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STILE DI VITA. ORIENTAMENTO E PRECAUZIONE PER L’USO (di Maria Benedetta Curi)

Anche se quello che viviamo sembra essere apparentemente un periodo di crisi, non mancano senz’altro nuove idee e impulsi creativi in molti ambiti. Per esempio quello del “wellness”, o detto “tra noi” del “benessere”. Questo da un lato è già un “bene”, indice di un nuovo interesse sulla persona e le condizioni di una vita buona e in salute, ma dall’altro rischia di confondere, disorientare tra le varie proposte di diete, regimi alimentari, stili di vita, posti là come etichette, portando infine a scelte inautentiche e perdendo così il centro della questione. E’ necessario allora darsi un orientamento.

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Dove siamo?

Già porsi la domanda sullo stile di vita, è un buon punto di partenza. Non è scontato infatti chiederselo, cercando da soli una direzione propria, il più possibile corrispondente alle proprie esigenze, senza dare per scontato quello che ci viene offerto. Bisogna allora mettersi in ricerca…

Come ci muoviamo?

Già le origini dei termini “stile” e “dieta”, ci possono aiutare. Il primo, derivante dalla radice stig– pungere, da cui stilo-penna, indicava il modo di scrivere personale e poi esteso all’ambito “estetico” del vivere, come il vestirsi. Il secondo dal greco diaita, dalla stessa radice del verbo vivere (zao=djao), indica il modo di vivere attento e disciplinato per la cura della propria salute, e non solo riguardo all’alimentazione.

Cosa non è uno stile di vita?

Per cui possiamo subito rispondere cosa non è uno stile di vita: qualcosa che vuole essere quasi un rimedio temporaneo e limitato, relativo ad una esigenza particolare decontestualizzata dall’integrità della persona, con la sua storia e cultura, come un farmaco che quasi per magia, esaudisce i desideri e ci salva dai momenti di disequilibrio ed eccessi, che in realtà, alla fine hanno anche loro un proprio valore.

Cos’è allora uno stile di vita?

Forse la domanda non è corretta. Chiedersi cos’è lo stile di vita, perde quel carattere “temporale”, storico e culturale, che questo ha in origine, appunto cercando un’etichetta, una definizione, che in poche battute possa saziare il desiderio di conoscere, ma solo in superficie… per centrare meglio la domanda, bisogna invece forse recuperare questo senso, “contestualizzando” e al tempo stesso “movimentando in senso temporale e relazionale” la domanda sullo stile di vita.

Qual è il nostro proprio stile di vita, quali le sue radici e al tempo stesso la sua storia e le sue relazioni?

Cercando il nostro proprio stile di vita, esso deve rispecchiare le nostre tradizioni, la nostra storia e cultura, e soprattutto la nostra terra e le sue caratteristiche. Una terra legata all’acqua, che pur nelle sue molteplici conformazioni e tradizioni è quasi interamente in comunicazione con lo stesso mare, terra in mezzo al mare come quanto questo è “medi-terraneo”. Ed è allora nella condivisione di questo carattere relazionale, di essere “di mezzo”, tra terra e mare, tra mare e terre, che possiamo trovare una buona “contestualizzazione ” del nostro stile. Questo orientamento precauzionale direziona allora verso un nuovo recupero dello stile mediterraneo, della sua e nostra storia, del suo e nostro valore, racchiuso proprio in quel suo carattere relazionale, che vuol dire allo stesso tempo incontro con la pluralità, differenza, novità, ma anche riconoscimento delle nostre radici, di ciò che ci caratterizza e che può essere così condiviso e arricchito senza essere perso. Tradotto significa senz’altro aprirsi e curiosare pure tra le novità che ci vengono oltre mare, ma allo stesso tempo non dimenticare e confondere le nostre tradizioni e i sapori e i frutti delle nostre terre, senza però cadere nel rischio contrario di fossilizzarsi e invecchiare in queste, ma creativamente rinnovarle pescando tra le antiche e nuove storie che tra loro si incontrano e di cui il mediterraneo ci parla.

Più che una risposta, un cammino e uno sfida…

 

 

Louisa May Alcott (di Romina Angelici)

Louisa May Alcott (nella foto) nasce il 29 novembre 1832 a Germantown in Pennsylvania, seconda di quattro sorelle: Anna, Beth e May. Suo padre è il pedagogo Amos Bronson Alcott e Louisa cresce respirando i principi di puritanesimo e positivismo del circolo filosofico domestico: frequentano casa sua  David Thoreau, Margareth Fuller, Nathaniel Hawtorne, Ralph Waldo Emerson.

Ma non è giusto dire che si nutre solo di filosofia ed ideali perché dalla madre, Abigail May Alcott (una delle operaie pagate in Massachussetts) ha ereditato senz’altro il pragmatismo e l’emancipazione che la guideranno già adulta nelle battaglie sociali, in particolare quella per il diritto di voto alle donne.

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Louisa fa di tutto per aiutare la famiglia che dal 1850 si è trasferita a Boston e si trova in ristrettezze: lavora come ricamatrice, governante, infermiera e domestica. Nel frattempo continua a scrivere e ad abbozzare progetti di scrittura; ha già raccolto poesie e racconti in una raccolta Flower Fables (Fiorita di favole).

Nel 1858, dopo che gli Alcott hanno acquistato Orchard House a Concord (Massachussetts), muore la sorella Beth. Durante la guerra civile parte come infermiera volontaria e dall’ospedale in cui è ricoverata per il tifo, invia lettere alla famiglia in cui narra spaccati di vita vissuta al fronte: Hospital Sketches sono fatti pubblicare dal padre sul giornale Commonwealth rendendola popolare. Riprende così a scrivere Moods (Capricci) il suo primo romanzo che in precedenza era stato rifiutato dagli editori. E’ solo 4 anni più tardi, dopo un viaggio in Europa come dama di compagnia e la storia d’amore con il musicista Ladislav Wisiniewsky (il Laurie di Piccole donne), che pensa di portare sulla carta i ricordi di gioventù in famiglia. Nel 1868 nascono Piccole donne (sette mesi più tardi ne scriverà il seguito) che rivelano alla stessa autrice non solo un’inesauribile fonte d’ispirazione nella propria realtà familiare, ma la sua stessa vocazione didascalico-pedagogica, vocazione che coltiva dirigendo un settimanale per ragazzi e allevando nipotini. Nel Sacco della zia Jo troviamo poi una miriade di racconti raccolti in più volumi nati da una fervida fantasia ma anche da una vocazione innata per l’insegnamento.

Oltre al ciclo  relativo alla famiglia March (Piccole donne 1868, Piccole donne crescono 1869, Piccoli uomini, 1871, I ragazzi di Jo 1886) figurano nella sua bibliografia romanzi di analogo intento didascalico (Una ragazza fuori moda 1870, Gli otto cugini e Rosa in fiore 1875-76, Sotto i lillà, Jack e Jill incontro alla vita 1878-1880) ma anche romanzi che si discostano dal filone precedente come i titoli lasciano facilmente indovinare: Un moderno Mefistofele (1877), Una donna di marmo o il Misterioso modello (1865), Un lungo fatale inseguimento d’amore, Furori Trascendentali.

Louisa Alcott muore il 6 marzo 1888 senza sapere che suo padre è morto da due giorni, ed è sepolta nel cimitero di Concord, lo Spleepy Hollw accanto a Thoreau, Hawtorne ed Emerson.

La famiglia Alcott assomiglia molto alla famiglia March: Meg, Jo, Beth ed Amy March sono molto simili ad Anna, Louisa, Elisabeth e May Alcott; ma si possono ravvisare analogie anche con la famiglia Lamb che in Furori trascendentali è alla ricerca di un modello di società nuovo, oppure con la semplicità dei valori recati da Polly, Ragazza fuori moda in casa dei cugini di città.

Nel primo romanzo (Moods) –il più amato dall’autrice-  temi come il matrimonio, l’amore, la famiglia, non sono vissuti positivamente dalla protagonista ma in modo problematico e conflittuale tanto da attirare l’attenzione di Henry James che lo commentò con una nota.  Un lungo fatale inseguimento d’amore si discosta totalmente dalla restante produzione per incarnare il tipico esempio di romanzo rosa, con la classica dicotomia del cattivo che insegue la bella ed i colpi di scena i travestimenti, gli inganni, le fughe, nell’intento di mantenere sempre desta l’attenzione del lettore.

Piccole donne, oltre ad essere il più famoso romanzo scritto dalla Alcott, è anche il più rivoluzionario per la semplicità dei temi trattati e per il fatto di avere delle protagoniste femminili ordinarie, in un momento storico in cui dal punto di vista sociale e letterario contavano solo gli uomini. Ne sono stati tratti due film uno del 1949 di Mervyn LeRoy con una giovanissima Elizabeth Taylor nei panni della vezzosa Amy e uno nel 1994 dal regista Gillian Armstrong con Winona Ryder (Jo) e Susan Sarandon (la signora March), ma anche cartoni animati e un musical tutto italiano ideato da Tonino Pulci (2001).

E’ un romanzo sempre attuale, che generazioni di ragazzine che si affacciano alla vita adulta, mettono nel proprio bagaglio per armarsi di tenerezza e lealtà, e che anche  ad una età maggiore, da prospettive diverse, acquista sfumature e significati nuovi.

Romina Angelici