L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA A FERMO (di Romina Angelici)

La città di Fermo sin dall’alto medioevo ebbe lo ius di mero e misto impero, cioè poteva giudicare sia le cause penali sia quelle civili e non solo della città, ma del vastissimo suo territorio che andava dall’Esino al Pescara, dagli Appennini al mare. Ovviamente a Fermo risiedeva il tribunale supremo di quella che era la Marca Fermana; tribunali minori erano disseminati nella vasta area che ricalcava l’antico Piceno. Più tardi nel secolo XIV ebbe sede a Fermo la Curia della Marca, curia che venne confermata da Papa Bonifacio IX (1389-1404) che nominò Signore di Fermo suo fratello.

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Le Marche erano parte dello Stato della Chiesa e chi amministrava la giustizia erano i tribunali pontifici. Ma con la venuta di Napoleone, Fermo acquistò maggiore importanza. Divenne capoluogo del Dipartimento del Tronto, circoscrizione amministrativa napoleonica, che abbracciava il territorio della odierna Provincia di Ascoli, più l’allora Provincia di Camerino, più la parte meridionale dell’attuale Provincia di Macerata. Fermo era sede del Tribunale e della prefettura e da essa dipendevano le vice-prefetture di Ascoli e quella di Camerino. Dopo la caduta di Napoleone, vennero create le Delegazioni Apostoliche di Fermo e quella di Ascoli; ognuna aveva il suo tribunale.

Ma nel 1824 con motu proprio di Leone XII, in data  5 ottobre, venne soppresso il tribunale di Ascoli poiché quella delegazione venne riunita a quella di Fermo. Il 21 dicembre 1827 venne ricostituito tale tribunale. Tuttavia nel triennio 1824/1827 per i reati più gravi il tribunale di Fermo esercitò la sua giurisdizione anche in territorio ascolano.

SI ebbe poi nel 1860, l’occupazione delle Marche da parte dell’esercito piemontese e, nel dicembre 1860, venne ingiustamente soppressa la provincia di Fermo e riunita a quella di Ascoli. Tuttavia il Tribunale (la cui giurisdizione in tutto e per tutto ricalca il territorio della soppressa Provincia) rimase.

Nel 1900 vennero diligentemente riordinati  tutti i carteggi del Tribunale fermano che, dopo l’unità d’Italia, venne sistemato dove si trova attualmente, in corso Cavour, nei locali della già Casa dei Padri Filippini, casa confiscata per le leggi eversive dal Governo piemontese.

Nel 1923 con Regio Decreto del 24 marzo n. 601, il Tribunale di Fermo viene soppresso ed il suo territorio compreso nella circoscrizione del tribunale di Macerata, e successivamente trasferito a quella del tribunale di Ascoli. Le disposizioni governative però avevano creato una situazione insostenibile, per cui dovettero riparare all’errore. Un Regio Decreto Legge del 28 settembre 1933 n. 1282 venne ripristinato il Tribunale di Fermo.

Molte personalità di Fermo e del fermano si attivarono per tale ricostituzione. Mons. Vincenzo Curi, arcivescovo di Bari, nativo di Servigliano, aveva interessato personalmente l’allora capo del governo Benito Mussolini; rassicurò l’avvocato Giacomo Properzi, allora presidente dell’ordine degli avvocati e procuratori di Fermo, con un telegramma “molto lungo e vibrante di esultanza”, che “la cosa era già sicura”. Purtroppo morì sei mesi prima del Decreto di ripristino.

 

 

 

 

 

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