LE GIORNATE DEL FAI. E LA RISCOSSA DELLA BELLEZZA (di Adolfo Leoni)

Questione di scelte.

Un certo giornalismo, accanito per tutto ciò che va male, avrebbe suggerito di trattare del caso dell’ormai vice sindaco di Fermo FrancescoTrasatti che ha abbandonato ieri la giunta Brambatti. Quarto assessore che sbatte la porta o è sbattuto fuori dalla porta del sindaco della città.

Un altro tipo di giornalismo è quello che scopre invece il positivo che pure c’è nel nostro territorio.

Preferiamo il secondo aspetto. Così, lasciamo da parte gli scontri politici in una città sempre più mummificata, per cogliere le vivacità esistenti.

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Ieri, alla Camera di Commercio di Fermo, sono state presentate le prossime Giornate del FAI, a Fermo e Servigliano.

Occasioni per scoprire le chicche di bellezza della nostra Terra di Marca, ed entrare in contatto con pezzi importanti della nostra storia.

Abbiamo gradito l’introduzione della responsabile marchigiana del FAI.

Alessandra Stipa ha chiamato alla riscossa nazionale, alla riscoperta del sentimento di italianità proprio a partire dal bello che c’è nel nostro Paese, dal bello da recuperare, al bello per cui sacrificare anche una parte del proprio lavoro.

A Patrizia Cirilli Marini, responsabile fermana del FAI, è toccato il compito di presentare le mete di sabato e domenica prossimi a Fermo e Servigliano.

Nel capoluogo, saranno visitati il palazzo Arcivescovile e il palazzo Grisostomi, la chiesa di san Pietro e le Piccole Cisterne romane. Anche le grandi Cisterne sono state inserite nel tour FAI. Con l’emozione di vederne la sistemazione in anteprima. Perché la data inaugurale è stata fissata per il 18 maggio prossimo.

Servigliano aprirà invece Palazzo Filoni, l’ex convento di Santa Maria del Piano (con la possibilità di ammirare gli abiti storici ispirati al Crivelli e non solo, curati da Paola Piergallini), e poi la Collegiata di san Marco, Villa Brancadoro e l’ex stazione ferroviaria.

Come sempre, affascinante la presentazione compiuta dal prof. Stefano Papetti. Il critico d’arte s’è soffermato sulla capacità costruttiva dei Romani e delle loro sofisticate tecniche che portavano, ad esempio, al drenaggio e alla depurazione delle acque. Così le scarpate franavano meno.

Papetti ha fatto cogliere un aspetto poco conosciuto. I palazzi nobili fermani, rarità nelle Marche, erano residenze signorili ma anche aziende rurali. Come dimostrerà proprio il palazzo Grisostomi.

Servigliano è un unicum nelle Marche, ha detto il professore, una città particolarissima di mattoni ben lavorati, costruita da Virginio Bracci desumendo la forma da un accampamento militare romano.

Stupenda la villa Bracadoro, con la piccola cappella che richiama il Pantheon.

Costruzioni che rimarranno nei secoli. Al contrario dei capannoni della piana. Brutture che nei prossimi anni andranno a deteriorarsi, deteriorando ulteriormente il nostro paesaggio.

Grazie al FAI, la riscossa può avere inizio.

La Bellezza salverà il mondo? E’ possibile

 

 

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