LE NOSTRE STORIE. Il caviale del Legato pontificio (di Romina Angelici)

Era l’anno di grazia 1450: nelle acque del Golfo di Venezia, come allora veniva denominato il mar Adriatico, fu avvistato un enorme storione.

Lo storione (acipenser sturio) è un pesce dal corpo allungato e fusiforme, di notevoli proporzioni, tanto da raggiungere anche vari metri di lunghezza e mille chili di peso. Dello storione pregiate sono le carni e prelibate le uova, utilizzate per la preparazione del caviale. Oggi come allora.

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Quella volta accadde ai pescatori del Porto di Fermo, il 9 febbraio 1450, di catturare con le loro reti, nello specchio d’acqua antistante, uno storione dal peso di 108 libbre che venne pagato 4 ducati. Una preda così insolita non passò inosservata.

Gli Acta Diversa dell’epoca documentano che i magnifici priori di Fermo, con il consenso dei Capitani delle Arti, vollero comprarlo per farne dono al Legato della Marca. Non è facile rapportarle al sistema metrico decimale di oggi, ma di certo  quelle 108 libbre dovevano costituire un peso rilevante se per l’invio fu mobilitato tale Antonetto da Monterubbiano, mulattiere, che portò al Legato la prelibata leccornia.

Non credo che le autorità doganali del tempo abbiano fermato il solerte trasportatore per controllare la relativa bolla di accompagno (che tra l’altro doveva parlare da sé); fatto sta che lo storione arrivò sano e salvo a destinazione, ma non si salvò dalla gola del Legato che accettò di buon grado il dono.  

 

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