IL PUNTO FERMO! Ritrovare comunità. La risposta sussidiaria alla classe politica dirigista (di Adolfo Leoni)

Giuseppe De Rita del Censis ha detto: l’Italia non è sprofondata perché ancora ha una rete solidale di famiglie. Quelle stesse che vengono però, diabolicamente, attaccate da una cultura di morte dilagante.

Papa Francesco insiste nella ricostruzione della città, intesa come rapporti fraterni. Mentre gli americani accusano il papa di marxismo.

Il giornalista bolognese Federico Bastiani ha lanciato il social street per trovare persone vicine di casa con cui iniziare amicizia e iniziative.

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Fatta la proposta, l’iniziativa sembra un fiume in piena tante le adesioni.

Tre casi che hanno molto in comune. E che rendono plastico il bisogno di non essere soli e di superare l’egoismo individuale, come risponde l’arcivescovo di Milano Angelo Scola in una intervista a La Nazione.

Susanna Tamaro qualche tempo fa notò in un articolo sul Corriere della Sera che, nel bel mezzo della crisi, dell’angoscia, delle paure, un gruppo di persone di una via di Roma, aveva deciso di piantare alberi nel proprio quartiere, per rendere più godibili i luoghi. Altro non potevano.

Sono esempi e richiami. Esempi di chi, nonostante tutto, continua a tessere una trama di popolo, cerca di render vivibile il proprio quartiere, borgo, paese, frazione.

Un sabato al mese, nella chiesa di san Gabriele a Campiglione di Fermo, una trentina di adulti, ragazzi e bambini confeziona il pacco alimentare. Generi ottenuti dalle aziende, dalla colletta alimentare, dall’Europa, da consegnare ai bisognosi. Alle 17, le presenze raddoppiano. Arrivano quanti prendono in carico il pacco e lo distribuiscono. E’ un aiuto, piccolo, ma significativo. Soprattutto, è la possibilità di entrare in rapporto con chi ha problemi e difficoltà.

Ogni giorno dinanzi alle porte di sindaci delle nostre terre, arrivano persone bisognose. I primi cittadini hanno armi spuntate ma cuore grande.

E’ un movimento di popolo che resiste e indica anche una risposta “politica” diversa: una mobilitazione di base che chiede solo la libertà di costruire senza ostacoli e di essere valorizzata per quello che è. Si chiama sussidiarietà solidale. E’ una forma di governo.

Gran parte della politica invece non coglie certi segni ed indirizzi. Li ostacola se non boicotta apertamente interpretandoli come pericolosi antagonisti.

Gran parte della politica non riesce ad uscire – e non vuole – dall’autoreferenzialità: siamo noi i più bravi, siamo noi i più belli, siamo noi i timonieri della storia, siamo noi a far progetti e immaginare il futuro. Con gli esiti che però tutti vedono. E con i forconi che vengono lucidati. I forconi? Sono la risposta estremizzata di un comportamento estremizzato della classe politica. Due facce della stessa medaglia.

Se non si cambia sistema, soprattutto mentalità, le conseguenze potrebbero essere fosche.

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