LO SCAFFALE. Le pagine della nostra vita (recensione di Romina Angelici)

L’Alzheimer è una malattia tremenda perché ti ruba i ricordi e ti strappa alla tua vita di sempre mentre sei ancora qui. Su questo grande dramma che molte famiglie vivono con i loro cari nell’agrodolce consolazione di averli ancora accanto a sé seppur con la mente altrove, Nicholas Sparks ha costruito l’ennesimo suo best-seller, Le pagine della nostra vita.

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Non è lineare il tempo in cui si svolge la storia di Noah ed Allie che si sono amati da ragazzini nel North Carolina poi persi di vista perché contrastati dai genitori di lei in quanto appartenenti a classi sociali diverse. Si ritrovano vent’anni dopo quando lei sta per sposare un altro ragazzo ma ha saputo che Noah ha acquistato e ristrutturato la casa sul fiume di quando era ragazzo. E’ da lì che Allie sente provenire un irresistibile richiamo che la porta a cancellare con poche ore il distacco forzato di anni e decidere di non lasciarlo mai più. Questa è la storia che Noah racconta tutte le sere alla sua cara Allie svuotata dall’Alzheimer che le procura amnesie, assenze e incubi notturni. Sono rimasti insieme, vicini, sposati da quasi cinquant’anni, uniti anche nel dolore per aver perso un figlio dei cinque avuti, accomunati anche dalla malattia.

 Dal libro,  edito nel 1996, è stato tratto l’immancabile film tanto che non si sa più se, come nel caso dell’uovo e della gallina,  l’uno venga prima dell’altro tanto essi alla fine risultano indissolubilmente legati e asserviti. Il film, drammatico,  uscito negli USA nel 2004,  non ha ottenuto recensioni esaltanti, per la regia di Nick Cassavetes, con Ryan Gosling, Rachel McAdams, James Garner, Gena Rowlands, James Marsden. Lo hanno definito un melò sdolcinato e ingenuo forse perché orchestrato su un romanzo che tratta di valori antiquati come l’amore che resiste anche dopo tanti anni di matrimonio, nonostante le difficoltà, i dolori, la malattia, la vecchiaia. Certo questi temi solo nelle pagine di un libro possono acquistare un fascino poetico e conferire sapore romantico ad una storia, perché nella realtà costituiscono fonte di sofferenza, sacrifici, preoccupazioni quotidiane, solitudine, a volte veri e propri drammi che la fantasia nemmeno arriva a concepire.

Ora non è giusto vuotare il bicchiere di quel buono che c’è perché, sebbene si percepisca che il libro assomiglia a un prodotto preconfezionato con specifici ingredienti appetitosi per il pubblico di lettori cui è riservato, c’è anche quella piccola parte di pubblico che condivide la  bellezza della poesia, che crede nell’amore eterno, che vuole sperare che anche le prove più difficili della vita possano essere superate e soprattutto non vuole sprecare la sua occasione.

 

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