PROPOSTE. “Un appello per la filosofia” (di Maria Benedetta Curi)

Chissà perché quando si tratta di “ammodernare” il sistema scolastico e l’istruzione in Italia, a scontarne è sempre il pensiero umanistico e in maniera particolare la filosofia. Quando poi tutto ciò non è fatto poi così tanto alla luce del sole, meno male che ci pensano i filosofi stessi a richiamare l’attenzione dal di fuori della “caverna”. Infatti, si è sentito parlare di decreti “dell’istruzione” e “del fare” a favore dell’innovazione tecnologica nelle scuole, o dell’edilizia scolastica, con stanziamenti di fondi in vari campi, si è sentito anche del rischio per l’insegnamento della storia dell’arte, ma della filosofia ne vogliamo parlare? Che nel progetto di riformare i cicli scolastici, da 5 a 4 anni nelle scuole superiori, l’insegnamento della filosofia venga ridotto a due anni, e che nei corsi di laurea come quelli di Pedagogia e Scienza dell’Educazione venga eliminata la filosofia teoretica perché troppo specialistica, è rimasto un po’ in sordina, ma i filosofi si ribellano! In un articolo uscito su Repubblica, il filosofo Roberto Esposito dell’Università di Napoli, ha denunciato tale fatto come segno di una «spaventosa carenza culturale di coloro che sono preposti all’organizzazione della cultura in Italia.

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L’intenzione di ridurre il rilievo della filosofia, schiacciandola ai margini dei programmi scolastici e universitari, è la punta di un attacco generalizzato al sapere umanistico in Italia. Ma in essa c’è qualcosa di ancora più grave. Si vuole così occludere lo spazio dove si forma lo spirito critico. Indebolire ogni resistenza a un diffuso realismo in base a cui, qui o altrove, non c’è da prefigurare nulla di diverso da quello che abbiamo sotto gli occhi». La filosofia, infatti, anche se spesso considerata “inessenziale” – lei che ragiona sull’essenziale stesso – o al margine come un di più elitario – quando in realtà il suo compito è “l’umano” stesso, ogni volta calato nel suo tempo e nella sua storia, «oltre che indispensabile di per sé – continua Esposito – lo è nei confronti degli altri saperi. Non perché, come a volte si dice, li collega in un unico orizzonte, ma, al contrario, perché definisce le loro differenze, misura la tensione che passa tra i vari linguaggi. In quanto sapere critico, la filosofia impedisce la sovrapposizione di questioni eterogenee, delinea i confini dentro i quali esse assumono significato. Ma il suo ruolo non si esaurisce in una procedura metodologica. Tutt’altro che chiusa su di sé, essa è sempre aperta al mondo, alle sue potenzialità e ai suoi conflitti. Tale è la sua funzione. La capacità, e anche il desiderio, di aprire un confronto, in qualche caso uno scontro, rispetto a ciò che esiste, a favore di una diversa disposizione delle cose». Non solo, oltre la denuncia, è sorta anche l’iniziativa, promossa insieme ad Adriano Fabris dell’Università di Pisa e Giovanni Reale dell’Università Cattolica di Milano, pubblicata sul sito dell’editrice La Scuola (www.lascuola.it), di un “appello per la filosofia”, a cui si può aderire, insieme a già numerosissimi firmatari, tra cui anche illustri esponenti internazionali che hanno ac-colto subito l’importanza della questione. I promotori invitano a «cambiare rotta», rispetto a una tendenza che « privilegiando un pensiero unico modellato sulle procedure tecnologiche» rinuncia «alla nostra tradizione, alle molteplici espressioni della nostra umanità, e siamo diventati tutti più poveri nella riflessione e nella capacità critica. Si tratta di un problema che interessa anzitutto la dimensione educativa. Ma più in generale ne va del ruolo che, nel nostro paese, può giocare la dimensione della cultura». Per cambiare rotta allora «è necessario contrastare questa deriva. Lo si può fare anzitutto bloccando i progetti che riducono o addirittura eliminano lo spazio della filosofia nell’istruzione secondaria e nell’insegnamento universitario. Lo si può fare chiedendo al nuovo governo impegni precisi: non solo per l’ammodernamento delle strutture scolastiche e universitarie, ma anzitutto per il sostegno e il rilancio di una cultura autenticamente umanistica, come sfondo all’interno del quale anche la ricerca scientifica e tecnologica acquista significato.

È questo il modo in cui può trovare rilancio anche un’azione politica intesa come responsabilità del pensiero nei confronti della dimensione pubblica e del mondo. È questo il modo in cui il nostro paese può essere fedele al suo passato. È questo il modo in cui esso può trovare una vera collocazione nel presente e nel futuro dell’Europa».

Un appello per la filosofia, ma in primis, quindi per noi, per la nostra cultura, per le nostre radici e tradizioni, per il nostro futuro, convinti che, d’accordo con Esposito, «il motivo per il quale, nonostante l’apparente inutilità che spesso le viene rinfacciata, si continua a praticare filosofia, sta proprio nella coscienza che il suo compito è inesauribile. Che restano sempre spazi inediti da aprire, vie nuove da imboccare, opzioni diverse da sondare. Quando si è supposto che così non fosse, che la verità era stata raggiunta e il percorso compiuto, allora la filosofia è stata messa a tacere e i filosofi sono stati banditi dalla città. Con i risultati che sappiamo».

E se tra i firmatari aderenti, vi sono due filosofi della nostra Terra di Marca, Luigi Alici di Grottazzolina – uno dei primi firmatari – ed Enrico Peroli di Fermo, vi è d’andarne fieri.

 

Maria Benedetta Curi

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