LA TORRETTA DELLA TRAGEDIA

C’è una strada che gli abitanti di Fermo attraversano più volte al giorno.

E’ la stessa che viene percorsa da chi, venendo da fuori città, intende raggiungere il centro storico.

Si tratta di via Roma, quella contraddistinta dal campetto di calcio annesso al recentemente ristrutturato Ricreatorio San Carlo, e dalla Torretta dei venti ristrutturata solo qualche anno fa.

All’altezza della curva, proprio ai piedi della Torretta, il 26 novembre del 1930, intorno alle nove, accadde un incidente terribile.

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Il trenino che veniva dal centro storico, esattamente da quella che a quel tempo era chiamata piazza Vittorio Emanuele, deragliò improvvisamente, abbatté il muro di protezione, piombando nella sottostante via Santa Croce. Una salto di diversi metri. Un boato. Le lamiere si accartocciarono sui viaggiatori.

I residenti parlarono di una specie d’esplosione. La terrà tremo per un attimo. Poi, solo pianti e urla.

Sette i deceduti sul colpo, altri due morirono nei giorni successivi.

Undici, invece, i feriti. Tutti gravi. Tra questi il macchinista Antonio Gazzini da Fermo.

Fu un evento terribile, che sconvolse non solo la città di Fermo.

Ne parlò addirittura – per quel tempo – la Domenica del Corriere che dedicò alla tragedia la copertina disegnata dal pittore Achille Beltrame.

Ancora oggi, non chiare le cause dell’incidente.

La città di Fermo volle solenni funerali pubblici. Si svolsero in Duomo, celebrati dall’arcivescovo Carlo Castelli

Richiamarono migliaia di persone che fecero ala, in un incredibile silenzio, al passaggio delle bare.

Restano le agghiaccianti parole appuntate a caldo nel suo diario dall’arcivescovo, nel giorno della strage: “Oggi è avvenuta una gran disgrazia a Fermo. Il treno elettrico è deragliato alla Torretta ed è caduto nella via delle convittrici…una ecatombe! Tutti i viaggiatori erano nella carrozza e per estrarli ci volle assai”.

Abbiamo voluto ricordare quel fatto perché oggi, passando accanto alla Torretta dei venti, non dimentichiamo quella che venne definita una delle pagine più luttuose della storia fermana recente.

 

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