ESSERE PLURALI. A che serve Tipicità? (di Adolfo Leoni)

Migliaia di persone si sono affollate ieri e sabato agli stand di Tipicità.

Questo è un fatto.

Come un fatto sono i numerosi convegni promossi da associazioni, gruppi, enti pubblici e privati.

Il centro congressi e fiere del Fermo Forum si è dimostrato un capace e confortevole contenitore di manifestazioni.

Umberto Broccoli ha presentato il suo ultimo libro: Luoghi Comuni.

Ad introdurlo, il direttore del Qn Nazionale-Il Resto del Carlino Giovanni Morandi.

FM-TV era presente con le sue telecamere e un piccolo studio.

ImmagineIl prof. Umberto Broccoli

Broccoli ci ha raggiunto al termine del suo incontro.

Gli abbiamo chiesto cosa pensasse di Tipicità.

Ha risposto che a lui piace pensare al plurale della Tipicità: quindi alle Tipicità, in ogni campo.

Gli piacciono le Marche, che sono al plurale, perché una terra composta di tante terre; gli piacciono le diversità perché sono un arricchimento per tutti ed ognuno. Anche l’Europa dovrebbe essere un incontro di popoli diversi, con i loro specifici modi d’essere: culturali, artistici, gastronomici. Il Fermano è un esempio di tante buone cose messe insieme.

Tipicità lo ha dimostrato. Dai prodotti agro-alimentari alle cucine tipiche, dai pacchetti turistici alle esposizioni d’arte.

Con un rischio, però.

Il pericolo che corre, secondo noi, questo nostro territorio è che le diverse tipicità – per restare in tema: ma qui non intendiamo solo quelle agroalimentari – possano essere più una frammentazione che un mosaico.

Perché questo non accada, occorre una classe dirigente: politica, imprenditoriale, scolastica, culturale meno arroccata a difesa delle proprie posizioni e dei propri uomini, e più aperta invece al confronto, alla contaminazione, all’arricchimento e alla valorizzazione reciproca.

Le reti, di cui tanto si parla, non nascono perché le tecniche manageriali lo impongano. Nascono dal reciproco riconoscimento, stima e fiducia. Una risposta d’altro genere, magari perché suggerita dalla crisi, ha respiro corto.

Se il politico difende e fa crescere solo il suo orticello elettorale, se l’associazione di categoria si chiude a corporazione, se la casta intellettuale si barrica nella torre d’avorio del suo orgoglio e della sua disperazione (per dirla alla Céline) la Terra di Marca non sviluppa, o sviluppa con affanno. O, comunque, è destinata sul lungo periodo a diventare anchilosata.

Mi ha colpito stamani una dichiarazione di Matteo Renzi.

Il giovane premier ha detto in sostanza: io penso ai ragazzi senza lavoro e non ai sindacati e alle associazioni di categoria. Cioè: non penso proprio alle corporazioni.

‘Sto Matteo ci piace sempre di più.

Dategli torto…

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3 thoughts on “ESSERE PLURALI. A che serve Tipicità? (di Adolfo Leoni)

  1. Credo che il format sia valido e possa addirittura essere fattore trainante per l’economia locale: aprire delle opportunità.
    In sostanza Tipicità può essere il brand oggi indispensabile per andare sul mercato in modo univoco, salvaguardando le diversità e tipicità territoriali: dargli visibilità.
    Tuttavia la mia impressione è che non siano ancora state colte queste potenzialità di sviluppo del format; tant’è che giustamente Broccoli rileva delle criticità ancora insite dopo 22 anni nell’attuale impostazione, a mio parere obsolescente, troppo celebrativa o forse meglio, autocelebrativa.
    Secondo me, enormi posso essere le prospettive; a patto però di rimodulare le parti celebrativa e di mera immagine, oggi eccessive a mio parere, a favore di business e commerciale.
    In sostanza io punterei su una sorta di Eataly – Made in Marche.
    Ciò metterebbe al riparo dai rischi giustamente paventati da Broccoli.

  2. Ha colpito anche me la frase di Renzi rilasciata ieri, gli interessi della gente vera rischiano di essere invischiati e travolti da quelli corporativisti, e mi piace anche il suo porsi come interlocutore alla pari dei partners stranieri perché l’Italia non ha nulla di cui vergognarsi, anzi… speriamo solo che riesca a far seguire alle parole i fatti, il ragazzo, che niente niente si presenta come ex sindaco di Firenze il che, a mio modesto parere, è un passaporto di tutto rispetto.

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