SEX AND THE CITY?

Un amico, scherzando intorno al vuoto fermano di piazza del popolo e strada nuova, tempo fa ha proposto una soluzione diciamo così: a luci rosse.

Pensando forse a qualche quartiere tedesco, invitava i proprietari dei negozi di fronte all’hotel Astoria a trasformarli in vetrine del sesso dove donnine e “donnini” avrebbero potuto mostrare la mercanzia.

Non solo: i pali dell’illuminazione di viale Vittorio Veneto avrebbero potuto accogliere altre e altri “peripatetici”.

Battute, ovviamente, partendo però dallo spunto che la voce “sesso” non conosce crisi. Anzi, se fatta entrare nel paniere del Pil farebbe lievitare di molto, e in positivo, la bilancia del Prodotto Interno Lordo.

sex

Qualche altro ha disegnato uno scenario da ridere, o da piangere, per Casabianca.

Se a Porto Sant’Elpidio un eclettico consigliere comunale anni fa propose di recintare una collina destinandola ad incontri di tipo particolare, nulla vieta che il quartiere di Fermo possa trasformarsi in un Villaggio dell’amore.

Immaginiamo che un gruppo finanziario estero, magari dell’est, magari dell’oltre Balcani, abbia interesse a costruire mini appartamenti. E immaginiamo anche che in Parlamento, dopo le bufere per la trasformazione del Senato, si voti a favore della legalizzazione della prostituzione in casa. Se fossero disponibili, che so: 350-400 monolocali, il villaggio sarebbe una realtà immediata, pronta a far soldi e incidere positivamente sul livello di occupazione e di entrate statali.

Non solo, dato che oggi vanno molto di moda le filiere, gli stessi finanziatori e proprietari dei mini appartamenti potrebbero riempirli di locatari importati direttamente dai propri paesi d’origine.

Avremmo così risolto il problema degli alberghi a Casabianca, il problema della prostituzione in strada, il problema delle mafie schiaviste, incidendo positivamente sui bilanci comunali (tasse sulla casa, immondizia, ecc.), su quelli statali e facendo felice anche la vorace Agenzia delle entrate.

Un ex consigliere comunale, uno di quelli della Prima Repubblica, mi ha detto che non è una provocazione. Ma un progetto vero.

Sul serio?

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