GIUDA

Vi propongo il racconto che ho scritto per gli amici degli Antichi Sentieri – Nuovi Cammini. L’ho letto questa mattina nella suggestiva chiesa di San Paolino di Falerone. Giuda è l’uomo che vuole la rivoluzione, il cambiamento, senza accorgersi che il primo cambiamento è in se stesso.

 

Le armi? Oh, sì. Le armi c’erano. Sulle colline, lontano dagli occhi dei romani, i fabbri ne avevano costruite molte.

E molte di più ne avrebbero fatte lavorando silenziosi di notte, battendo il ferro di giorno e nascondendo le spade nelle pieghe della roccia.

Eppure, Giuda non era soddisfatto. Non che le armi non bastassero, non che gli uomini non fossero pronti allo scontro contro il tiranno Erode e i prepotenti conquistatori dalle aquile spiegate. Anzi, l’odio si percepiva in ogni strada, il rancore cresceva sotto ogni capanna. Ma non bastava. Poteva sostenere uno scontro, una scaramuccia, un mordi e fuggi… E poi?

Occorreva altro. Ben altro. Occorreva un capo, uno che infiammasse le folle e che avesse un programma politico, che stravolgesse le istituzioni, imprigionasse, giustiziasse. Un uomo per la piazza, per le barricate, e, insieme, per il Palazzo, uno che indicasse il nemico, guidasse la rivolta, proclamasse la rivoluzione. Uno che portasse un messaggio di liberazione e di sollevazione.

Occorreva lo facesse subito. Ora. Adesso. Non c’era più tempo. Non si poteva aspettare oltre. La pazienza era finita. Gli ebrei chiedevano libertà. Da sempre.

Giuda aveva messo gli occhi su un tipo strano. Non il solito profeta, di quelli inquieti e inquietanti.

Uno, invece, che diceva cose che scaldavano dentro.

Costui se ne andava in giro a piedi con una combriccola di puzzolenti ex pescatori e barcaioli, uomini – e anche qualche donna – che avevano lasciato casa e familiari per seguirlo. Sicuramente erano rivoluzionari che avevano scovato il capo giusto.

Giuda li raggiunse, si presentò, volle andare con essi.

Si camminava molto, si mangiava poco, si dormiva scomodi dove capitava, e si assisteva ad eventi strani: ciechi che vedevano, storpi che si drizzavano, morti che… resuscitavano. Sì: resuscitavano. Da restare senza parole.

Addirittura, quel Jeshua aveva sfamato migliaia di persone moltiplicando alcuni pani e pochi pesci. Chissà cosa avrebbe fatto una volta insediatosi come re. La rivoluzione stavolta era prossima.Sì,   tutto bene…

Ma quando? Quando la guerra ai romani e ai loro tirapiedi? Quando le riforme, il nuovo stato?

Le premesse c’erano: il popolo che lo osannava, il pane che abbondava improvviso, le parole che ardevano…

Eppure, quel regno pensato da Giuda non si concretizzava mai. E i giorni passavano.

Jeshua camminava, parlava di suo padre e di un altro potere, di occhi e cuore nuovi.

Parole strane, che stralunavano la mente, la spalancavano e la chiudevano. Come se avesse qualcosa di ancora non svelato. Giuda lo guardava e si innervosiva: se resuscitava Lazzaro perché non inceneriva il governatore, perché non folgorava i centurioni, perché non scannava i legionari? Perché?

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Poi, venne quel giorno. Quel giorno quando disse una cosa di troppo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli, beati i miti…

Dalla sommità di quel colle disse anche altro.

Ma come, Giuda pensava alla guerra ai romani e a Erode, e lui calmava le genti invece di aizzarle? Così no! Così non si andava da nessuna parte. Anzi, peggio, si rafforzava il nemico.

Eppure, quelle parole continuavano a scaldare dentro.

Meglio non pensarci. Meglio, a questo punto, sbarazzarsene, trattare con il potere ebraico, ottenere qualcosa in cambio. Meglio venderlo. Trenta denari come sfogo, trenta per sigillare il cuore.

I Giudei lo presero. Giuda rimase a guardare di lontano mentre i romani gli strappavano la pelle. Solchi sempre più profondi sul corpo e sangue schizzato dappertutto. Ma lui zitto con gli occhi in alto. Un supplizio prima del supplizio. E poi la croce, le gambe spaccate, le spine confitte nella carne… Solo perché aveva parlato di un altro regno.

Giuda non resse. Infilò la testa nel cappio. Si lasciò andare. Penzolò a lungo dal ramo. E forse di lontano, o da un altro mondo, vide una donna che correva al sepolcro. Vide una pietra rotolata. Vide un corpo che tornava dai morti. E poi lo vide sulla sponda del lago di Tiberiade. Che riempiva di pesci le reti dei suoi vecchi compagni. “E’ il Signore” gridava uno di questi tornato a fare il barcaiolo. E tutto cambiava…

 

Adolfo Leoni

 

 

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