25 ANNI FA PIAZZA TIEN AN MEN. Una pagina da non dimenticare (di Adolfo Leoni)

Nella mia vecchia redazione c’era un poster. Appeso in alto, sopra la porta. Uscendo, non potevi non vederlo. Era l’ultima immagine di quella stanza lunga e stretta, piena di scritti appiccicati alle pareti.

Il poster a colori riproduceva un ragazzo con la camicia bianca e due sporte in mano, penzoloni, probabilmente di plastica, probabilmente di acquisti fatti in un qualche negozio.

Il ragazzo era dritto, fermo, anzi: immobile. Quelle immagini furono proposte dalla televisione.

Dinanzi a lui, una fila di carri-armati. Il primo – il più vicino al giovane – sterzava a sinistra per oltrepassare l’ostacolo di carne umana. E il giovane si spostava a sinistra.

Immagine

Il carro-armato si spostava a destra, e il giovane faceva lo stesso. Fino a bloccare la colonna.

Piazza Tien An Men, Cina, universitari, studenti in rivolta contro l’oppressione. Esattamente 25 anni fa.

Fu una strage che il potere comunista cinese ancora prova fastidio a ricordare.

Di quel ragazzo non si seppe più nulla. Forse imprigionato e giustiziato, forse portato via a forza dai suoi compagni di studio. Dicono avesse 19 anni.

Un ragazzo che ferma un’autocolonna. Anche se per qualche istante, una sola persona compì un gesto che fece il giro del mondo e che ancora crea problemi ai capi di Pechino.

Era accaduto già 20 anni prima, a Praga, in piazza San Venceslao.

Uno studente universitario si era dato fuoco dinanzi al Museo della città.

Il suo messaggio era di protesta contro l’oppressione sovietica e un invito alla libertà. Firmò il foglietto con un terribile pseudonimo: fiaccola numero uno.

Sempre a Praga, colui che diverrà il primo presidente della Cecoslovacchia libera, Vaclav Havel, scrisse che la menzogna del potere si poteva combattere anche con un gesto semplice: sostituendo in vetrina all’imposto manifesto: proletari di tutto il mondo unitevi, il prezzo della frutta.

Vivere senza menzogna, proclamava negli stessi anni Alexander Solgenitsin.

Sembrano gesti e nomi spariti dalla coscienza civile, quasi personaggi e fatti fuori dal tempo. Eppure, le vicende dell’Ucraina, della Siria, della Libia, della Nigeria, ci parlano di violenze estreme. Eppure, a quelle violenze estreme c’è chi ha il coraggio di dire “no!”.

Per dire che l’iniziativa di un ragazzo – cinese o ceco o nigeriano – ci fa capire che nulla è mai perduto per sempre. Che c’è sempre un punto da cui ricominciare.

 

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One thought on “25 ANNI FA PIAZZA TIEN AN MEN. Una pagina da non dimenticare (di Adolfo Leoni)

  1. Conosco quel poster… e mi ha sempre ispirato anche un’ altra idea: sicuramente scema e irrealistica ma tant’ e’, si vive anche di scemenze. Chissa’ che fine (presumibilmente brutta) ha fatto quel ragazzo…. e quel capocarro? Che fine avra’ fatto? Cosa avra’ pensato? Cosa avra’ provato? Dopotutto sarebbe bastato un ordine al pilota nell’ interfono “Avanti ” seguito presumibilmente da qualche espressione di quelle che vanno di moda in campagna elettorale nel nostro mondo civile. Tanto ormai i morti c’ erano stati – brutalita’ varie pure e una indignazione in piu’ o in meno davanti al mondo….. Ci vuole il coraggio della disperazione – probabilmente di chi sa che tanto e’ solo questione di poco tempo per finire – per piazzarsi davanti ad una colonna di T55 (peso medio oltre 30 tonnellate…) ma …. in Cina – in quella situazione…. non penso che ci sia voluto meno coraggio e buon senso al comandante del primo carro a fermarsi sicuramente chiedendo istruzioni per radio “C’ e’ un matto qui davanti, che BIIP devo fare ?” “Fermati imbecille, che BIIP fai? Cercate di spostare quel..BIIP” in genere in quelle situazioni non si usano parole eleganti, magari i Cinesi saranno diversi da noi, chissa’: qualche maturo Dirigente di partito amante di letteratura classica dopo la strage avra’ tirato fuori una poesia sull’ elegante volo dei petali di fiore nel vento…. Forse per un momento quei due si sono guardati in volto: il capocarro e il ragazzo… e il primo avra’ dovuto chiedersi cosa stava facendo e per chi. “Abbiamo eseguito degli ordini” la scusa dei soldati di tutto il mondo di fronte alle peggiori infamie, motivate o meno dalla guerra o dalla emergenza o dalla spietatezza necessaria ed inevitabile…. ma un paio di cose le sai da sempre: che – anche se in divisa – sei un uomo, che un uomo non e’ una macchina, che se vuoi diventare una macchina… bhe a quel punto non sei piu’ nemmeno un soldato.

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