IL GUSTO DEL CARNEVALE E L’IMPOSIZIONE DEL CARNEVALE (di Adolfo Leoni)

Porto San Giorgio è uscita dalla rete del Carnevale del Fermano.

Apriti cielo! Sulla rete è impazzata la polemica e anche i quotidiani hanno inzuppato i pennini nella decisione del sindaco sangiorgese.

Qualcuno lo ha accusato di aver rotto una rete di collaborazione, di voler incrinare un rapporto con altri comuni.

Nicola Loira ha confessato ad un giornalista del Carlino che 15 mila euro per uno spettacolo di due ore sono francamente troppi. La crisi economica apre gli occhi.

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Difficile dargli torto.

Loira ha anche detto altro: noi paghiamo ogni anno per una sfilata del martedì grasso ma non è cresciuta una cultura del carnevale.

Domanda: esiste una cultura del carnevale? E, ancora, esiste il carnevale, cos’è il carnevale, perché far carnevale?

Soprattutto: se ogni giorno è carnevale che senso ha celebrarlo in un giorno particolare? Mi colpisce sempre quando all’uscita di chiesa agli sposi non tirano più riso ma coriandoli. Una carnevalata pure quella?

Questi interrogativi però andavano bene tre-quattro anni fa. Ora un po’ meno. Anche in questo caso la crisi ci ridimensiona e ci fa riflettere. E forse proprio per questo– per la durezza dell’oggi, per le condizioni in cui siamo precipitati – il carnevale quest’anno ce lo vorrebbe proprio. Però ci vorrebbe un carnevale di quelli che andavano di moda mezzo secolo fa. Quando la gente si organizzava per andare al ballo in maschera in teatro o al centro sociale, per il veglione del giovedì grasso e del lunedì grasso, quando i bambini venivano premiati sul palchetto dell’oratorio, quando le maschere venivano fatte in proprio e le comitive si formavano per il gusto di un sano divertimento. Quando le donne più anziane preparavano le scroccafuse e le donavano al vicinato e agli amici.

Il carnevale, come altre ricorrenze, era festa comunitaria. Non era spettacolo che qualche stilista prepara per noi spettatori. Era coinvolgimento personale e di gruppo. Gusto magari di eccedere ma anche gusto di stare insieme. Oggi che un’indagine sociologica di qualche giorno fa indica che 6 italiani su 10  non si fidano del prossimo, tanto da far dire su La Repubblica a Ilvo Diamanti “la sfiducia negli altri alita dovunque intorno  a noi”, il carnevale degli ultimi anni rischia di diventare una parata, qualcosa di artificioso perché preparato a tavolino.

Il comune di Porto San Giorgio, al di là del risparmio, forse ha avvertito che qualcosa non va. E cerca di cambiar marcia.

A mio parere fa proprio bene.

 

 

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