PILLOLE DI STORIA. Gli otto castelli restituiti a Fermo (di Romina Angelici)

Era il 20 gennaio 1575: in tutto il mondo cattolico si celebrava il Giubileo e Papa Gregorio XIII (il bolognese Ugo Boncompagni) -quello che riformò il calendario- volle dare a Fermo una prova tangibile della sua benevolenza e generosità restituendogli otto castelli in precedenza sottratti alla stessa città dal suo predecessore (e in realtà oggetto di alterne vicende).

Allora Fermo era capoluogo di uno Stato formato da 48 castelli e che si estendeva dal Tronto al Potenza, dai Sibillini al mare. Aveva però una spina nel fianco: il castello di Montesampietrangeli che non voleva sottostare alla dominazione fermana e ogni tanto ne scuoteva il giogo, come ogni tanto Fermo accorreva a dargli una lezione e a ricordargli la sua sudditanza, volente o nolente, alla metropoli della Marca.

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Montesampietrangeli aveva però un protettore, Ascoli, che al minimo cenno, correva in suo aiuto. Ogni volta che un Papa moriva, Fermo andava ad assediare “Monsanpietrangeli” e puntualmente Ascoli sopraggiungeva in suo soccorso a mano armata. Interveniva il neo eletto pontefice e le cose, almeno per qualche tempo, si calmavano…

Al tempo di Papa Paolo III e dei Farnese, a Fermo erano stati tolti gli otto castelli e la capitale dello Stato trasferita a Montottone che era divenuta così capoluogo dello “Stato ecclesiastico in Agro Piceno” almeno per dieci anni: dal 1537 al 1547. Al termine di tale periodo, dietro esborso di 23000 scudi (l’un sopra l’altro in fila, scudi ventitremila), Fermo si vide riassegnare i castelli, ad eccezione di Monsampietrangeli, Mogliano e Petritoli. La bolla di restituzione parla di una situazione abnorme, gravemente incomoda e dannosa (graviter incommoda et damnosa). Pio V in seguito sequestrò a sua volta otto castelli togliendoli di nuovo a Fermo e dandoli “ai diletti figli e chierici della reverenda Camera Apostolica”. Gli otto castelli in questione erano: Altidona, Massignano, Montottone, Ponzano, Loro Piceno, Servigliano, Falerone e Petritoli.

Gregorio XIII, successore di Pio V, ci ripensò: proclamò pubblicamente che la separazione da Fermo era stata deleteria per tutti; poi dopo un pittoresco piroettare ed incalzare di avverbi, aggettivazioni e un tambureggiare di formule giuridiche, li riconfermò inequivocabilmente alla città tornata capoluogo. Ma le giustificazioni erano di facciata; si parlò di restituzione dei castelli, ma questi dovettero metter mano alla borsa: Massignano fu tassato per  1563 scudi; Montottone per 2200, Ponzano per 290, Loro Piceno per 2860; Servigliano per 2340, Petritoli per 2700, Falerone per 1200; Altidona per 500. Versate tali somme, si disse che il distacco da Fermo era stato effettuato contro le intenzioni del precedente pontefice (Pio V): contra mentem et intentionem. In ogni caso Fermo il 20 gennaio 1575 riebbe  finalmente gli otto castelli.

 

 

 

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