LA REGINA SCOMMETTE IN MONTAGNA

Montefortino. Un tempo luogo di passaggio di uomini e bestiame per Umbria, Lazio e, soprattutto, Roma.

Centro economico nel Medio Evo, se non fiorentissimo, quantomeno vivace.

Sul colle più alto, lungo la strada che porta a Montemonaco, la pieve di Sant’Angelo in Montespino era l’ultima propaggine del vescovo di Fermo in terra di Farfensi. A volte la campana suona risvegliando coscienze e conoscenze.

Spopolamento, invece, negli anni ‘50 e ’60 del secolo appena scorso. Tanti abbandoni, qualche ritorno.

Comunque: bellezza dappertutto. Di natura, di borgo ben costruito, di museo incantevole. Uno strambo collezionista e artista, Fortunato Duranti, donò molto del suo avere.

“Custodire e coltivare il Creato” va ripetendo il giovane scrittore Alessandro D’Avenia, quello di “Bianca come il latte e rossa come il sangue”.

Chissà se la famiglia degli Alessandrini, questa stirpe di capaci costruttori e restauratori, avrà mai letto quelle pagine. Certo è che ne condivide indirettamente il senso.

Non se ne vanno, gli Alessandrini, dai Monti Azzurri. Restano e rilanciano. Le radici profonde non gelano.

Una battuta ci sorprende più delle altre. “Andare in città sarebbe come se Heidi si trasferisse a Francoforte”. Sradicamento: no, grazie!

Alice Alessandrini un po’ le somiglia anche se non ha la treccia, ma gli occhi sono azzurro-cielo-pulito.

alice alessandrini

Il rispetto della natura e il racconto di leggende e storie tramandato da generazione a generazione, ne hanno marcato il DNA.

Si può ancora difendere quel pezzo di montagna, quel pezzo di civiltà. Ci sono uomini e donne pronti a scommettere di nuovo.

Ed ecco l’idea che scaturisce da uno sguardo ai Sibillini ed uno alla realtà quotidiana. Terra e cibo, comunità e salute. E nasce il progetto. E dal progetto le iniziative.

Anno 2012 si costituisce la “Filiera Sibillini”. Una filiera che si sta certificando proprio in queste settimane a marchio QM.

Ha sede a Montefortino. E’ costituita da quattro aziende agricole produttrici di grano duro, tutte al cospetto della montagna fatata. Due di queste sono della famiglia Alessandrini e si trovano all’interno del Parco. Produrre pasta artigianale è l’obiettivo, quella pasta realizzata con semola di grano duro. E’ il grano che cresce ad una quota che va dai 600 ai 900 metri sul livello del mare. E’ grano particolare, “a ciclo tardivo”, che s’adatta magnificamente al clima locale. E’ un grano “duro”, di montagna, che fa la differenza.

La Priora è la “Regina dei Sibillini”. E “Regina dei Sibillini” è anche il nome dell’azienda agricola di cui Alice è responsabile.

La Priora si raggiunge da Vetice oppure, in cinque ore di cammino dalla Gola dell’Infernaccio. La cima, che guarda il nascere del Tenna e si confronta con la magica Sibilla, ha prestato anche il suo volto al logo dell’azienda. E anche i colori si rifanno a natura e storia: il bianco del ghiaccio, della neve, dell’acqua,… il nero del bosco quando si fa intenso, intricato e buio.

Infernaccio, Capotenna, eremo di San Leonardo.

Quassù, a San Leonardo, dove un vecchio e testardo cappuccino (padre Pietro) ha ricostruito un sacro edificio, nell’età di mezzo salivano i malati per curarsi con l’acqua “miracolosa”.

La stessa che verrà usata per la pasta della Regina.

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...