IL FANTASMA. Dal libro “Alla mia Terra. Racconti e Leggende di un amante quasi deluso” di Adolfo Leoni

Notte peggiore non poteva scegliere per il suo viaggio. Il cielo sembrava aver rotto la diga celeste. Nei campi, l’acqua aveva già ammantato le zolle e iniziava a invadere la strada d’asfalto. Nessuna luce si intravvedeva all’intorno. Di tanto in tanto lampi e fulmini scuotevano la zona con bagliori accecanti. L’uomo guidava adagio. Con il busto staccato dallo schienale, si protendeva verso il parabrezza per scrutare meglio la carreggiata. Già due volte l’auto aveva sbuffato: qualche goccia di troppo poteva aver invaso lo spinterogeno. Non sarebbe stato certo salutare scendere, alzare il cofano e pulire le candele.

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Era giunto nei pressi di Grottazzolina. Doveva arrivare a Belmonte Piceno. Lo attendeva la famiglia sicuramente un poco impensierita per quel gran maltempo. Il paese era senza corrente elettrica. Lo superà prudentemente e, all’altezza della croce missionaria, svoltò a destra iniziando la salita. Non vedeva l’ora di rinserrare l’automobile in garage e mettersi dinnanzi al fuoco, sprofondato nella sua poltrona preferita. Gli mancava ormai una manciata di chilometri. Il camposanto di “Grotta” rimaneva alla sinistra. Si portò per abitudine la mano al capo, per il segno della croce. Un gesto imparato da bambino, che gli ricordava suo padre e sua madre, profondi credenti. La mano quella volta però non volle muoversi. Un’immagine lo aveva attirato dalla strada. Una figura minuta di donna era immobile sotto la pioggia torrenziale. Sembrava annichilita. I capelli sciolti sulle spalle erano fradici e rivoli d’acqua le scorrevano lungo tutto il corpo.

Frenò bruscamente e, facendo una rapida manovra d’inversione, s’avvicinò.

Aprì la portiera di destra. Due occhi neri intensi gli comparvero nell’abitacolo. «Svelta, su, salga in macchina». La ragazza non si fece pregare. Si precipitò a bordo portando con sè una ventata d’inverno e d’umidità. Se ne scusò.

L’uomo la vide così zuppa che le porse il suo giubbone imbottito alzando contemporaneamente il riscaldamento. La giovane ringraziò, se lo mise in dosso e quasi vi scomparve dentro. Abitava non troppo lontano dal camposanto. Era stata in paese – disse – a comprare dei fiori per una ricorrenza particolare. Al ritorno il diluvio l’aveva colta ancora in mezzo alla strada.

Il dialogo non andò oltre. Rimase silenziosa. Il volto aveva un pallore mai visto. Causa del freddo e della pioggia, pensò l’autista.

Dinnanzi ad una casa colonica, con la scala esterna sopra la stalla e l’archetto in alto, la giovane disse d’essere arrivata. Fece per togliersi il giubbone, ma l’uomo la pregò di tenerlo ancora sulle spalle. L’avrebbe ripreso un’altra volta. La giovane insistette, pronunciò qualcosa ma il rumore di un tuono coprì le parole. L’autista aveva fretta di riprendere la via, accelerò. L’auto ripartì ed ella, invece,  svanì nel buio della campagna.

Il giorno successivo l’uomo si ritrovò a percorrere lo stesso tratto di strada. Pensò allora di riprendersi il cappotto. Nonostante fosse di giorno, faticò un poco a identificare la casa. Si ricordò le scale e l’arco in cima. Trovatala, scese e bussò alla porta. Una signora molto anziana gli rispose. Lui le chiese della ragazza e del suo giaccone. La donna sulle prime non capì. Dopo che la domanda fu riformulata, impallidì invece, vacillò, rischio di cadere. Dovette sedersi sui gradini.

In quella casa una giovane c’era stata, era sua figlia, la sua unica figlia… morta quindici anni prima. Anzi, la ricorrenza del decesso era caduta proprio il giorno precedente. In quella giornata di pioggia e di lampi. 

L’uomo ammutolì. La sua mente ebbe un attimo di smarrimento. Sognava? Era forse uno scherzo di cattivo gusto? Eppure l’anziana aveva gli occhi rossi, piangeva, aveva rischiato di cadere.

No, non stava mentendo! Chiese, allora, dove la figlia fosse stata sepolta. Insieme con la vecchia raggiunse il cimitero.

La giovane sorrideva loro dalla foto sulla pietra. Ed era proprio lei: la ragazza della notte, quella inzuppata fradicia, quella del giaccone…Di quel giaccone imbottito che ancora bagnato era ai piedi della tomba, tra i fiori freschi. Che la morta si era regalati.

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