LA SOCIETA’ DELL’OPULENZA (che non c’è più) e gli “scarti” umani (di Adolfo Leoni)

I ricchi statunitensi se la sono presa a male. Il Papa ha avuto sì la copertina del Time ma non cessa di condannare l’ingordigia, l’idolatria del danaro, “il suo predominio su di noi e sulle nostre società”. E questo non piace ai paperoni d’oltre oceano.

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La crisi finanziaria, ha scritto il Pontefice nella recente Evangelii gaudium trova origine in “una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli”. E’ l’adorazione dell’antico “vitello d’oro”. Nelle sue parole echeggia il passo poetico dei Cori da la Rocca di T.S. Eliot che denunciava i nuovi dei: usura, lussuria e potere. Dei che dannano l’uomo, e rendono nuovamente schiave le generazioni.

C’è un passo significativo di un’intervista televisiva che Pier Paolo Pasolini rilasciò alla RAI il 20 ottobre del 1973. Sosteneva che il nuovo potere prodotto dalla seconda rivoluzione industriale “non vuole più che (l’uomo) sia un buon cittadino, un buon soldato, non vuole che sia un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista e nemmeno religioso”. Il “nuovo Potere vuole che esso sia un consumatore”. Solo e soltanto un consumatore. Eguale dappertutto, con i valori appiattiti, i veri desideri spenti e un conformismo standard. Consumatore ma anche produttore, in un circolo vizioso sempre più stringente, dove non si conosce più il tempo del lavoro e quello della festa. Bensì il tempo del lavoro e quello del consumo.

Se il danaro, il potere, l’efficienza, il consumo sono le nuove vie maestre, chi non s’allinea, o non riesce, o non ce la fa, è fuori, inutile peso, inutile costo. Inutile costo!!! Quasi un parassita. Un reietto. Da marginalizzare. Da rifiutare pian piano. Alla fine, da eliminare. Magari con garbo o con asettico rispetto.

Una società barbara in emersione dove il malato, il vecchio, l’handicappato rischia l’esclusione.

“Questa economia uccide”, ha scritto Papa Francesco nell’Evangelii gaudium. “Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”. E più avanti: “Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello ‘scarto’ che, addirittura, viene promossa”.

Di scarto ed esclusione parla Bergoglio. “Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive… Gli esclusi non sono sfruttati, ma rifiuti, avanzi”.

Questo tipo di cultura dunque di mentalità ha globalizzato l’indifferenza.

“Quasi senza accorgercene – scrive ancora il Papa, riferendosi stavolta al dramma degli immigrati – diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea e che non ci compete”.

 “Con usura – scriveva Ezra Pound – non v’è chiesa con affreschi di paradiso harpes et luz e l’Annunciazione dell’Angelo con le aureole sbalzate”

Ne Il Signore degli Anelli, l’anello d’oro ha ridotto Gollum ad un mostro capace di ogni misfatto.

Quanta saggezza, sapienza e verità invece nelle dimenticate “Sette opere di misericordia corporale”: Dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti.

 

Adolfo Leoni

 

 

 

 

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