LE SAGRE VERE. LI TAJULI’ PILUSI

Non è accusando le sagre di tradimento che si risolve la loro devianza. Ma restituendo alla sagra il valore e il significato per cui è nata: una manifestazione dei prodotti tradizionali di una Terra. E’ per questo motivo che il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea sta scrivendo a tutti i sindaci raccomandando loro di procedere con le Denominazioni comunali: l’identificazione e la certificazione del prodotto tradizionali in quanto storico del luogo. Lo ha fatto Falerone, Montegiorgio, Lapedona, Porto San Giorgio, ed oggi anche Petritoli.

Su questa scia nasce la prima Sagra de “Li Tajuli’ Pilusi e la Dieta Mediterranea”, che si svolgerà nel borgo di Moregnano, frazione di Petritoli, il 27 luglio a partire dalle ore 17.
Cosa sono “Li Tajuli’ Pilusi”? Sono una antica pasta che le nostre vergare – le donne di casa che mandavano avanti l’azienda-famiglia e l’azienda-agraria – facevano tanto tempo fa. Venivano utilizzate farina di tritello e acqua. I tagliolini, che erano più erti delle tagliatelle con l’uovo, avevano una forma ruvida, di qui la denominazione di “pelosi”. Questi tagliolini venivano cotti in brodo, insaporiti da una soffrittura di lardo battuto, un po’ di pomodori e una spolverata di pecorino. Venivano così chiamati nel Fermano e nel Maceratese.

massaia
Ma cosa c’entra la Dieta Mediterranea? C’entra perché questo piatto, con i suoi ingredienti, appartiene a pieno titolo alla Dieta Mediterranea, proclamata nel 2010 dall’Unesco, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
In Regione, qualcuno s’è domandato: ma la dieta mediterranea non è quella della Calabria o della Campania?
Sbagliato. Sbagliatissimo. Pochissimi lo sanno, ma la Regione che ha dato il maggior contributo all’affermazione della Dieta Mediterranea è stata le Marche, in particolare con la città di Montegiorgio che assieme a Crevalcore, in provincia di Bologna, rappresentò l’Italia nello “Studio delle Sette Nazioni” i cui risultati confermarono l’ipotesi del dr Ancel Keys sulla superiorità di questo tipo di dieta per combattere l’infarto del miocardio. Inoltre, il più importante collaboratore per l’Italia fu il dr Flaminio Fidanza, anch’egli marchigiano, esattamente originario di Magliano di Tenna. Grazie a piatti come li tajuli’ pilusi, allo stile di vita e al suo territorio incantevole, le Marche, e all’interno delle Marche il fermano, hanno potuto vantare il primato di una delle Regioni più longeve del mondo.
Ricordare piatti della memoria come “li tajuli’ pilusi”, attraverso la dimostrazione in piazza fatta dalle nonne di Petritoli che in gioventù li realizzavano davvero, rappresenterà il fulcro della serata Moregnana. Non solo darà l’opportunità di degustare li tajuli’ in versione antica e nuova, ma di apprendere e vivere tanti piccoli momenti legati alla nostra identità territoriale, in un borgo autentico tra gente autentica.
Come dire: la Terra, la Festa, la Comunità.

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UNA GRANDE CULTURA IN UNA GRANDE TERRA DI MARCA

Smerillo, piccolo borgo di neppure 400 persone. Una torre, una spaccatura nella roccia, fossili, un museo di arte contemporanea, prelibatezze a tavola e… “Parole della Montagna”.

Quest’ultimo è un Festival. Lo ha pensato cinque anni fa Simonetta Paradisi, avvocato in Roma, smerillese per vis actrattiva: è la sposa di un agronomo locale, oggi, tra l’altro, anche sindaco.
Il Silenzio è la parola dell’edizione 2014.
Domani, giovedì, si entra nel vivo con poesie, mostre, incontri, yoga, meditazione.
I personaggi non mancano, da Davide Rondoni all’alpinista Spiro Dalla Porta Xidyas.
Il festival ha “contagiato” e coinvolto Montefalcone.
Diverse sono le associazioni che hanno dato una mano: dal CAI ad Antichi Sentieri-Nuovi Cammini.
Vogliamo sottolineare come un’idea intelligente possa affermarsi anche in piccole aree, anche nei centri pre-sibillini, anche in comuni con popolazione veramente risicata.
Lo stesso dicasi per quell’altra iniziativa che si tiene annualmente a San Ruffino di Amandola: Ottobre all’Abbazia.
Sia l’una che l’altra attirano pubblico ed estimatori dalla costa. Rendendo plastica la possibilità di invertire il corso delle cose: se ci sono proposte interessanti, si è disponibili a risalire le valli.
Le due iniziative – ma anche altre ce ne sono: come il Filofestival – non sono unicamente il parto di menti fervide. Sono anche, magari inconsapevolmente, il risbocciare di una presenza culturale molto forte nel Medio Evo in quell’area controllata dai monaci benedettini e benedettini farfensi.
Non è un caso che tra le prime “facoltà di medicina” in Italia ci fu quella di Santa Vittoria in Matenano. Abate Ratfredo. Anno: 934.
Oppure, la Scuola farfense di Montefalcone Appennino i cui allievi risultavano i migliori del centro Italia.
Come una “facoltà di agraria” la si ebbe nella media valle del Tenna, esattamente a Piane di Magliano.
Sino ad una cinquantina di anni fa – oggi qualcuno ne rimane – le terre alte del Tenna conoscevano rimatori insuperabili in endecasillabo, magari anche analfabeti. Poeti e cantori. Una tradizione interrottasi, nel suo complesso, con l’alfabetizzazione. Una cesura nel campo della trasmissione della cultura orale che ha fatto scrivere a W. Bright “Le virtù dell’analfabetismo”.
E’ sulla scia di tale patrimonio che tornano a nascere iniziative importanti.

LE PAROLE DELLA MONTAGNA

La strada per il Rifugio del Fargno è sconnessa. Un tempo il suo transito era vietato. Oggi sono i solchi profondi a sconsigliare l’auto, specie nell’ultimo tratto, quello delle curve a gomito, a poca distanza dall’arrivo.
In una piega della montagna c’è ancora una lingua di neve ghiacciata coperta da una coltre nera.
Il Rifugio è ventoso. Come sempre.
Un lontano settembre di gioventù portai un mazzo di fiori alla sposa, figlia del gestore Franceschetti. Sceso dall’auto, un colpo d’aria strappò corolle e petali. In mano rimasero i gambi. La donna capì. E sorrise.
Anche domenica 20 luglio tirava vento, non forte ma c’era. 
D’altronde… i ventosi Sibillini…
Siamo una quarantina, venuti da parti diverse delle Marche: da Ancona, Macerata, Fermo, Montegiorgio, Morrovalle, Amandola.
Ci raduna Simonetta Paradisi, avvocato in Roma, cuore e polmone del Festival “Le Parole della Montagna” a Smerillo, dove vivrebbe volentieri tutto l’anno. Suo marito, il sindaco Antonio Vallesi, è rimasto nel campo per la mietitura da anticipare: il meteo mette brutto nei prossimi giorni.
E’ il giorno dell’anteprima Festival. La meta è Pizzo tre Vescovi. Si sale parecchio, il sentiero però è ampio. Faremo un anello, toccheremo la cima e la sua croce, poi ridiscenderemo guardando il Bove e la Priora.
A settembre scorso, vagando per i Sibillini, è scaturita la parola della nuova edizione: Silenzio. Silenzio come recupero di sé, come spazio per accogliere Altro, come modo di parlare senza farlo.
Saliamo. Ci guida Antonio Simoni. E’ presidente del Cai di Amandola, è ingegnere, ed oggi anche febbricitante. Ma non molla. Una promessa è una promessa. Un’ascesa è un’ascesa. Non si può mancare. 
Ci sono anche altri iscritti al Cai, addirittura è venuto il presidente regionale Lorenzo Monelli che porta i saluti del presidente nazionale.
Si va. Chi mi precede racconta sottovoce la sua esperienza in Nepal, a venti gradi sotto zero. Un mondo diverso. 
Ma anche il nostro lo è in questo pomeriggio di scoperte.
Simonetta resta indietro. Ha una figlia ancora piccola da sostenere ed educare al cammino e alla montagna.
In una sella, tra Pizzo Tre Vescovi e Pizzo senza nome, sostiamo brevemente. Ho in tasca due miei racconti. La gente mi fa cerchio. Leggo.

io montagna
Interpreto. Amo. Generazione su generazione, tramandare storie, evocare volti… Quasi un missionario.
Si riparte. Altri giovani e altre giovani del Cai fanno discreta sorveglianza.
Antonio l’ha spiegato: la montagna è sempre pericolosa, occorre attenzione. Occorre passione.
Pensavo ci fosse tanto vento in cima. Invece, solo una brezza, pur fredda, e una nebbiolina che conferma Leopardi. Monti Azzurri!
La Croce è in ferro possente. L’incrocio tra l’orizzontale braccio “della terra” e quello verticale “del cielo” è traforato. Le tempeste la attraversano ma non la piegano.
Penso al Cristo e a tutti i cristi traforati di proiettili a Mossul o a Gaza. Il silenzio ci porta anche questi lamenti.

io montagna due
Ho il panino in tasca. Divorato in pochi istanti. 
Fa freddo. Meglio riprendere.
Ora siamo in discesa. Maggiore attenzione. Lasciamo la Priora sulla sinistra.
Il groppone s’è sfilacciato. Non si ode nulla se non le note degli EtnoArmonia, un gruppo che rivisita la musica celtica. Hanno scelto un concerto alla base del Rifugio, in una specie di anfiteatro naturale. Li sentiamo da lontano. Evocano elfi e mazzamurelli, ghirlande e colline erbose.

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Il sole è sceso. Tra poco, il tramonto. 
“Il silenzio parla. Il silenzio opera.Il silenzio cambia”.
Basta crederci. E sperimentare.

NARRATORI DEL TERRITORIO O PROGETTISTI ARRUFFONI?

Ieri, Stefano Cesetti, nell’editoriale sul Resto del Carlino, ci ha tolto le parole di bocca.

Ha scritto: “Se resterà moscio anche agosto, dovranno tutti ammettere che il loro impegno non ha avuto il successo sbandierato”.

Il collega giornalista si riferiva al turismo, che non va, e ai tanti enti, associazioni, società pubblico-private che nei mesi scorsi hanno detto di darsi un gran daffare dagli esiti però striminziti.

Attendiamo dunque di vedere, il prossimo mese, come va a finire.

Apriamo intanto una parentesi.

Di investimenti nel turismo, specie del Gal fermano e di Marca fermana e non solo, ne sono stati fatti parecchi.

Al di là dei comunicati stampa, sarà bene vederne l’efficacia nei fatti.

Cioè: quanti turisti sono stati attratti nel Fermano dalle iniziative di comunicazione poste in essere dai nostri enti? Quale efficacia concreta è stata riscontrata nelle manifestazioni che si stanno srotolando sul territorio, sponsorizzate e finanziate dagli enti di cui sopra?

Per rispondere ci vuole cioè un indice di adeguatezza, o un controllo, o un riscontro oggettivo: una cosa la si finanzia, anche abbondantemente, se ha però una ricaduta positiva sulla Terra di Marca.

Sabato l’altro, partecipando ad un convegno a Petritoli, ho ascoltato la presidente del Gal fermano, la dottoressa Borri, compiacersi dei giornalisti esteri venuti recentemente nel Fermano. Anche questa è una strategia di comunicazione. Saremmo curiosi di sapere quanto hanno spostato turisticamente certi articoli.

Siamo convinti che oggi, al di là dei tour educational vecchia maniera, la strategia turistica si fondi soprattutto sui social network. Ma non basta invocarli come nuovi dei. Occorre invece, come dichiarava il guru della web reputation Pier Domenico Garrone venuto a fermo lo scorso novembre per la Pagella d’Oro della Carifermo, essere presenti in modo continuativo sulla rete, raccontare storie sempre più significative e non scontate, avendo ben presente che oggi ognuno di noi è collegato con il mondo.

Se ci sappiamo fare, le periferie scompaiono e tutti i territori diventano centrali.

Il punto, allora, sta nel racconto (che non vuol dire solo pezzo scritto bene capace di suscitare emozione e attenzione, può essere anche foto, filmato, originale, dichiarazione, ecc. ecc.).

I più avveduti all’estero parlano da tempo della necessità di avere “narratori del territorio” e non progettisti arruffoni e compiacenti “amici” elargitori di danaro pubblico.

Anche questa è moralità. Ma soprattutto efficacia.

FERMO AL BUIO. E NON E’ LA PRIMA VOLTA  

Pasolini aveva torto. Le lucciole sono tornate.

Ieri sera a Fermo ce n’erano tante. Specie lungo la strada del teatro Romano, quella che sale alla Chiesa cattedrale.

Numerosi i turisti che le hanno ammirate.

Magari, non scorgendole subito. Perché, prendendo di petto la salita, occorreva, innanzitutto, guardar bene dove si mettevano i piedi.

Il fondo è sconnesso, le pietre sono antiche, qualcuna scivolosa, non mancano i dislivelli. Ma questo fa parte della bellezza del luogo. E non è per nulla sconveniente.

Il problema vero è che mancava completamente l’illuminazione.

Fari spenti lungo la strada e fari spenti anche nel Parco della rimembranza.

Difficoltoso, molto difficoltoso, salire o scendere in queste condizioni.

Però qualcosa colpiva.

DUOA volte è così. ..

A distanza di circa un metro l’una dall’altra, incredibilmente abbarbicate ai resti romani, minuscole luci fisse e azzurrognole facevano compagnia ai passanti: unico chiarore nel buio fitto della notte.

A restare nell’ombra anche il Duomo, il viale che lo congiunge a Villa Vinci e l’area intorno alla statua di san Savino, per non dire dell’inquietante Casina delle rose.

Buio profondo e, per certi versi, anche pericoloso.

Luce invece, e per fortuna, nella parte dello chalet-pizzeria e del parco giochi per bambini.

Ci dicono che non è la prima volta, e che a nulla sono servite le segnalazioni agli organi competenti: polizia municipale in primis.

La gente non viene in piazza per la crisi e il maltempo, ha detto il sindaco Nella Brambatti.

Dobbiamo contraddirla: proprio nei giorni di brutto, centinaia di turisti si sono invece riversati al Girfalco, basta verificare le firme nell’albo d’oro della chiesa. Non cercano eventi, cercano bellezza.

Certo è che, senza illuminazione, non si fa una gran figura. Come se invitassimo un amico a casa nostra e, come massima cortesia, lo obbligassimo a muoversi a tentoni.

Brutta figura, non c’è che dire!!!

UN SINDACO E UNA GUARDIA COMUNALE. IN UN TRATTATO SCIENTIFICO MONDIALE

Venerdì 4 luglio a Montegiorgio è stato presentato ufficialmente il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea.

Ne fanno parte medici, cuochi, operatori turistici, istituzioni.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Presentando il Seven Country study, la ricerca che un gruppo di scienziati mondiali compì per 31 anni in sette nazioni di tre continenti (montegiorgio fu una delle tre sedi italiane), mi ha colpito un fatto.

Tra le diapositive proposte dal dr Paolo Foglini, già direttore dell’Unità di diabetologia dell’ospedale Murri di Fermo, ce n’era una particolare.

accoglienza

Nella presentazione del volume, l’editore americano che stampò il libro per conto di una grande università statunitense ringraziava in premessa due personaggi.

Ora, molti di voi potrebbero pensare a sanitari, oppure a direttori di ospedale, o, ancora, a vertici di istituzioni economiche o finanziarie.

Invece, no.

L’editore ringraziò il sindaco di Montegiorgio e la guardia municipale.

Ringraziò, cioè, Ortelio Ortenzi e Guerrino Alessandrini per il senso di accoglienza e di ospitalità che ebbero nei confronti della piccola comunità scientifica internazionale che soggiornò a lungo in paese (ne scrivo anche perché credo che i famigliari ne possano essere orgogliosi).

Una comunità che ebbe come vertici due personaggi da premio Nobel: Ancel Keys e Flaminio Fidanza.

Per dire che, in uno studio fondamentale e rigorosissimo nella verificare degli effetti dell’alimentazione e dello stile di vita sulle malattie cardio-circolatorie, furono importantissime le figure di un sindaco sconosciuto al mondo e la guardia comunale, ugualmente sconosciuta, di un piccolo comune.

Oggi, vanno di moda i corsi per insegnare l’accoglienza dei turisti.

Ieri, era cosa normale, iscritta nel DNA delle nostre popolazioni.

Quando si perde la sostanza delle cose – quella di ieri – occorre supplire con la forma di oggi: i corsi.

Ma non è la stessa cosa.