CHI SONO LE DONNE ECCELLENTI? (di Romina Angelici)

Proviamo a chiederlo  alla  protagonista stessa dell’omonimo libro di Barbara Pym, miss Lathbury, che di tale categoria sembra essere  un’insigne esponente.

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Vuole parlarci di Lei, miss Lathbury?

io, timida e comunque piuttosto scialba, con quel grembiule sformato e quella vecchia gonna giallognola … mi affretto a dire che non assomiglio affatto a Jane Eyre, che deve aver regalato speranze a uno stuolo di donne insignificanti che vorrebbero raccontare la loro storia in prima persona, né ho mai pensato di assomigliarle” (p. 3)

Che tipo di vita conduce?

“Suppongo che una donna non sposata, appena oltre la trentina, che vive sola e senza apparenti legami, debba aspettarsi di essere coinvolta o tirata in mezzo negli affari degli altri, e se è pure la figlia di un pastore, allora si può davvero dire che non ha speranza” (p. 1).

Si definirebbe una persona curiosa?

Non so se le nubili siano davvero più curiose delle sposate, per quanto io creda che siano considerate così per la vuotezza della loro vita…” (p. 4).

E anche virtuosa?

La virtù è una cosa eccellente, e tutti dovremmo sforzarci di perseguirla, ma talvolta può risultare un po’ deprimente” (p. 40).

Cosa fanno le donne eccellenti?

Sono fatte per rimanere nubili… e con questo intendo una condizione positiva piuttosto che negativa” (p 181).

Che cos’è una donna eccellente?

“E’ una donna non sposata (quindi equilibrata e assennata) che frequenta la chiesa (p. 23 e p. 65).

Quindi Lei fa parte della fortunata categoria dei praticanti?

I praticanti sono sempre sotto accusa … Non ho ancora capito cosa facciamo o cosa siamo supposti fare” (p. 92).

Siete fortunati perché avete delle certezze?

Purtroppo tutti noi non siamo molto informati sulla nostra religione… probabilmente non conosciamo molte delle risposte e non sappiamo argomentare con intelligenza. E tuttavia credo ci sia posto anche per gli stupidi” (p. 51).

E riguardo al matrimonio come la pensa?

Io non mi sono sposata, ecco forse un motivo di felicità, o di infelicità prontamente evitato” (p. 119).

Cosa fanno le donne se non si sposano?

Oh, stanno in casa con un genitore anziano e si occupano dei fiori, almeno così facevano un tempo, ora però lavorano, fanno carriera e vivono in un monolocale o in una pensione. Poi, naturalmente, diventano indispensabili alla parrocchia…” (p. 123).

E le vedove?

Le vedove si risposano quasi sempre… hanno l’abilità di accalappiare gli uomini. Avendolo fatto una volta, immagino che lo possano fare anche una seconda. Una volta che si conosce il metodo, non credo ci sia nulla di difficile. … Come riparare un fusibile…” (p. 115).

Le invidia?

Spero di non diventare mai vedova. Ma sarebbe meglio che mi affrettassi, se anche mai lo volessi diventare” (p. 128); “Deve essere strano sostituire un uomo con un altro, anche se non credo sia proprio una sostituzione, per lo meno non come quando si compra una teiera nuova al posto di quella vecchia” (p. 129).

Sarebbe preferibile essere libera e indipendente?

Ma non lo vorresti certamente da vecchia… Sapresti cosa fartene di libertà e indipendenza alla fine della vita?” (p. 169).

Invece…

Sono una donna che nei momenti delicati prepara sempre una tazza di tè” (p. 213).

E’ contenta della sua vita?

La vita per molti di noi è fatta così: piccole spiacevolezze invece di grandi tragedie; piccoli inutili rimpianti invece delle grandi rinunce e delle tragiche passioni di cui sono ricchi la storia e i romanzi” (p. 96-97).

*I riferimenti sono alle pagine dell’edizione Astoria.

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