II parte – UN NATALE IN CAMPAGNA (di Romina Angelici)

Solo due settimane a Natale; avete fatto l’albero? La tradizione vuole che sia addobbato l’8 dicembre, ma la frenesia degli impegni quotidiani costringe a qualche strappo alla regola. Vuoi perché il Natale tarda a farsi sentire, vuoi perché la prematura parata di luminarie e articoli natalizi nei negozi hanno l’effetto controproducente di saturare il bisogno spirituale mostrandone solo il lato commerciale. In provincia come in città è corsa allo shopping: le vetrine parate a festa invitano ad acquistare di tutto, da regalare e da regalarsi. Per i commercianti è una boccata d’ossigeno, per le tasche un salasso, ma per l’anima? Cosa rimane se non si appaga la sua sete d’amore, di serenità, di semplicità?

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Sono questi i temi toccati nel secondo racconto di Louisa MAy Alcott che andiamo a sfogliare.

Un Natale in campagna è quello proposto dall’annoiata Sophie Vaughan ai suoi altrettanto annoiati amici di città, l’amica Emily e lo scrittore di successo Randal, a casa della zia e dei suoi cugini. Sembra un vecchio film americano che ripropone l’antico dilemma tra la genuinità dei paesi di provincia e la superficialità degli ambienti di città. I protagonisti si muovono come attori di un copione già noto: la bella Sophie, corteggiata e indecisa se contrarre un matrimonio d’interesse, Emily, l’amica consumata frequentatrice dei salotti mondani, Leonard Randal, lo scrittore vanitoso di successo.

Il racconto si apre con il distico: “Vale la pena imparare molto/per un po’ di tempo vissuto bene” che subito prepara alle insite finalità didascaliche.

Coinvolti dalla benigna ospitalità della zia Plumy, emozionati dai racconti di guerra di Saul, affascinati dalla fresca ingenuità della piccola Ruth, Randal ed Emily si lasciano ammaliare -e almeno un po’ scalfire- dalla serena atmosfera che regna in quell’ambiente rimasto legato a solide tradizioni e valori.

I racconti di Saul quando era al fronte, la premura di zia Plumy per la giovane figlia –l’unica rimasta in vita- in età da marito, l’allegra serata davanti al camino e poi una corroborante levata al mattino fresco, una gustosa colazione, i lavori domestici e della campagna (come dare da mangiare agli animali o raccogliere la legna): sono queste le occupazioni a cui attendono Sophie e i suoi due amici riscoprendo il piacere dell’operosità e della semplicità. Non che questo significhi dover rinunciare al divertimento e all’eleganza perché eccoli tutti agghindarsi, scherzare e apparire al meglio al ballo in costume organizzato per la sera della Vigilia. Sarà l’autenticità dei sentimenti per il coraggioso quanto devoto Maggiore Saul ad imporsi alla bella cugina quando lo crederà vittima di un incidente nel bosco. Quello che doveva essere un piacevole diversivo diventa scelta di vita e Sophie si ritrova “arruolata nel grande esercito delle donne devote”, dove si milita per sempre, senza chiedere altra paga che l’amore. Emily cercherà di dissuaderla in tutti i modi convincendola a tornare con loro in città alle care indolenti abitudini, mentre Randal, che credeva di aver conquistato la timida Ruth, si trova a doverle fare le congratulazioni per il suo fidanzamento con un ragazzo del posto.

Quel dolce e felice Natale rimarrà indelebilmente impresso a tutti quanti loro.

 

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