Sulle tracce degli Sforza. Il Cammino di Monterubbiano (di Adolfo Leoni

L’Armata di Pentecoste è cosa bella. Monterubbiano la ripropone domenica 8 giugno. Una tradizione antica, ripresa nel 1965. L’Armata si formava nel giorno di Pentecoste, giorno di fiera, di commercio, di festa. Giorno libero da tasse e gabelle. Giungevano talmente tanti pellegrini, commercianti, acquirenti che le solite “forze dell’ordine” non bastavano. Allora, le Corporazioni davano dieci uomini cadauna, formando così l’Armata

Noi degli “Antichi Sentieri – Nuovi Cammini” siamo stati invitati ad aprire la settimana dei festeggiamenti con un “Cammino”. Lo abbiamo fatta questa mattina “Sulle Tracce degli Sforza”.

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La fontana del Pero ci accoglie per la prima tappa. Si trova percorrendo un viottolo erboso e suggestivo. La fontana è quasi del tutto ristrutturata. Fontane e portici sono il segno dell’ospitalità. Quella del Pero è molto grande, monumentale. Segno di una altrettanto grande accoglienza. Jacopo, che è il “capo” dell’Armata, ce ne racconta la storia. Lo assiste Francesco, immancabile nei momenti cruciali del paese. Io ed Emanuele ricordiamo la storia di questa Terra, l’antichità picena e prima ancora munsteriana, il passaggio dei Romani, la distruzione da parte dei Goti, l’arrivo dei Benedettini-Farfensi, il ferro e il fuoco portato dal cancelliere Cristiano di Magonza prima e dai Fermani poi, il tentativo di Francesco Sforza di costituire uno stato autonomo, le sue mura…

Dalla storia alla poesia. Così fanno gli “Antichi Sentieri”. Ospite stavolta è Lao Tse: “Non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua…”. Debolezza apparente. 

Il sentiero ci conduce alla porta di san’Andrea e all’abside coperto da erbacce. Leggo un passo della “Ballata del Cavallo Bianco” di G. K. Chesterton. “Prima che la stirpe dei padri degli dei avesse visto trascorrere la sua alba, nella Valle del Cavallo Bianco il Cavallo Bianco affiorò dall’erba…”. Ci sono simboli, luoghi, divenuti emblemi per le comunità. Per ogni riscossa.

Il Cassero, il ghetto degli ebrei, il balcone, la porta di san Basso. Raccontiamo di Vincenzo Pagani, artista-artigiano, dell’Alamanno che dipinse a Monterubbiano la sua prima opera marchigiana, della necessità di non decontestualizzare le opere d’arte.

Le chiese. Tante, belle, alcune cadenti. Il Complesso Francescano è sempre imponente. C’è una mostra fotografica che racconta gli ultimi 50 anni dell’Armata di Pentecoste e di Sciò la Pica (dal Ver Sacrum dei Sabini). Storie di Cavalieri Templari nella Badia dei santi Flaviano e Biagio, e rose appenniniche come fregi.

Ultima immagine è quello della Pieve dei santi Stefano e Vincenzo.

Il Cammino è terminato. La “Cerca” no!

Alla prossima.

 

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