POLITICA E BUROCRAZIA. I PROBLEMI DEL COMUNE (di Adolfo Leoni)

Il Comune di Fermo ha un problema.

Non è tanto il braccio di ferro tra il sindaco e il suo vice.

Nella Brambatti e Francesco Trasatti mai si sono amati molto: due visioni diverse della politica e, soprattutto, due velocità distinte.

Buttarla però sul personale prima, e sul politico poi, diventa fuorviante.

Sarebbe il caso di affrontare con decisione il punto vero della questione.

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Trasatti ha scritto riservatamente, grosso modo, che la macchina amministrativa ha degli intoppi, che c’è gente poco propensa a lavorare, che non svolge i propri doveri. Ma ce n’è anche altra che invece si dà da fare e tira la carretta. Come quella dipendente che il vice sindaco non vorrebbe trasferita ad altro ufficio.

Non è una grande scoperta. Sicuramente però è un mettere il dito nella piaga.

Senza sigle di partito, senza urla, senza bracci di ferro tra schieramenti, il nodo sta nel porsi la domanda: il personale funziona? Il servizio è ineccepibile? La città ne giova?

Domanda semplice e diretta. Che chiama in causa l’annoso problema della burocrazia.

Della burocrazia si lamenta la gente comune, si lamentano gli imprenditori ed anche, molte volte, gli stessi amministratori pubblici.

Non so se Fermo abbia una situazione così pesante. Certi avvertimenti lanciati di striscio da Trasatti lo lascerebbero supporre.

Il nocciolo non sta allora in dimissioni sì, dimissioni no; neppure nell’ormai fatidico: che fai, mi cacci?

La questione sta nel rinnovamento e snellimento della macchina burocratica. Il sindaco Brambatti ne è responsabile, così come i vertici amministrativi: dirigenti in primis.

Forse bisognerebbe illuminare bene questa “zona”, valutare con attenzione i risultati e il gradimento popolare. Con buona pace dei sindacati. Perché la risposta di adeguatezza non sta tanto nell’assumere più impiegati, ma nel mettere in condizione i dipendenti di lavorare e di lavorare al meglio.

 

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2 thoughts on “POLITICA E BUROCRAZIA. I PROBLEMI DEL COMUNE (di Adolfo Leoni)

  1. Eh! Così rischiamo di scoprire che qualche ” dirigente” non saprebbe dirigere nemmeno un condominio di cinque appartamenti. E come gli giustifichiamo 40.000 euro annui?

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