IL PUNTO FERMO! La miscela esplosiva delle rivolte e la sordità della classe dirigente.

Un miscuglio di individui, che sorprende tanto è numeroso quando si reca al voto pro Renzi, e che il giorno dopo infiamma, brandendo il forcone, Torino, Roma, Genova, Savona. C’è di tutto, in quel miscuglio. C’è chi vuol dare una mano alla politica scegliendo l’astro nascente e promettente; e chi, senza sindacato al seguito, senza partiti, senza alcun riferimento politico-culturale, ha perso completamente fiducia e pazienza, scegliendo la scorciatoia della protesta. Perché non ne può più.

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 E c’è anche chi coglie l’occasione per fomentare disordini con la sola parola d’ordine: crepi tutto, salti tutto, si disintegri il sistema!

Certi partiti politici – di vecchio e nuovo estremismo – si stanno attrezzando per fomentare e raccogliere le spinte più oltranziste emozionando le masse con parole d’ordine infuocate e irragionevoli.

Certe signore ingioiellate pontificano di rivoluzioni dall’alto dei pingui conti correnti maritali.

Un miscuglio, appunto. Una miscela, anche pericolosa perché esasperata. Con un solo punto di unità: la rivolta contro una classe politica considerata incapace, corrotta, asserragliata nel suo dorato fortino.

L’antipolitica sembra vincere. Anche perché troppo a lungo la casta ha imperversato, fregandosene del malessere crescente, della disoccupazione, della povertà, del lavoro, dei giovani.

La casta ha creato le condizioni dello scontro. E la sua radicalizzazione.

Eppure, gran parte di quei tre milioni di votanti alle primarie Pd hanno dimostrato una voglia di trasformare il paese usando i metodi della democrazia.

Non sappiamo se il trasformatore-rottamatore-riformista Matteo Renzi ne sarà all’altezza. Oppure anch’egli è un prodotto mediatico alla Berlusconi. Ci auguriamo di no. E ci auguriamo che quei tre milioni di votanti, così come tanti altri cittadini italiani, non vogliano affidarsi all’uomo della provvidenza, o sfruttare l’occasione di un carro vincente che passa su cui salire al volo. Perché torneremmo daccapo.

La deresponsabilizzazione non paga. Credo che il punto stia nella capacità invece di consapevolezza, responsabilità, apporto e costruzione personale. Ognuno di noi può fare qualcosa. Purché lo si lasci libero di muovere, non lo si annichilisca di tasse, balzelli, lacci e soprattutto non lo si annienti nella corruzione vista e subita, e magari, anche cercata, come ultima chance.

Sarebbe infine ingiusto considerare casta l’intera classe politica. Di galantuomini ce n’è. Più che maggioranza, forse.

Abbiano più coraggio, si facciano vedere di più. Soprattutto operino, con fatti concreti, per il bene di tutti.

Le rivoluzioni mangiano i propri figli. E gli uomini della provvidenza hanno le statue abbattute.

 

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