Il forcone di Magliano di Tenna

Magliano di Tenna, ieri, ore 18, rotonda di san Filippo. Un gazebo dinanzi alla chiesa dove riposa l’architetto Carducci. Lenzuola bianche con scritte rosse in giro per la rotonda. E’ il presidio di un forcone.

Mi fermo, scendo dall’auto. Fa freddo, c’è parecchia umidità.

 Gianfranco Sanchez, il forcone appunto, armeggia intorno alla sua vettura. Mette i cavetti, il motore ora romba. Ha gli occhi azzurri e la parlantina sciolta. Starà lì sino a mezzanotte. Scruto il quadernone delle firma. Sono oltre cento.

Immagine

“Non ce la faccio più”, dice pensando alla sua storia professionale. Lavorava nel calzaturiero, è stato messo in cassa integrazione, ha quattro figli e una moglie. Chiede lavoro, chiede giustizia, chiede attenzione, chiede di restare in Italia. Non solo per lui.

Ieri mattina, mi racconta, una anziana è andata in farmacia. Poi, si è avvicinata al banchetto, ha posto una firma tremolante. Mangia insalata a cena e molto spesso anche a pranzo. Soldi quasi più niente. Gianfranco gli ha portato la povera borsa a casa.

“Noi siamo l’Italia”, c’è scritto nel volantino che il forcone mi stende.

L’Italia che ancora tira nonostante le ruberie e gli sprechi di Stato.

“Via tutti”. E’ lo slogan dei forconi. Poi, gli chiedo, che accadrà.

Mi fa capire che la loro è una forte provocazione, tesa a svegliare le coscienze.

Pongo anch’io la firma. Con una postilla però: va bene la mobilitazione, molto meno l’azzeramento di tutto.

Riparto, ripensando al minuscolo presidio. Gianfranco era solo a Magliano di Tenna, a Porto san Giorgio una decina, a Roma poche migliaia. Ma chi esulta, politici, centrali finanziarie e giornalisti foraggiati dal potere, stia attento, la protesta è molto più diffusa di quel che appare in piazza. Forse dovremmo tener conto di una escalation. Tre anni fa in Sicilia l’astensione dalle urne ha toccato il 52 per cento dei votanti: primo avvertimento del malessere. Poi c’è stato il boom di Grillo: secondo campanello d’allarme (è giusto quando il comico dice: ho raccolto democraticamente lo scontento). Ora – terzo segnale – un passo ancora avanti: le piazze che iniziano a sollevarsi. E che i politicanti pensano di governare ancora cercando di spaccarle in tronconi diversi. Dìvide et impera, per dirla alla Cesare in Gallia.

Ieri sera in TV, a Servizio Pubblico, Santoro ha mostrato il ribellismo eruttante di tanti giovani. Soprattutto, il dissolvimento della fiducia nella classe politica: “Non ce ne è uno che si salva!”.

E’ un giudizio pesante e non veritiero. Ma è quello che passa. Ed è molto pericoloso.

Se però la risposta sarà solo di ordine pubblico, andrà a finir male. Molto male.  

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...