L’Ucraina, l’Europa, i gasdotti e quelle Fiaccole cecoslovacche…(di Adolfo Leoni)

Oggi a Fermo, nei locali della Camera di Commercio, viene presentata la grande mostra “Sinfonia dal nuovo mondo. Un’Europa unita, dall’Atlantico agli Urali”.

L’iniziativa cade in un momento drammatico per il Continente.

In Ucraina c’è guerra civile. Oltre cento i morti, centinaia di feriti. La situazione sta sfuggendo di mano a tutti.

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L’Ucraina è la cerniera tra l’Europa occidentale e la Russia. Corre lungo la frontiera polacca, arriva al mare e per questo fa gola alla Russia, da sempre alla ricerca di sbocchi sui mari caldi. Ma fa gola anche all’Occidente (Shell e Chevron sono già nel paese) perché in Ucraina passano i gasdotti per la nostra Europa e l’Ucraina ha un sottosuolo ricco di gas di sciste. Un terzo elemento: entro il 2020 l’Ucraina potrebbe diventare non più terra di passaggio del gas ma prima fornitrice in proprio di gas. Cosa molto temuta dagli oligarchi russi.

Dopo due tragici conflitti mondiali, l’Europa che conosciamo – la nostra – è riuscita a dare pace per 70 anni alle sue popolazioni, ricevendone il premio Nobel qualche anno addietro.

Ma la nostra Europa non si ferma alla Polonia.

L’Europa unita vagheggiata ad esempio da Giovanni Paolo II arrivava agli Urali, inglobava l’Ucraina ed anche la Russia. Non a caso i santi protettori sono san Benedetto (per l’occidente) e i santi Cirillo e Metodio (per l’Oriente).

Allora, oggi più che mai, oggi che scorre il sangue in Ucraina, che la Russia appoggia il governo e gli Stati Uniti l’opposizione di piazza, la nostra Europa dovrebbe tornare protagonista, dire la sua, e farsi sentire.

Noi tutti dovremmo lavorare non per distruggerla, come da più parti si sente, ma per modificarla e ampliarla in una Sinfonia da nuovo mondo.

L’Unione Europea ha perso molto del suo spirito iniziale. E’ caduta nella trappola dorata dell’economia solo economia. La spinta ideale è venuta meno.

Diceva al Parlamento di Strasburgo nel 1994 il drammaturgo presidente dell’allora Cecoslovacchia, Vaclav Havel: «Vengo da una terra che per quasi 60 anni non ha potuto godere, tranne che per un esiguo intervallo, della libertà e della democrazia. Credetemi, è proprio questa esperienza storica a permettermi di sentire profondamente la sconvolgente importanza dell’attuale integrazione europea».

Il punto allora non è di annientare l’Europa, ma di riportarla alle sue origini, ai padri fondatori.

Un’ultima notazione. Il 19 gennaio del 1969, in piazza san Venceslao a Praga, si dava fuoco Jan Palach, un tranquillo e diligente studente universitario. Fu la Fiaccola numero Uno, prima di altre Fiaccole umane. Protestava contro l’oppressione sovietica e comunista. Richiamò l’attenzione del mondo intero. Fu la primavera di Praga, cantata da Francecso Guccini, dai Nomadi, da Leo Valeriano.

Quanto c’è di diverso dalle piazze ucraine di oggi?

 

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One thought on “L’Ucraina, l’Europa, i gasdotti e quelle Fiaccole cecoslovacche…(di Adolfo Leoni)

  1. Auguri Ucraina, possa riuscire ad essere una nazione libera dai tuoi tiranni e dalle tue disgrazie. I primi passi sembrano far sperare bene, Yulia Timoshenko non parla di vendetta e sembra non si volgia arrivare al “bagno di sangue purificatore” almeno per ora…. in genere se le cose debbono andare male ci vanno da subito… Il tiranno e’ scappato, come da tradizione, ora se ne sta al sicuro in Russia (al sicuro? Non credo che Zar Putin sia tanto disposto a lasciarlo piangere sfogandosi sulla sua spalla… non e’ che “il fraterno amico” si sia mosso proprio bene: non e’ stato capace di fare il diplomatico né il cattivo che mantiene l’ ordine con i carri armati) spero che le tue ricchezze, il gas, il petrolio, il grano ( anche quello e’ importante: non siamo ancora capaci di mangiare i computer) non debbano diventare la tua maledizione. Spero che l’ Europa si dimostri un po’ mena cretina del solito e non faccia sfuggire anche alle porte di casa sua l’ occasione per aiutare una nuova democrazia a nascere e consolidarsi. Varrebbe la pena di ricordarsi cosa l’ Ucraina ha dato al resto d’ Europa in passato: quanta gente si e’ sfamata con il suo primo grande patrimonio, il grano che veniva acquistato da mezzo modno. Quanti dolori ha subito nelle sue citta’, tra la sua gente quando arrivarono i Nazisti, quanto sangue e’ costato la lotta contro il piu’ feroce e barbaro dei suoi numerosi invasori e quanto ne e’ costato il successivo ritorno e governo dei “Liberatori” Sovietici. Quante risate e battutacce da caserma sulla dignita’ di un popolo che abbiamo finito per identificare come quello d’ origine delle ” battone doc”. Ora quel popolo e’ sceso in piazza, stavolta non l’ hanno fermato, nemmeno con la paura di Zar Boris, troppo impegnato a far bella figura alle Olimpiadi. Ora cominceranno dietrologie e spiegazioni strategiche per dimostrare che non e’ vero niente, che il pericolo e’ anche peggiore (e gli estremisti di destra ucrani francamente mettono i brividi con certe loro antiche tradizioni…) e ce tutto sommato Yanukovich – a ben vedere – era una garanzia di stabilita’…. gia’, stabilita’, tranquillita’, ordine… conta questo in politica estera ed interna. Anche nei cimiteri c’ e’ tanta tranquillita’ e stabilita’…. Auguri Ucraina, buon lavoro fratelli, e che la Vergine di Kiev vi protegga.

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