NARRATORI DEL TERRITORIO O PROGETTISTI ARRUFFONI?

Ieri, Stefano Cesetti, nell’editoriale sul Resto del Carlino, ci ha tolto le parole di bocca.

Ha scritto: “Se resterà moscio anche agosto, dovranno tutti ammettere che il loro impegno non ha avuto il successo sbandierato”.

Il collega giornalista si riferiva al turismo, che non va, e ai tanti enti, associazioni, società pubblico-private che nei mesi scorsi hanno detto di darsi un gran daffare dagli esiti però striminziti.

Attendiamo dunque di vedere, il prossimo mese, come va a finire.

Apriamo intanto una parentesi.

Di investimenti nel turismo, specie del Gal fermano e di Marca fermana e non solo, ne sono stati fatti parecchi.

Al di là dei comunicati stampa, sarà bene vederne l’efficacia nei fatti.

Cioè: quanti turisti sono stati attratti nel Fermano dalle iniziative di comunicazione poste in essere dai nostri enti? Quale efficacia concreta è stata riscontrata nelle manifestazioni che si stanno srotolando sul territorio, sponsorizzate e finanziate dagli enti di cui sopra?

Per rispondere ci vuole cioè un indice di adeguatezza, o un controllo, o un riscontro oggettivo: una cosa la si finanzia, anche abbondantemente, se ha però una ricaduta positiva sulla Terra di Marca.

Sabato l’altro, partecipando ad un convegno a Petritoli, ho ascoltato la presidente del Gal fermano, la dottoressa Borri, compiacersi dei giornalisti esteri venuti recentemente nel Fermano. Anche questa è una strategia di comunicazione. Saremmo curiosi di sapere quanto hanno spostato turisticamente certi articoli.

Siamo convinti che oggi, al di là dei tour educational vecchia maniera, la strategia turistica si fondi soprattutto sui social network. Ma non basta invocarli come nuovi dei. Occorre invece, come dichiarava il guru della web reputation Pier Domenico Garrone venuto a fermo lo scorso novembre per la Pagella d’Oro della Carifermo, essere presenti in modo continuativo sulla rete, raccontare storie sempre più significative e non scontate, avendo ben presente che oggi ognuno di noi è collegato con il mondo.

Se ci sappiamo fare, le periferie scompaiono e tutti i territori diventano centrali.

Il punto, allora, sta nel racconto (che non vuol dire solo pezzo scritto bene capace di suscitare emozione e attenzione, può essere anche foto, filmato, originale, dichiarazione, ecc. ecc.).

I più avveduti all’estero parlano da tempo della necessità di avere “narratori del territorio” e non progettisti arruffoni e compiacenti “amici” elargitori di danaro pubblico.

Anche questa è moralità. Ma soprattutto efficacia.

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