BENI CULTURALI ADDIO? Le nostre “forze” e la nostra debolezza (di Adolfo Leoni)

La vicenda del trasferimento a Macerata del Dipartimento di Beni Culturali nato a Fermo sta passando troppo sotto silenzio.

Anzi, la questione si sta spostando verso la solita contrapposizione politica.

Sembra una sorta di depistaggio per non entrare nel merito.

Cerchiamo di guardarla allora da un’altra ottica.

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Punto primo. Il vice presidente della Conferenza dei Rettori ha rilasciato un’intervista in cui si dice contrario alla gemmazione di facoltà in centri minori sprovvisti di biblioteche, teatri, luoghi di cultura, ecc.

Giustamente!

Ma non è il caso di Fermo!

La città di Fermo è provvista del più grande teatro delle Marche, di una delle più importanti biblioteche italiane: la Romolo Spezioli. Altre biblioteche disponibili sono quelle del Liceo Classico Annibal Caro, ITI Montani, Seminario arcivescovile.

Fermo possiede inoltre un Archivio storico di tutto rispetto. Altro archivio storico – incredibilmente ricco – è di proprietà dell’arcidiocesi fermana.

Dunque, la questione della mancanza di biblioteche, archivi e teatri viene meno.

Punto secondo. Il rettore dell’università di Macerata, Lacché, spiega la necessità di formare l’interclasse per salvare il corso di laurea: unire cioè “Beni culturali” di Fermo al “Turismo” di Macerata.

Nessuno dal fermano ha fatto osservare che il turismo – in questo caso non la facoltà, ma il movimento delle persone – nella nostra provincia è di gran lunga superiore a quello del maceratese.

I turisti vengono in numero maggiore nel fermano piuttosto che nel maceratese.

Sarebbe quindi molto più giusto avere la facoltà a Fermo e non a Macerata. Compiere il percorso opposto: non “Beni culturali” da Fermo a Macerata, bensì “Turismo” da Macerata a Fermo.

Che nessuno abbia rilevato questo fatto, la dice lunga sulle debolezze immaginative e sulle sinergie locali. Ognuno sembra giocare per sé.

O, comunque, sembra non riuscire a collegare le vicende e, soprattutto, a non farle valere.

Se questa classe dirigente – dirigente in senso ampio – non è capace di consolidare realtà acquisite, c’è poco da ridere, c’è invece molto da piangere

Cartellino rosso, allora, non solo alle pubbliche amministrazioni, ma anche agli enti che si occupano di turismo.

Marca fermana in primo luogo. Ma non solo essa.

Se qualcosa esiste – ed esiste -, al di là dei partiti, batta un colpo.

O taccia per sempre

 

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One thought on “BENI CULTURALI ADDIO? Le nostre “forze” e la nostra debolezza (di Adolfo Leoni)

  1. per fortuna che le riforme sarebbero partite dal valorizzare il sistema scolastico! nessuno pensa ai ragazzi e Fermo sia sta facendo defraudare di tutto, anche della dignità?

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