MONTEDINOVE. Tra festa religiosa, tradizioni popolari e innovazioni tecnologiche

Il Manifesto recita: “La salata come ‘na vota”.E’ dialetto. Dialetto montedinovese. Sembrerebbe una delle tante, troppe sagre. Ma questa, l’abbiamo capito cammin facendo, ha qualcosa di diverso. Lo spiega il sindaco Antonio Del Duca, forse della stirpe di Cino, l’editore filantropo che proprio a Montedinove nacque.

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Risistemando l’archivio storico comunale, è emerso un documento che dichiarava la giornata del 29 dicembre giorno di Fiera, in concomitanza con la memoria di Tommaso Becket, l’arcivescovo di Canterbury, ucciso nel 1170 da quattro sicari del re d’Inghilterra. Eliot ne scrisse in “Assassinio nella Cattedrale”.

Cosa c’entri il santo con Montedinove lo spiegano le reliquie di Tommaso. Sono custodite nell’omonimo santuario. Le trafugò un monaco inglese sfuggendo alla persecuzione dei cattolici, le portò in Italia consegnandole ai Farfensi di Montedinove. Ne ha accennato il vicario dei Minori francescani padre Danilo.

La Fiera, ha detto il sindaco, è un momento di festa, di ricostruzione di un sentire comunitario, un modo per ritrovarsi. E un modo anche di valorizzare alcuni “tesori” locali. Quasi in ogni casa a dicembre, con il freddo, si fa la salata.

Del maiale nulla si butta, racconta Giovanni Poletti, carpentiere di professione, cuoco per passione, che insieme agli amici della Pro-Loco, dell’associazione sportiva e di altre realtà locali, dalle sette di ieri mattina ha fatto grigliate di costatelle, sangue, bistecchine.

Montedinove è un piccolo centro dinanzi ai Sibillini. Ieri lo sguardo spaziava sino alla Maiella. In piazza, tra il palazzo del Municipio e la chiesa di santa Maria de’ Cellis, sono stati montati cinque ampi gazebo. Si mangia insieme – in tantissimi – un pranzo succulento. Speciale la polenta girata a mano da nonna Maria. Ottima la grigliata. Superbo il vino rosso, il cotto e i cantuccini. Voto: nove!

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Dieci invece alla partecipazione popolare, mobilitazione di un intero paese intorno ad un fatto religioso e ad un appuntamento storico. Un Borgo autentico, come recita la targa all’ingresso del paese. Un Borgo che gioca molto sulla riscoperta e il rilancio della mela rosa, ma anche sulle innovative APP che veicolano turismo.

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