EUROPA DA RIFARE. NON DA DIMENTICARE (di Adolfo Leoni)

L’Europa è lontana. Il 25 maggio si vota per il nuovo Parlamento. Ma non se ne parla.
Se non fosse per l’avvenenza di alcune candidate e per le sparate di certi figuri candidati, il richiamo europeo sarebbe molto flebile se non addirittura inesistente.
Tre premier: quello italiano, quello polacco e quello tedesco sono dovuti intervenire in prima persona per un appello al voto.
Il Parlamento europeo è stato per un giorno trasformato in un gigantesco set televisivo.
Tra la gente che lavora o, meglio, non lavora, ci sono posizioni diverse
Quelli che dicono inutile il voto, quelli che vorrebbe la distruzione dell’organismo sopranazionale e il ritorno tra le mura domestiche, e quelli che non si pongono neppure il problema, tanto chi se ne frega…
Come dire: questa Europa non ci piace, mandiamola al diavolo. Per il resto chi verrà vedrà.
Si, va beh, ma dopo? Per sfasciare occorre un attimo, per ricostruire s’impiega una vita.
Che l’Europa non piaccia e non si faccia piacere è un dato.
Però, prima che l’Unione non c’era, ci siamo dilaniati in due terrificanti guerre mondiali scaturite dai nazionalismi.
Su quelle macerie, tre statisti fondarono l’Unione garantendo 70 anni di pace. E anche questo è un dato. E non da poco.
L’Europa è tornata in crisi alla fine degli anni 80, quando crollò il muro di Berlino. Eppure anche allora qualcuno si rimboccò le maniche e si procedette di nuovo spediti. Ce la facemmo anche allora.
Oggi siamo al terzo stallo. Il più impegnativo. Perché questa Europa ha troppo da farsi perdonare..
Ma la soluzione non sta nell’affossarla. Ma nell’opposto: ridarle quel vigore e quelle basi dell’inizio, quelle dei tempi di Adenaur, De Gasperi e Schuman.

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Per far questo, ognuno è interpellato personalmente.
Non è tanto un fatto di partiti e di rappresentanti a Bruxelles e Strasburgo. Quanto in una coscienza personale – in una cultura – rinnovata.
Anni fa girava uno slogan: più società, più stato giusto.
Facendo le dovute correzioni, si potrebbe dire oggi: più società più Europa giusta.
Dove la burocrazia si dovrebbe muovere sotto l’impulso della politica. E dove la politica si dovrebbe muovere sotto l’impulso della gente, del popolo.
Un’Europa delle libertà, ha detto qualcuno. E la frase andrebbe scritta sui frontoni delle porte e nelle aule del Parlamento.
Per ripartire con il piede giusto in Europa, ha scritto recentemente un sacerdote spagnolo occorre riscoprire che l’altro è un bene e non un ostacolo”.
Un bene e non un ostacolo.

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One thought on “EUROPA DA RIFARE. NON DA DIMENTICARE (di Adolfo Leoni)

  1. Ottimo articolo Direttore!
    Il problema è che siamo in mezzo al guado. Una Repubblica Federale d’Europa o, più semplicemente, una Confederazione Europea (sul modello della Svizzera) non sono ahinoi nemmeno “all’orizzonte”. Abbiamo una valuta comune (e io ne sono ancora entusiasta, seppur molto meno rispetto ai primi anni), delle regole ferree (anche se per alcuni stati si deroga, vedi Francia e Spagna per il rapporto deficit/PIL, e per altri no), ma le decisioni importanti le debbono ancora prendere i singoli governi, seppur riuniti in Consigli più o meno semestrali. La UE purtroppo non ha quei poteri economico-finanziari, che dovrebbe avere un Ministero Federale Europeo dell’Economia. Pertanto, siamo come una zattera alla deriva, in un mare pieno di squali dell’alta finanza; parlo soprattutto delle nazioni dell’Eurozona. Poi ci sono anche gli “squali elettorali”; anche da noi. Ma quelli, dopo il 25 maggio, ridiventeranno pesciolini. Gli altri invece no…
    Soffre tutta l’Europa (e, di questo passo, continuerà a soffrire), ma di più gli stati “Don Abbondio” come purtroppo il nostro.
    A presto!

    Mario

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