Da Il Resto del carlino di oggi “Ponte e ruderi dimenticati dai fermani” (di Adolfo Leoni) 

Emanuele Luciani è un trentenne o poco più dalla barba folta del “pope” greco-ortodosso. Ama da sempre l’archeologia e cammina la Terra di Marca alla scoperta di insigni antichità. L’ultima l’ha fatta in questi giorni. Si tratta del ponte di san Giacomo, sicuramente medievale, probabilmente romano. Univa la sponda destra a quella sinistra del fiume Tenna, nella località di Campiglione. 
Se vi lasciate alle spalle la rotatoria dell’Oasi e arrivate a quella sul bivio per Monte Urano, dovete prendere a sinistra, direzione fiume. Laddove oggi ci sono montagne di ghiaia, partiva il ponte di San Giacomo. Guardando molto bene, vedrete ancora spuntare le basi di alcuni piloni e le sue diverse arcate.
Come correttezza vuole, il tutto è stato segnalato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, alla dottoressa Raffaella Ciuccarelli.

ImmagineEmanuele Luciani
Il dr Matteo Tadolti, archeologo e presidente della ABACO, ha scritto che Emanuele Luciani “membro dell’associazione Antichi Sentieri – Nuovi Cammini e collaboratore della Abaco Società Cooperativa, ha rinvenuto lungo il corso del fiume Tenna i resti di un ponte in muratura nel territorio comunale di Fermo, probabilmente riconducibili al Ponte di San Giacomo citato nei documenti storici”. La struttura è formata da almeno 10 piloni di imposta di altrettanti archi in mattoni. Nessuno degli archi è integro, ma di almeno tre si possono ancora vedere le arcate crollate. L’intera struttura presenta una lunghezza superiore ai 200 metri lineari e attraversava il fiume Tenna all’altezza dell’attuale azienda di lavorazione dei marmi, in corrispondenza con il deposito di terre e ghiaie. 
La scoperta del ponte che ha unito per secoli le due sponde del Tenna, è nata da una chiacchierata fatta da Emanuele con un agostiniano. Il sacerdote gli ha raccontato che san Nicola da Tolentino, a quel tempo ancora semplice religioso, si trovava Fermo (siamo all’incirca nella prima metà del 1200). Preso da alcuni dubbi, voleva parlarne con suo cugino superiore dei Canonici regolari di sant’Agostino nel monastero di Santa Maria di Iacopo, ubicato forse nei pressi dell’attuale Triangolo di Monte Urano. S’incamminò sino a quando, sul ponte di San Giacomo, ebbe una visione. Una “voce” gli disse: “A Tolentino, a Tolentino sarà la tua dimora”. 
Quel racconto ha fatto sì che Emanuele, abbia solcato il Tenna in lungo e in largo sino alla recente scoperta.
Domenica 13 aprile, inoltre, percorrendo a piedi la strada dall’Anfiteatro romano sino alla chiesa di San Paolino di Falerone, ha fatto un altro rinvenimento, magari meno vistoso, ma non meno significativo. Un’anziana, intenta a pulire la terrazza di casa, gli ha indicato una vecchia quercia e una “collinetta” d’edera. Spostando il rampicante, sono riemersi altri ruderi della Falerio Picenus. Sicuramente più noti del ponte di San Giacomo, ma altrettanto dimenticati dagli uomini. E per nulla valorizzati a scopo turistico.
Se domani – lunedì dell’Angelo – sarete a Tolentino per visitare lo stupendo Cappellone, gli affreschi della fascia inferiore, che raccontano del santo, vi saranno più… familiari. E se, sempre domani, a San Paolino, giocherete al “toturu” non dimenticate di sbirciare la quercia più in basso, con le sue tante storie.

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