NATALE! La Festa e i Festival. La sostanza e la forma. E quegli alberi mosci (di Adolfo Leoni)

Leggo sulla stampa le lamentazioni circa l’albero di piazza del Popolo a Fermo. E’ moscio, appassito, senza vita. Pochi i “lumini”. Nessuna allegria. Condividiamo, anche perché l’avevamo subito evidenziato.

Sembra il timbro di qualcosa che degrada. Come è degradata una parte del colle Sabulo: la frana dell’altro giorno.

Però quelle lamentazioni contengono una richiesta recondita. Quella di fare festa, di avere un clima di festa. Ma la festa dov’è? Il Natale dov’è? Domanda che sta invecchiando senza risposte.

Proviamo a declinarla diversamente.

ImmagineL’Adorazione dei pastori” del Rubens

La festa sono per caso le luci, l’albero bello, le musiche, il casino, il commercio, il via vai di auto? Anche, ma non solo. Questo è l’aspetto festivaliero, la forma che ha smarrito la sostanza, il tempo libero assurto a dimensione consumistica secondo la formula: lavoro-consumo-lavoro. Una macchina che stritola più che rallegrare. Tanto che la gente si stressa proprio in tempi di feste. E poi, quando il lavoro non c’è e mancano i quattrini, come far baldoria?

Forse la Festa è invece la dimensione di una comunità umana che si ritrova intorno ad un fatto straordinario. Straordinario rispetto all’ordinario del vivere, che rompe la consuetudine e la monotonia con qualcosa che accade di diverso. E che mobilita e ha conseguenze pratiche.

La Festa ha qualcosa di profondo, che ha a che fare con le radici della civiltà. Con le sua cultura e le sue tradizioni. Fatte fuori queste, resta un involucro infiocchettato. Quando i fiocchi mancano, l’involucro appare per quel che è: una scatola vuota, triste e malinconica. Come l’albero di Fermo. O come Babbo Natale, che impazza dappertutto. Rosso, grasso, americano e straricco. Valore del brand: mille miliardi di euro.

A pensare che Gesù bambino nacque e rinasce in una grotta, dentro una mangiatoia. Povero. E intorno a lui arrivano pastori, mendicanti, angeli e re. Un popolo. Un popolo sorpreso, festoso, contento. Ce lo racconta il presepe. Molto belli quelli emigrati a Monterubbiano. A Fermo non c’era posto. S’è scelto l’albero moscio e triste. Che ci rappresenti di più?

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One thought on “NATALE! La Festa e i Festival. La sostanza e la forma. E quegli alberi mosci (di Adolfo Leoni)

  1. Mi piace lo scritto. Di seguito ciò che il papa ha detto ieri all’udienza: Il Natale: la manifestazione che Dio si è “schierato” una volta per tutte dalla parte dell’uomo

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