgrassi, come li chiamava lei, senza, credo, aver mai letto il maceratese Nebbia) serviti su piatti unici, di porcellana, nella sala da pranzo della famiglia, sfornati da una cucina grande e antica. Dove la famiglia era anche o, soprattutto, la clientela affezionata.

In quella sala, dal mobilio ottocentesco, si celebravano piccole feste e si organizzavano grandi convegni. Come quello sull’Insorgenza e sul sacco di Castel Clementino, insieme all’indimenticabile dottor Sandro Totti.

osteria 2

Quintilia Mercuri

Un’osteria che era rifugio, luogo di pace e protezione. Quasi da cospirazione, cospirazione buona.

Sto parlando della storica osteria di Montefalcone e della sua impareggiabile ostessa, Quintilia Mercuri.

17 mesi fa, Quintilia è – io che credo di credere – salita al Padre. È morta a casa sua, tra le sue cose. Tranquilla e serena come era solita essere e presentarsi, con il sorriso in volto.

Da 17 mesi ci manca quel suo sorriso e quella sua ospitalità. Un di meno per ognuno.

Il locale è chiuso. Le persiane sbarrate. Il campetto di bocce solitario. La pergola inselvatichita.

Abbiamo perso lei, e abbiamo perso un pezzo di storia.

Scorrendo la stampa, si ritrovano decine e decine di articoli dedicati all’Osteria da Quintilia. Ne parlava la cronaca e ne parlavano le riviste specializzate. Ne scrivevano Slow Food e il Club di Papillon. Tanti gli elogi e infiniti gli apprezzamenti.

Osteria Quintilia

L’osteria oggi, chiusa

Quel bancone di legno appena l’ingresso, quei tavoli di ferro e granito, quei boccali e quelle bottiglie sulle mensole davano l’idea di trovarsi tra amici, in un luogo domestico.

Di turismo, d’attrazione, di marchi d’area, di tutto questo si discute negli ultimi tempi. Come per dare una boccata d’ossigeno alla nostra economia e rispondere a crisi dalle origini diverse.

Piacerebbe a tanti rivedere quella porta dal vetro riquadrato riaprirsi, quelle persiane spalancarsi, quel pergolato ospitare e fare ombra a nuovi clienti.

Quanti progetti inutili si fanno, in genere. Quanti quattrini inutili si spendono, in genere. Perché le amministrazioni di quella terra, Montefalcone in primis, ma anche Smerillo, Santa Vittoria in Matenano, non pensano di acquistare, riaprire, far gestire a giovani, un locale che non è il solito locale, ma che ha un brand fortissimo, un appeal indiscutibile?

Lasciar correre il tempo vorrà invece dire affossare l’Osteria, dimenticarla, cancellarla dalla memoria.

Non è giusto, neppure intelligente. Specie per la montagna di questi tempi.

C’è una riscoperta fortissima della cultura montana, delle sue costumanze, delle sue osterie.

Ne ha scritto Paolo Cognetti (Le Otto Montagne), ne parla sempre Mauro Corona (La Voce degli uomini freddi, solo per citare un testo), è lo sfondo dei romanzi di Guccini-Macchiavelli, è la brama di Giovanni Lindo Ferretti.

Una diversità, un calore, un’attrattiva. Un luogo del pensiero e della meditazione.

Non perdiamo Quintilia. Non perdiamo la sua e nostra Osteria.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 17 settembre 2017

#anticheosterie #osteriedasalvare #osteriadaquintilia #Montefalconeappennino

#turismointelligente

Annunci

MINORI… PER MODO DI DIRE. I fumetti di Emanuele

Il suo studio è zeppo di fumetti. Di ogni parte del mondo. Li trovi sopra, in basso, dietro, davanti alla scrivania. Giapponesi, francesi, italiani, statunitensi… Diversamente non potrebbe essere.

Emanuele De Angelis è del settore: fumettista da anni.

Lo incontro di mattina (sicuramente l’ho tirato giù dal letto) seduti ad un tavolo rettangolare, in una stanza ricca di quadri e con una grande e bella stufa di terracotta (suo padre Graziano ha un’azienda di materiale edìle a Sarnano).

Lui preferisce lavorare di notte, quando all’esterno tutto tace e quando la musica metal lo ispira.

dav

Emanuele De Angelis

La storia professionale di Emanuele inizia dopo aver frequentato la Scuola Internazionale Comics di Jesi. All’esame, tra i docenti, c’era Marco Bianchini. Non uno qualunque, ma il fondatore e direttore della Scuola Internazionale Comics di Firenze.

Bianchini lo nota. Cinque mesi dopo gli fa una proposta: collaborare insieme per un fumetto francese, bande dessinée. Il fumetto riguarda un personaggio medievale. È Francois sans nome. Dicono che sia il poeta Francois Villon, capace di alimentare la leggenda di se stesso. L’uomo che preservava un lato nascosto e impenetrabile di sé.

dav

Un lavoro di soddisfazione, dice Emanuele, occhi azzurri, barba e baffi, cranio rasato, in continuo movimento.

Poi, c’è stato il Fattore Z, editore Sergio Bonelli, un horror ambientato a Manhattan devastata dall’apocalisse zombie.

«Non è che l’horror mi piaccia molto – racconta – ma stavolta, disegnando gli zombie, mi sono divertito proprio tanto».

La collaborazione con Bianchini continua.

dav

Gli chiedo cosa abbia in testa per i prossimi tempi. Sorride, un poco reticente e forse scaramantico. Gli tiro fuori solo: «Vorrei un’opera che somigli al cosiddetto teen drama», che è un genere di serie televisiva statunitense, le cui origini vanno ricercate nelle situation comedy degli anni ottanta: famiglia borghese con mamma, papà e figli.

Emanuele si definisce un tipo sensibile ed anche eccentrico. Chi lo conosce conferma.

La sua passione è stata sempre quella del fantasy e della fantascienza. D’altronde, affacciandosi dalla sua finestra, sin da ragazzino ha visto di fronte i Monti fatati e avrà ricevuto l’eco delle loro leggende.

Il disegno lo ama da sempre. Già alla scuola elementare si faceva notare per il tratto. Gli insegnanti ne erano ben impressionati. Eppure da piccolo voleva fare il pompiere.

Se gli chiedi come si definirebbe, la sua risposta è: «fumettista, disegnatore, illustratore».

dav

Alcuni fumetti realizzati da Emanuele

Se gli domandi come vede il mondo, la risposta è che «non sono troppo ottimista». Ma lo dice sorridendo. Chissà se sarà vero.

Sui fumetti, anzi sui giudizi che la gente ne dà, ha qualcosa da ridire.

«In giro, si crede che sia solo roba da bambini. È ben altro invece». E gli viene in mente un lavoro per adulti che forse stupirà.

La Scheda:

Emanuele De Angelis ha 35 anni. È nato a Fermo, vive con la sua famiglia ad Amandola. Gli insegnanti delle medie lo avevano indirizzato ad una scuola grafica.

Dopo essersi diplomato alle superiori a San Ginesio (Scuola Professionale/Arredamento), ha lavorato per tre anni con il padre Graziano.

Ha frequentato un corso per fumetti ad Ascoli Piceno con il maestro Fabrizio Faina, un altro a Civitanova Marche con Mauro Cicaré, per poi iscriversi al triennio della Scuola Internazionale Comics di Jesi.

Ama la musica metal, è un divoratore di fumetti specie francesi e americani.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 16 settembre 2017

#fumetti #comics #Amandola #Sibillini #francoissansnome

 

 

GENTE DI CAMPO. Dalle carni di Gino ai vini del Castrum Morisci

All’inizio fu Gino Pettinari da Monte San Martino, prima mezzadro, coltivatore diretto poi. Senza dimenticare il sostegno di sua moglie Rosina Minnucci.

Gino, 90 anni, se n’è andato quest’anno. L’eredità di allevatore di bovini era già passata a suo figlio Agostino. Buona carne marchigiana: una sessantina tra fattrici e vitelli. Difficile però tener testa alle importazioni dall’estero, ai grandi gruppi.

dav

Da dx: Eleonora, David, Agostino e Luca

Così, nel 2010, molto è cambiato nei dieci ettari di Moresco, che  degradano verso la piana.

Il vino è il nuovo obiettivo. Agostino ha sempre curato una piccola vigna per un prodotto casalingo. «Mio padre potava con rispetto» racconta.

dav

Ha fatto anche degli esperimenti per buoni spumanti. Riusciti. Ora, in campo, ci sono i figli: David, Eleonora e Alessandra. Gente che ha studiato, s’è diplomata, ha preso la laurea, ma che alla terra non rinuncia. Ed è nata la società agricola Castrum Morisci, antico nome di Moresco. Spiega David: «Ci teniamo ad un rapporto con il territorio, le tradizioni, la storia».

Scendendo verso le loro vigne, si scorge fino a buon punto la torre eptagonale moreschina.

mde

Le caldaie per il vino cotto

A dare propulsione al progetto è arrivato Luca Renzi, sposo di Alessandra, laureato in scienze naturali, iscritto all’Albo degli agro-tecnici. Uno che ci crede.

I locali sono nuovi, ordinati, lindi. E dal sapore antico, famigliare. Ci sediamo ad un grande tavolo della Cantina dove si può acquistare al dettaglio. Manca solo Alessandra impegnata ad Ascoli Piceno. Due enormi botti alle spalle e un grande bottiglione di vetro pieno di tappi di sughero al centro.

dav

Questo è l’anno della prima commercializzazione. L’anno d’avvio del mercato.

I 7,5 ettari di vigneti abbarbicati alla collina producono, per i vini bianchi: la passerina, il pecorino, il vermentino, il moscato, la malvasia, il pinot grigio; per i rossi: il montepulciano, il cabernet, il sangiovese e il merlot. Produzione: 20-25 mila bottiglie.

sdr

La clientela è diversa: ristoranti, enoteche, privati. Realtà locali ma anche del Trentino, Toscana, Abruzzo e Sicilia. Dalla Francia s’è fatto vivo  un importatore, e trattative sono in corso con un altro degli USA.

A dire il vero, il primo investimento della giovane impresa è stato quello per il vino cotto. Originali le caldaie rosse.

E originalissima, la fermentazione di una parte (10%) delle uve in grandi anfore di terracotta. Un procedimento poco o niente praticato oggi in Italia, eppure capace di restituire maggiori profumi e sapore.

Sul tavolo sfilano le bottiglie dai nomi particolari: 003 (pecorino), 102 (passerina), 326 (rosato sangiovese), 237 (rosso sangiovese). Sono i numeri delle particelle catastali.

dav

Esterno della Cantina dove si organizzano degustazioni

Il vino delle anfore invece ha nomi come testa mozza, padreterno, gallicano: contrade moreschine e di un olmo particolare. Focagno è il vino cotto.

L’etichetta della bottiglia è anche in braille, per consentire ai non vedenti e ipovedenti di essere informati. Un’attenzione al sociale.

Progetti? Tanti, tra cui la sapa per nuovi condimenti.

Chi comanda? Calcisticamente è stato risposto: ci sono più numeri 10, che vanno d’accordo.

Ma le donne… pesano molto nelle decisioni.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 15 settembre 2017

#CastrumMorisci #Borghipiùbelliditalia #Moresco #vinocotto

 

 

 

 

I segreti di Montefortino. La forza delle popolazioni di montagna. Iniziativa del FAI

Una giornata intera – quella di domenica 17 settembre – sulle tracce del Genius loci, della terra che parla, dell’anima dei luoghi.

Avrà questa consistenza e questo obiettivo l’evento Le Marche fantastiche che non conosciamo.

La Delegazione FAI di Fermo ha aggiunto un nuovo tassello e un nuovo format alle sue iniziative. Una proposta molto diversa dalle consuete Giornate del Fondo Ambiente Italiano.

Ieri pomeriggio la presentazione ufficiale nei locali della Provincia di Fermo, alla presenza del presidente Moira Canigola, dell’assessore di Montefortino Luigi Mori, del responsabile della Protezione civile Nazzareno Silenzi, del rappresentante del comune di Amandola Giorgio Tassi. È mancata la capodelegazione Patrizia Marini Cirilli, impegnata in un altro appuntamento istituzionale. A sostituirla è stato l’avvocato Rossella Falzetta, segretaria della delegazione. A lei il compito di spiegare origine e finalità.

fai

«Abbiamo inteso testimoniare una presenza più forte nell’entroterra, specie in questi momenti. Abbiamo voluto riportare l’attenzione verso luoghi e gente che, nonostante tutto, ha dimostrato la voglia e la capacità di rialzarsi».

È quasi commovente – spiega ancora l’avvocato-segretario – vedere esercizi commerciali, strutture di ospitalità, associazioni, istituzione pubblica mettersi a disposizione e coinvolgersi totalmente. È un nuovo fare comunità. Garanzia di riscossa.

Montefortino

Il programma è sterminato: convegni, esibizioni musicali, letture teatrali, cammini, aperture di botteghe artigiane, di case-torri, di strutture private. L’avvio sarà nell’antico edificio di Cremore, al mattino, poi all’Antico Mulino, alla Casa-Torre Peschiera, nell’ex farmacia del centro storico, a Rubbiano (a due passi dall’Infernaccio precluso), infine alla Pieve di Sant’Angelo in Montespino (a notte, sotto le stelle).

Tanti i relatori, i musicisti, i narratori, gli intrattenitori, gli artisti: da Valentino Alessandrini alla Banda Interprovinciale Fermo/Macerata (60 adolescenti) diretta dai maestri Lelio Leoni e Mauro Stizza, da Nelson Gentili a Enrico Giannini, da Adolfo Leoni a Vincenzo Pasquali, dal duo Francesca Petitto e Annalisa Levantesi ad Adriana Pierini, da padre Gianfranco Priori a Juan Salto, da Lando Siliquini a Giorgio Tassi, da Daniela Tisi a Ettore Foschi.

Risorse del territorio, personaggi scelti «sulla base di specifici legami con l’affascinante territorio montefortinese».

montefortino-

«È grande la ricchezza del nostro territorio – ha spiegato la presidente Canigola – ed è fondamentale conoscerla. È uno scrigno. Il FAI lo sta facendo egregiamente».

L’evento è nato anche da una proposta dello scrittore fantasy Gregorio Antonuzzo che, con il gruppo Keemar – Le Marche Fantastiche, proporrà un’azione teatrale del mito della Sibilla in chiave Fantasy.

«Ogni luogo è unico – ha fatto scrivere nella scheda di presentazione la prof.ssa Marini Cirilli – E così rimane anche se la gente che lo popola, i beni che ne segnano il territorio, le sue tradizioni e i costumi si sovrappongono nelle pieghe della storia».

Siamo di fronte al recupero della civiltà nascosta negli Appennini. L’anima dei nostri Sibillini.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 15 settembre 2017

#Sibillinidaamare #FAI #montegnafatata #fantasy

 

 

 

Nominato il nuovo arcivescovo di Fermo. E’ don Rocco Pennacchio. Viene da Matera, è parroco aperto e cordiale, e capace amministratore

Dopo 15 mesi di proroga concessa a mons. Luigi Conti, in pensione già da maggio 2016, papa Francesco ha scelto il nuovo arcivescovo di Fermo.

Si tratta di don Rocco Pennacchio, attuale parroco presso la parrocchia San Pio X di Matera (Basilicata), la più grande della città, nel rione Spine bianche.

Oggi alle 12, contemporaneamente in Vaticano e a Fermo, sarà dato l’annuncio ufficiale. Le campane delle chiese del fermano suoneranno a storno in segno di festa e futuro benvenuto.

penna

Il nuovo arcivescovo di Fermo

Don Rocco è nato il 16 giugno 1963 a Matera. Ha compiuto studi economici prima di impiegarsi in banca e scegliere, successivamente, la via del sacerdozio. Una vocazione adulta, dunque, meditata, profonda.

Il 4 luglio 1998 è stato ordinato sacerdote. E subito si è fatto notare per la passione pastorale.

Per le sue competenze amministrative, nel 2011 (a fine settembre) è stato chiamato a ricoprire l’importante e delicato incarico di economo della Conferenza Episcopale Italiana. Terminato il quinquennio, a gennaio 2017 è tornato a tempo pieno nella sua parrocchia.

don rocco pennacchio

Don Rocco è stato economo della CEI

I parrocchiani di Matera lo definiscono così: «Un uomo e un sacerdote capace di ascoltare, consigliare e far compagnia» riconoscendogli inoltre, «indubbie doti manageriali».

Per l’arcidiocesi di Fermo, papa Francesco ha effettuato una scelta, definita da più d’uno, «interessante», puntando su un presbitero capace di sommare in sé pastoralità e apertura al prossimo a indiscusse doti d’amministratore.

Don Rocco passerà direttamente da parroco ad arcivescovo. Probabilmente entro un mese sarà consacrato vescovo ed entro due farà il suo ingresso da arcivescovo nella grande chiesa fermana. Tempo utile per ultimare i lavori del Duomo danneggiato dal sisma.

Don Rocco ha dimostrato una particolare sensibilità per il mondo del lavoro, per i giovani disoccupati, per il grave fenomeno dell’usura. Con estrema convinzione ha appoggiato il Progetto Policoro il cui scopo è quello di «aiutare i giovani del Sud dell’Italia disoccupati o sottoccupati a migliorare la propria condizione lavorativa sia tramite la formazione e l’informazione personale sia con la fondazione di cooperative o piccole imprese».

Il futuro arcivescovo ha sempre però ricordato che: «Non siamo padroni del denaro che ci troviamo a gestire, ma siamo i suoi custodi perché sia messo a frutto. E questo non solo badando al risultato, ma anche al senso di quel che facciamo e ai suoi destinatari». Anima e corpo. Missione e opere.

Intervistato tempo fa dall’Agenzia vaticana SIR sui problemi attuali della Chiesa, ha detto: «Non mi sembra che la Chiesa stia vivendo una crisi di credibilità o reputazione, anche per merito della bella testimonianza che ci sta dando Papa Francesco.»

Un cittadino originario della Basilicata, da noi interpellato, ha concluso: «Che vuoi più dalla vita!? Un Lucano».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 14 settembre 2017

#ChiesaCattolica #Matera #CEI #destinazioneMarche #diocesidiFermo

 

UNESCO per i Sibillini. Il lavoro del Comitato. Ora più di prima

Nei  prossimi giorni tornerà a riunirsi il Comitato per la richiesta all’UNESCO dei Sibillini come patrimonio materiale e immateriale dell’Umanità.

Nato tre anni fa, ad agosto del 2014, in questo lasso di tempo il Comitato ha lavorato silenziosamente per una sorta di contaminazione culturale e per un, neppure troppo difficoltoso, convincimento delle popolazioni.

Ne fanno parte, tra gli altri, Alice Alessandrini, Cecilia Romani Adami, Anna Polimanti, Domenico Annibali, Giampaolo Baleani, Adolfo Leoni, Franca Anita Poli, Sandro Polzinetti e Lando Siliquini.

Siliquini, medico, già sindaco di Montefortino, studioso di antropologia sociale e scrittore, è stato l’ispiratore del gruppo il cui obiettivo, ripetiamo, è il riconoscimento dei Monti Azzurri da parte dell’Unesco.

Se nel 2014 il progetto poteva essere giudicato lucidamente avanguardista, oggi, dopo i guasti del terremoto, si presenta anche come un dato di necessità. Un modo per riaccendere i riflettori del mondo su una terra stupenda, ricca di fascino, di cultura e di ospitalità, seppur ferita.

Sibillini

Ieri, forse un sogno, oggi, un bisogno impellente.

Del riconoscimento se n’è discusso con alcuni sindaci del territorio, facenti parte dei 17 che sulle specificità territoriali hanno redatto un progetto presentato in Regione.

Anche l’incontro nazionale riguardante il turismo sostenibile, svoltosi a Magliano di Tenna e a Montegiorgio il 25 e 26 luglio scorsi, alla presenza di due consiglieri del Ministro Franceschini, ha focalizzato l’iniziativa includendola in un più ampio progetto di nuovo sviluppo e difesa dei borghi dell’area montana.

«È convinzione del Comitato che i Sibillini – si legge nella nota di presentazione – abbiano tutti i requisiti per ottenere l’importante riconoscimento. Le guide e i libri di viaggio della Lonely Planet hanno indicato la nostra montagna come uno dei sette siti al mondo sicuramente da visitare. Altri media operanti a livello mondiale si sono interessati di questa originalissima area. Una realtà geografico-storico-umana famosa in tutta l’Europa fin dal medioevo dunque da sostenere ulteriormente alla luce dell’originale ed unico intreccio tra ambiente, natura, riferimenti letterari, aspetti storici, antropologici, religiosi, magico-esoterici.

panorama4
Le caratteristiche dei monti Sibillini ne fanno una entità poliedrica, unica nel suo genere, che merita di essere proposta e fatta conoscere a livello internazionale». Lo scrittore Guido Piovene definì i Sibillini, un nome già di per sé intrigante, come i monti più leggendari dell’Italia centrale.

Oggi più che mai il riconoscimento varrebbe a difendere, tutelare e rilanciare una terra provata ma non vinta.

UNESCO

Nell’arco dei secoli, i Monti Azzurri hanno sviluppato una propria civiltà e un originale modo di essere. Aspetti che, tra le altre cose, potrebbero suggerire anche rinnovati modelli di sviluppo.

#DestinazioneMarche #Sibillini #Unesco

 

 

CAMMINO LA TERRA DI MARCA. Iniziativa del FAI a Montefortino: la parola alla terra e alla sua gente

Le pietre parlano, se debitamente interrogate, scriveva la poetessa spagnola Maria Zambrano. E la terra parla nelle medesime condizioni. E anche il paesaggio, le rocce, le spianate, i picchi e i torrenti.

I luoghi hanno un’anima: quella Viriditas che arriva dall’inizio del mondo. Solo la nostra distrazione e presunzione di domino e possesso, ci ha resi dimentichi di guardare, ascoltare, rispondere. Siamo così rimasti claudicanti, scissi, incompleti, ma gonfi di orgoglio. Eppure, sotto sotto, guardandoci onestamente dentro, avvertiamo una vena di malinconia. Un segnale, una necessità che qualcosa ci completi.

Rifletto su questo mentre aggiusto l’ultimo brano di uno scritto che si trasformerà in lettura teatrale a Montefortino, domenica prossima, 17 settembre, invitato dal Fondo Ambiente Italiano.

m_fortino

La Delegazione FAI di Fermo stavolta non aprirà alla visita dei partecipanti solo i palazzi o le chiese solitamente inchiavardati, o i sotterranei di istituti di credito che preservano originali eredità murarie antiche.

Stavolta sarà qualcosa di diverso e onnicomprensivo. Una terra da visitare, da cogliere nei suoi diversi aspetti e, soprattutto, da far «parlare» attraverso la sua gente. Ed ecco, allora, l’evento de “Le Marche fantastiche che non conosciamo: Montefortino nascosto”, Attraverso concerti, conferenze, letture teatrali, improvvisazioni e visite guidate verrà disigillato uno scrigno, come se fosse pronunciata una nuova parola dell’apriti sesamo. Montefortino, uno dei luoghi più ricchi di fascino e storia nel nostro Appennino, si svelerà a poco a poco, come in un cammino iniziatico. Cremore, località ed edificio antico lungo la strada che lega Amandola a Montefortino, lambito dal Grande Anello dei Sibillini, darà il benvenuto (ore 10) ai partecipanti con la proposta musicale di Valentino Alessandrini e dei sessanta giovani della Banda Interprovinciale Fermo/Macerata diretta dai due maestri Lelio Leoni e Mauro Stizza. Saranno poi le parole di Lando Siliquini (Il Tempio della Sibilla), di Giorgio Tassi (Il Paesaggio non esiste), Vincenzo Pasquali (I canti popolari), Adolfo Leoni (Sulla Fragilità) a raccontare storie inedite o dimenticate.

Intanto il Gruppo Keemar – Le Markee Fantasticheãrileggerà in chiave fantasy le leggende che popolano Montefortino, con una serie di scene teatrali alle quali chiunque potrà partecipare in veste di attore.

Nel pomeriggio (15,30) toccherà all’insediamento fortificato tra l’Antico Mulino e la Casa Torre “Peschiera”. Nelson Gentili tratterà di Comunanze agrarie, mentre Enrico Giannini di Architetture fortificate. Daniela Tisi, Adriana Pierini e padre Gianfranco Priori parleranno (ore 17,00) nell’ex Farmacia del centro storico.

A Rubbiano, con in vista la Sibilla, l’Infernaccio, il monte Priora e Balleria, proporrò “Le Anime dei luoghi”. Un’evocazione di chi visse e attraversò quelle terre.

Sarà la stupenda Pieve di Sant’Angelo in Montespino, a notte (ore 21.00), sotto le stelle, a chiudere l’evento con le proposte musicali di Francesca Petitto e Annalisa Levantesi, con le spiegazioni di Giannini, con il cammino di Juan Salto, e con la mia Storia di una Terra.

Storia, storie, eredità. Vita.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 10 settembre 2017

#DestinazioneMarche #FAI #Montefortino #Infernaccio #MontiAzzurri #SantuariodellAmbro