CAMMINO LA TERRA DI MARCA. “Li pistringu” e il piacere delle cose semplici (di Adolfo Leoni)

Elena oggi avrebbe avuto circa 120 anni. Se n’è andata molto tempo fa. Vestiva di nero, ogni giorno. Come sua sorella e sua madre prima. Qualcuno ha scritto che il nero era il colore del pre-sagio. Prendeva acqua dalle fonti di paese e la trasportava in casa con la brocca in testa, poggiata su una specie di ciambella in panno. Il lavatoio comunale – una grande conquista – era la lavanderia di quei tempi. Prima ancora era il fiume Tenna con i tanti chilometri da farsi ogni tre giorni con le ceste al fianco.

Immagine

A Natale preparava lu pistringu. Usava fichi secchi, uva, noci, mandorle e pinoli. La sua cucina era una specie di antro. Pareti nere dalla fuliggine del grande camino sempre acceso. Rastrelliere di pentole in rame al muro. Sul fuoco, un tegame anch’esso scuro, che gorgogliava sempre. Bolliva e ribolliva, profumato. Orzo buono per tutte le occasioni.

Il dolce delle feste lo preparava intorno al 13 dicembre. Festa di santa Lucia, festa della luce e della saggezza. Una vecchia madia come complice e rifugio.

Elena borbottava. Nulla le andava bene. Ma era come per dire: ci sto, ti dico la mia, puoi contare su di me.

Quel dolce nero, morbido e duro, lo regalava al vicinato. A chi ne aveva più bisogno e a chi le aveva steso qualche piacere. Un modo, non per sdebitarsi, ma per affermare un’amicizia, che oggi chiamano, abusandone, solidarietà.

Il sapore de lu pistringu me lo porto ancora in bocca. Lo cerco nelle pasticcerie e nelle abitazioni di più antica tradizione. Non gli somiglia.

Adriana se n’è andata invece la scorsa settimana. Una malattia aggressiva, qualche mese, ultimi giorni duri. Da Porto San Giorgio in Colombia, la sua terra nativa, per morire tra i suoi. E’ deceduta in ospedale. Le piaceva Lu Pistringu, le piaceva quello che era insolito ed estraneo alla sua cultura sudamericana. Architetto di vaglia, aveva una curiosità formidabile. Tutto la interessava.

Meriam, viene dal Marocco, abita Porto San Elpidio. Deve acquistare un prodotto particolare per il suo neonato. Costa tanto. Soldi non ne ha. Ha invece alcuni amici italiani. Loro le hanno fatto dono di quel prodotto. E le hanno portato anche un pezzo di pistringu, che, ai confini con il Chienti, chiamano frustingu. Un dono per… natale. Meriam non capisce la festa e le sue spese pazze. Capisce di una “donna” come lei, Maria,come lei, che ha partorito in una stalla, nella povertà, ricevendo l’Infinito nel finito.

Natale povero quest’anno. Grossi sconti dappertutto. Negozi vuoti o quasi, regali all’osso. Nelle cucine qualche nonna, qualche mamma, qualche figlia, e pure qualche uomo, riprovano la ricetta de lu pistringu, della pizza di fichi, del croccante. Occasione per stare insieme. Spegnere Tv, sentire buona musica, mettere le mani in… pasta. I festoni sono appesi. Il presepe sembra più vero, l’albero più scintillante, meno pacchetti sotto, e più piccoli.

Natale diverso, quest’anno, e magari più sentito. Chi nacque in quella grotta diede senso al tempo. Dicono così. Mons. Gennaro Franceschetti invitava a mettere un lume alla finestra. Per qualsiasi nuovo venuto. E magari per offrirgli lu pistringu fatto in proprio.

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...