MATTEO RENZI il “bersagliere”. Taglio tutto. Anche il buono? (di Adolfo Leoni)

Matteo Renzi invoca il risparmio. E corre. Esce dagli uffici di Bruxelles come un velocista, saluta Blair scappando via, saetta dalla chiesa dopo la messa domenicale.

La televisione sta disseminando un messaggio neppure inconscio: occorre far presto, andare di gran carriera, muoversi-muoversi!!!.

Se gli suonassero la marcia flick flock sarebbe un perfetto bersagliere.

Riconverte le province per poi tagliarle, elimina i senatori a stipendio, accorpa le motorizzazioni civili, chiude il CNEL, azzera le camere di commercio, pota le sedi delle agenzie delle entrate, razionalizza le società per i servizi pubblici locali. Ed è solo l’inizio.

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Ora, le cose sono due: o il giovane Matteo è un pazzo furioso che vuole distruggere l’Italia per affittarla a tedeschi, cinesi e arabi degli Emirati, oppure in Italia, sino ad oggi, s’è sprecato in modo talmente incontrollato che non si poteva più andare avanti.

Personalmente, propendo per la seconda ipotesi.

Il malgoverno degli ultimi trent’anni ha creato e foraggiato corporazioni dissipando miliardi per gestire bacini di consenso elettorale. Lo ha fatto costruendo entità pubbliche o semipubbliche dove stipendiare i propri uomini. Tra l’altro pure bugiardi, come nei recenti fatti dell’ASITE di Fermo.

Si è potuto vivere di sola politica, non solo percependo indennità da consiglieri regionali, deputati, senatori, ma anche come membri di consigli di amministrazione, presidenti di società, componenti di consorzi o ambiti, e via discorrendo.

Realtà, il più delle volte, inutili, dannose e capaci solo di abissali sperperi.

Se i soldi fossero stati loro, poco male. I soldi invece erano e sono nostri. Li abbiamo sborsati noi, con lacrime e sangue. E siamo stati prosciugati. Ci hanno quasi annientati. E questo è un crimine. Di cui dovrebbero pagare il fio. E risponderne di fronte alla legge.

Però, c’è stata parte dei cittadini cui l’esser foraggiati con i quattrini di tutti è andato bene. Responsabili anch’essi, allora.

C’è solo un problema, che andiamo ripetendo da un mese. C’è il rischio che toglier di qua, tagliare di là, porti ad uno stato super accentrato di cui non sentiamo proprio la necessità. Anche perché la burocrazia ministeriale e ben peggiore di quella provinciale.

Siamo allora curiosi di capire fino in fondo quale sia l’architettura del nuovo stato pensata da Renzi & Company. Vorremmo conoscer se la sussidiarietà: il potere dal basso, sia un vocabolo tra gli altri o una possibilità concreta di dar voce e autonomia ai territori. Al momento non sembra. Al momento è come se ci fosse una foga indistinta a togliere via il marcio, il meno buono e il buono. Facendo un unico fascio.

Prendete le Camera di commercio. Ce ne sono di inutili e spendaccione. Ma ce ne sono anche di ottime. Forse, il criterio dovrebbe essere del merito: resta in piedi chi ha dimostrato di saperci fare.

Ma forse, la troppa velocità, impedisce uno sguardo attento.

 

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One thought on “MATTEO RENZI il “bersagliere”. Taglio tutto. Anche il buono? (di Adolfo Leoni)

  1. E’ vero che per oltre 20 anni si è parlato molto ma prodotto ben poco ed è ora di voltare pagina. La mia impressione su Renzi, che ho avuto modo di conoscere, è di un giovane brillante, sveglio, intelligente e molto veloce nel capire le situazioni e nell’affrontare i singoli problemi. Quindi molta tattica e poca strategia; sta ridisegnando l’articolazione dell’apparato pubblico con un forte centralismo (riduzione fortissima della democrazia), demolisce i corpi intermedi con la scusa della loro inadeguatezza, al Senato parlava alle telecamere (alla gente) e non ai senatori, fortissima presenza mediatica con un linguaggio quasi fanciullesco, un continuo susseguirsi di twitters e annunci di provvedimenti sensazionali. E’ un nuovo capo-popolo, molto più intelligente degli altri, che intende concentrare su di se moltissimo potere. Adotta provvedimenti a raffica per disorientare tutti, più d’impatto mediatico che di sostanza. In altre parole non vedo in quale direzione vuole portare il Paese per farlo uscire da questa stagnazione. Il mondo è cambiato (per comprendere il cambiamento che c’è stato pensiamo a quello che accadde con la scoperta dell’America) e deve cambiare sia il nostro modo di pensare che il modello di sviluppo. Di questo ancora non se ne parla. Pensando alla Pasqua, senza essere blasfemi, sino ad oggi abbiamo avuto un solo Salvatore, Gesù Cristo. Tutti gli altri ci hanno condotto in questa situazione. Solo un popolo unito, con grande forza di volontà, condotto da una classe dirigente che ha a cuore il bene del Paese e non la propria poltrona, ci può condurre ad una nuova rinascita.
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