PROPOSTA. Un tripadvisor per le prediche in Chiesa (di Adolfo Leoni)

Piazza del Popolo vuota, Duomo gremito ogni giorno. Accade a Fermo. Dovremmo rifletterci sopra. Non è mai capitato negli ultimi venti anni. I capelli bianchi sono minoritari. I giovani sopravanzano i vecchi. Tutti insieme sotto la statua della Madonna del Pianto, di cui si tiene il Settenario nella Chiesa cattedrale.

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Sarà sicuramente l’effetto “Papa Francesco”, che spalanca la Chiesa al mondo e alla sofferenza; sicuramente sarà anche la crisi economica, che ci fa raccomandare l’anima non alla politica marcia ma a qualcosa di più e di meglio. Sarà anche la fiducia verso quelle poche figure che restano salde. E torna così la figura del nuovo Papa ma anche quella del Presidente della Repubblica. Due grandi vecchi. Due canne al vento, fragili eppure solide. Unici punti di riferimento. Il resto è molto squallore.

Torniamo al Duomo, alla grande affluenza. E’ un fatto degno di molta cronaca. Che sfugge però. Indaffarati come siamo a verificare le auto in piazza e i modellini cabriolet a palazzo dei Priori.

400 anni dall’erezione del santuario di Fermo, 400 anni di preghiera e raccomandazioni (quelle buone, alla Vergine).

Benissimo! Con un “però”, che nulla ha di clericale.

Ci vorrebbe un tripadvisor per le omelie. Sapete, quel sistema di giudizio che si dà per alberghi, resort, B&B, dovremmo attivarlo anche per le prediche dai pultipi. Ce ne sono di eccellenti, specie la domenica mattina. Omelie che partono dal cuore e giungono al cuore della gente. Ma ce n’è di altre talmente fumose che uno fa fatica a vedere dietro la nebbia. Ce ne sono altre ancora che sono un effluvio di parole di un protagonista che non è il Padreterno ma il preteattore (neologismo).

Eppure, “L’omelia – ha scritto Papa Francesco nella sua Evangelii gaudium – non può essere uno spettacolo di intrattenimento… deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione…”.

Ecco, allora un tripadvisor per il gradimento: Mi piace, non mi piace, perché, per come…

Non è una questione di preti più intelligenti o meno intelligenti, più “studiati” o meno “studiati. Il santo Curato d’Ars non aveva grandi titoli, mangiava una mela e confessava 16 ore al giorno, ma sapeva parlare agli uomini.

Il punto – per quel che ne capisco – è la sorgente. Da dove scaturiscono quelle parole. Dalla propria presunzione o dall’abbandono al buon Dio?

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