IL PUNTO FERMO! Aprite quella porta! Al merito!

Editoriale interessante, quello di ieri sul “Carlino”, a firma Stefano Cesetti.

Tre i punti affrontati a partire dalle carenze sanitaria e infrastrutturale: la rappresentanza politica del Fermano a Roma va benino, quella regionale no!; perdiamo l’autonomia provinciale; abbiamo l’occasione per muovere uniti verso i fondi europei 2014-2020.

L’articolo conclude con la proposta di convocare gli Stati generali del Fermano.

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Ma, ci chiediamo noi, chi sono gli Stati generali del Fermano? Se intendiamo le organizzazioni economico-sociali-imprenditoriali, esiste già il Parlamentino della Camera di Commercio; se invece pensiamo alle istituzioni, comuni compresi, c’è e c’è stata la provincia di Fermo. Con quali effetti non dobbiamo essere noi a ripeterlo. L’ospedale non si farà (quantomeno nei prossimi anni), le strade sono quelle che sono.

Il presidente di Confindustria Fermo Andrea Santori ha evidenziato due urgenze: la mare-monti e il Polo di ricerca.

La prima riguarda il raddoppio della strada che conduce da Campiglione ad Amandola. Risponde alle esigenze delle imprese manifatturiere di Rapagnano, Montegiorgio, Falerone, Servigliano, e zona del cappello.

Molto meno risponde alle esigenze dell’agricoltura e del turismo. La valle del Tenna è già fortemente compromessa da cemento e asfalto. Il raddoppio della carreggiata e le conseguenti strutture a supporto la ridurrebbero quasi a zero proprio sotto il profilo turistico e agro-alimentare. Una posizione, quella del rappresentante di Confindustria, che tiene conto solo degli interessi di categoria. Ma che rivela il punto debole della nostra Terra di Marca. La mancanza cioè di un’idea forte intorno a cui imperniare un nuovo sviluppo. Mentre le previsioni nazionali ed europee danno il turismo agricolo e dei cammini in fortissima crescita, da noi la voce grossa la fanno le industrie e le loro logiche.

In secondo luogo, se dobbiamo ricorrere agli Stati generali per un nuovo affronto delle emergenze, ciò vuol dire che la provincia non è stata capace di quell’impasto territoriale cui era chiamata, oppure lo ha modellato a suo modo, escludendo qualcuno o qualcosa. Infine, in questi anni non ci sono stati grandi mutamenti al vertice di associazioni e organizzazioni. Il punto allora non è tanto di chiamare a raccolta il consueto, ma di aprire le porte a quell’esistente che non viene mai valorizzato. Per essere ancora più espliciti: non è più tempo di lobby e gruppetti di potere, è ora invece di spalancare le porte a donne e uomini che abbiano due caratteristiche: intelligenza e cuore. Intelligenza, come capacità d’intuizione; cuore, come attenzione al bene di tutti. Di tutti e non delle congreghe.

 

 

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