IN VALTENNA IL NUOVO WELFARE DI UN PRETE RIVOLUZIONARIO (da Il Resto del Carlino-Cammino la Terra di Marca)

Lo incontro a Palazzo Monti. Servigliano. Sulla stessa via dove sorge Palazzo Navarra, quello dei capi Insorgenti anti francesi. Dirimpetto al più fastoso Palazzo Filoni. Sale i gradini con qualche problema di respirazione. Il fiato s’è fatto corto. Entriamo in una sala-cucina spartana per non dire povera. I piatti e le scodelle infilati in una struttura di legno nata per reggere libri. Una tenda sghimbescia a separare, poco, un altro stanzino. Don Franco Monterubbianesi siede a capotavola. E’ il fondatore della Comunità e delle Comunità di Capodarco a Fermo, in Italia, nel mondo. Resta un “profeta”. Ha un volto rotondo e grande. E gli occhi del “visionario”, di chi ha una “vision”, che lega il fatto concreto all’ultima stella del firmamento, come direbbe Victor Hugo.
Lo conoscevo. Ne conoscevo le gesta. Anni fa partecipammo alla presentazione del quotidiano L’Unità. Sul palco del teatro dell’Aquila ci ritrovammo con Furio Colombo e Antonio Padellaro.
Stavolta, nessun palcoscenico. Ma lo sguardo è il medesimo. Quello di un uomo ispirato da Dio. Parla di rilancio del Movimento di Capodarco, di una svolta radicale, di una speranza da rendere ad un mondo che più non spera.

donfranco
Martedì 19 agosto celebrerà a Fermo la festa del suo sacerdozio sulla terrazza della Comunità di Capodarco. 58 anni da quando è prete. Sta scrivendo ai suoi amici e conoscenti. Li invita tutti, alle ore 17. Perché da lì, da quel ringraziare il Signore, vuol ripartire per un’azione nuova, rivoluzionaria. «Si impone una svolta radicale, – mi dice – con i giovani e la loro speranza, da nutrire e rafforzare con il nostro aiuto di adulti».
Lo preoccupa la disoccupazione. Senza un lavoro i giovani sono dei paria, non hanno status, si spengono, annegano la loro frustrazione compiendo scelte estreme.
Don Franco ha un progetto. Si chiama agricoltura sociale. Sta mobilitando i comuni di Falerone, Servigliano, Montegiorgio, la media valle del Tenna. Vuol creare una fattoria modello, con corsi di formazione e promozione.
Ha creato contatti con altre regioni, anche con la Terra dei fuochi. Le risposte sono positive. All’appello mancano solo i politici. Ma ci sono donne e uomini in Europa, a Bruxelles, pronti a sostenere la sua idea.
Ha scritto decine di lettere e mail negli ultimi giorni. Ed ora snocciola dati e percentuali. «Il dramma della disoccupazione giovanile è talmente grave da spingere molti a ribattezzare la Festa del primo Maggio come Festa del Non Lavoro. Nel sud, il 60 per cento dei giovani non trova occupazione».
Il Terzo settore – il suo – resiste come può, «forti della certezza che un giorno Verità e Giustizia si abbracceranno e insieme guideranno le coscienze sulla strada di un mondo nuovo».
Dall’agricoltura sociale ad un nuovo Welfare. «Dobbiamo ripartire dal basso, dalle politiche degli enti locali, vicine ai problemi della gente: tutti sono chiamati a diventare protagonisti del nuovo corso che dal basso sale verso l’alto. E’ questa la nuova cultura del Welfare Comunitario». 
Don Franco parla di territori coinvolti senza intermediazioni, parla di città vivibili, di sviluppo sostenibile, di economia sociale realizzata con le imprese giovanile.
Una rivoluzione, appunto. Come ai tempi di San Benedetto. Questo lo aggiungo io. E lui annuisce. 

Adolfo Leoni

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