LA TENZONE. Il Bugiardino (Marino Miola risponde a Giovanni Zamponi)

Dottore esimio, che maniera è questa

d’affligere coi versi la mia testa!

Eppure il tuo mestiere è di guarire,

ma le parole tue fanno impazzire.

Con il linguaggio astruso, sopraffino

di leggere mi sembra il bugiardino

e non capisco bene veramente

di quale male soffra la mia mente.

Mi auguri salute all’apertura

e poi mi sfianchi con la dicitura;

le tue espressioni son per gli iniziati,

gli eletti, gli intelletti raffinati.

Se qualche esperto legge questa mia

o ascolta Dante detto in libreria,

vorrei che proponesse una serata,

dopo che La Commedia è terminata,

per darmi esaurienti spiegazioni

dei versi scritti dal dottor Zamponi.

Caro Giovanni, ho scritto a bella posta

quest’intermezzo pria della risposta.

Marino Miola

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Quando un vino accende curiosità. E quando un’azienda gioca a favore di un intero territorio

Martedì sera, tre gentili e graziose ragazze, rigorosamente in gonna, hanno messo i piedi in una bacinella colma d’acqua e di petali di rose. Poi, sono state aiutate ad entrare in una sorta di grande parallelepipedo di legno, una tinozza, che in dialetto viene ancora chiamato “le canà”. E lì hanno pigiato i chicchi di uva nera che gli agricoltori avevano precedentemente, e con mano sapiente, staccato dai raspi. Il mosto è stato poi raccolto nella bigoncia (bigonzolu) e svuotato nella barrique (una piccola botte di legno).PIGIATURA

Ci troviamo nei vigneti delle Corti dei Farfensi di Moresco, di Antonella Meriggi e Marco Cavalieri,

Ogni movimento, da quello più aggraziato delle ragazze a quello più professionale dell’addetto, è stato filmato da una troupe cinematografica statunitense: la Pioneer Cinema Institute di Los Angeles. La Casa di produzione ha spedito i suoi operatori oltre Atlantico per documentare il sistema di vita (l’eco-sistema) della Terra di Marca. Nel gruppo anche un medico che è anche giornalista, collaboratore del Washington Post: Daphne Miller.PIGIATURA 2

La Miller studia da tempo la longevità delle popolazioni e i sistemi di vita che la consentono. Ultimo libro pubblicato è The Jungle Effect, L’effetto jungle. La presenza della troupe, che realizzerà un documentario di 90 minuti per le sale cinematografiche e le tv degli States, è stata favorita anche da un altro medico. Un luminare della gastro-enterologia: il tedesco-americano Emeran Mayer che, da 15 anni, approfondisce le implicazioni tra la mente e le malattie intestinali, le intolleranze, le connessioni tra corpo e mente nei disturbi digestivi. Mayer è docente universitario e direttore del Dipartimento di Medicina, Fisiologia, psichiatria e Scienze Biobehavioral presso la Geffen School of medicine.

L’importante visita e la futura promozione del fermano vanno ricondotte ai coniugi Cavalieri che, in una serata di promozione dei vini de Le Corti Farfensi, a Santa Monica in California, alzando i calici, alle numerose personalità hanno raccontato della Terra di Marca, della rivoluzione socio-economica dei Benedettini, della longevità della nostra gente, della dieta mediterranea. Parole che hanno colpito molto più di tante DOP o IGP.

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I presenti sono rimasti stupiti. I dirigenti della casa di produzione hanno voluto approfondire inviando la loro troupe. Sono stati sette giorni di riprese per cogliere gli aspetti salienti della Terra di Marca: a Santa Vittoria in Matenano da dove i Farfensi iniziarono la loro rivoluzione, a Fermo per intervistare le sorelle Elvira (100 anni), Alessandrina (98), Orlandina (96), filmare la lettera di Cristoforo Colombo presso la Biblioteca Spezioli, riprendere le Piscine romane; all’Abbadia di Fiastra per incontrare un monaco cistercense; a Monte San Martino per filmare una gagliarda suora novanteseienne che ancora lavora la campagna; a Belmonte Piceno per sentire Eros Scarafoni, produttore di formaggi; a Petritoli per incontrare e gustare le erbe di Roberto Ferretti de la Scentella. A Moresco e Fermo, per capire da Marco e Antonella la stoffa di queste contrade e i segreti del nostro buon vivere.

La Miller si è poi spostata a Roma per relazionare al convegno della FAO. Mayer, gia venuto tempo addietro nel Fermano, tornerà per ultimare il suo prossimo libro.

Come dire: quando un vino smuove le montagne!!!

DALLE CORTI FARFENSI AGLI STATI UNITI E RITORNO. ALLA RICERCA DELLA VITA BUONA

Una storia che contiene altre storie. Una puzzle che si è composto poco per volta. Tassello su tassello.

Antonella Meriggi e Marco Cavalieri sono i titolari de Le Corti Farfensi, un vasto vigneto in terra di Moresco e un altro sopra la Valdete, in territorio fermano. Ottimi i vini, e sempre presente la memoria di chi per primo coltivò quella campagna. I Farfensi, appunto. Dove le Corti altro non erano che le “fattorie” dei monaci.

In queste ore, Antonella e Marco stanno vendemmiando. E come ogni anno, rinunceranno ad alcuni grappoli. Non li asporteranno dal tralcio. Li lasceranno penzolare dalla vite come segno di rispetto per la natura che non va depredata, e come gesto di ospitalità per i passanti, un tempo viandanti e pellegrini.marco

Antonella e Marco esportano negli Stati Uniti, specie in California. Nelle degustazioni, alzando i calici, raccontano agli americani della Terra di Marca, della rivoluzione socio-economica dei Benedettini, della longevità della nostra gente, della dieta mediterranea. Parole che hanno colpito molto più di tante DOC o IGP.

Emeran Mayer è un medico gastro-enterologo, anzi, un luminare nel suo campo. Da 15 anni studia le implicazioni tra la mente e le malattie intestinali, le intolleranze, le connessioni tra corpo e mente nei disturbi digestivi. E’ docente universitario e direttore del Dipartimento di Medicina, Fisiologia, psichiatria e Scienze Biobehavioral presso la Geffen School of medicine.

Alla serata californiana di Santa Monica, ha ascoltato con molta attenzione le parole di Marco Cavalieri. E’ stato ospite de le Corti Farfensi a Moresco qualche mese fa. Ed è rimasto stupito dallo stile di vita marchigiano. Terra, silenzio, bellezza, cibi sani, salute, cordialità, festa. Sono una risposta alle malattie che indaga. Una prevenzione unica.

Ne parlerà nel suo prossimo libro in uscita a Febbraio 2015.

Daphne Miller è un medico e una giornalista, collabora con il Washington Post. Ha base a San Francisco ma gira il mondo. Studia la longevità delle popolazioni e i sistemi di vita che la consentono. Conosce la dieta mediterranea studiata da Ancel Keys in sette Nazioni tra cui l’Italia. Ultimo libro pubblicato è The Jungle Effect, l’effetto jungle. Anche lei è stata attratta dalla Terra di Marca, dal suo eco-sistema e dal racconto dei Monaci che ne sono all’origine. Venerdì 12 settembre era nel Fermano con una troupe televisiva. Per approfondire e capire in presa diretta. Il 17 ha parlato a Roma ad un incontro della FAO.

La Pioneer Cinema è una Casa di produzione californiana. Realizzerà nel 2015 un lungo documentario su salute e longevità. Sarà diffuso nelle sale. I suoi tecnici hanno seguito la Miller nelle Marche. Sette giorni di riprese per cogliere gli aspetti salienti della Terra di Marca: a Santa Vittoria in Matenano da dove i Farfensi iniziarono la loro rivoluzione, a Fermo per intervistare le sorelle Elvira (100 anni), Alessandrina (98), Orlandina (96), all’Abbadia di Fiastra per incontrare un monaco cistercense, a Monte San Martino per filmare una gagliarda suora novantenne che ancora lavora la campagna, a Belmonte Piceno per sentire Eros Scarafoni, produttore di formaggi. A Moresco, per capire da Marco e Antonella la stoffa di queste contrade e i segreti del nostro vivere, e, soprattutto, la loro passione.

Come dire: quando un vino smuove le montagne!!!

EREMO DI SAN LEONARDO. UN LUOGO, UNO SPETTACOLO, UN’AZIONE. TANTI VOLONTARI

Il punto dieci del Manifesto lanciato lo scorso anno dall’Associazione “Antichi Sentieri–Nuovi Cammini” recita: «Mi impegno perché la nostra e le future generazioni non abbiano più a violentare la nostra Terra di Marca». A non stravolgerla, cioè, ma anche a non deturparla, inquinarla, sporcarla.

La Terra va custodita. Preservata. Curata. Coltivata

Da questa consapevolezza è nata l’idea di pulire il pianoro di fronte all’eremo di San Leonardo al Volubrio, a Montefortino.

Così, la settimana scorsa, l’Associazione ha lanciato un appello: venite con noi domenica prossima a San Leonardo, e aiutateci a rimuovere il tanto sporco lasciato nel bosco e lungo i viottoli che portano alle “Pisciarelle” e al monte Priora.

Una trentina di persone, il 21 settembre, ha aderito all’invito ritrovandosi all’imbocco della Gola dell’Infernaccio o lungo il cammino attraverso la stupenda faggeta.

Oltre ai componenti degli Antichi Sentieri-Nuovi Cammini, si sono trovati anche volontari sconosciuti e giovani di Aries saliti a San Leonardo per la celebrazione di una Santa Messa in suffragio.

EMA

Il lavoro è iniziato presto. Sono stati rimossi cavi di gomma, tubi in ferro, bottiglie di vetro e di plastica, lattine di ogni genere e addirittura anche un attrezzo per fare grigliate.

Particolare attenzione è stata data allo spazio retrostante il muro che delimita un lato dell’eremo. Turisti disattenti e poco sensibili all’ambiente da sempre usano quel “corridoio” come una discarica.

Sono stati riempiti sette sacchi grandi portati poi a spalla sino al parcheggio di Rubbiano dove ci sono due contenitori di rifiuti d’indifferenziata.

La proposta ha contaminato anche le famiglie salite a San Leonardo per una giornata di svago. Diverse le mamme che, vedendo i volontari in azione, si sono lasciate contagiare, chiedendo sacchetti per immondizia e facendo condividere poi ai propri uomini il trasporto di quelli pesanti sino ai contenitori.

Dopo la Santa Messa, in una chiesa gremitissima di persone attente, non è mancato un simpatico e gustoso pranzo insieme a padre Pietro, il francescano che da quasi 40 anni spende la sua vita per ricostruire prima e sistemare dopo l’antico convento che fu dei monaci benedettini. E che, in tempi a noi più vicini, Mussolini donò al direttore del Corriere della Sera Albertini. Una tavolata allegra e composta, che ha visto il frate di 86 anni, benché ingobbito dal duro lavoro, mostrare tutta la sua lucidità e arguzia.PADRE

La pulizia è ripresa subito dopo e sino a metà pomeriggio, smessa giusto in tempo per evitare la pioggia.

L’iniziativa degli Antichi Sentieri-Nuovi Cammini ha avuto anche un altro obiettivo. Quello di rilanciare un atteggiamento fattivo di condivisione per un bene da considerare comune. La montagna questo è, così come il pianoro, così come i boschi e i corsi d’acqua: pubblico, cioè della gente, cioè di ognuno.

Tra queste contrade e queste montagne, gli usci civici e le comunanze erano una modalità consueta di comportamento ma anche di disciplina giuridica. La modernità ne ha lasciato solo una traccia nel nome di un municipio: Comunanza, esattamente.

Eppure, la salvaguardia dei luoghi, la tutela dell’ambiente, l’amore per i Borghi sono la possibile garanzia per una Buona Vita. E per il rilancio solidale delle Comunità.

Il prossimo appuntamento dell’Associazione Antichi Sentieri-Nuovi Cammini sarà un itinerario dantesco con a tema la Madonna: sabato 27 settembre (ore 18:30) a Fermo, dal sagrato della Chiesa del Carmine al sagrato del Duomo, ascoltando Giovanni Zamponi recitare la Divina Commedia, e Adolfo Leoni proporre poesie di Mario Luzi e Davide Maria Turoldo. L’occasione è data dalla “Solennità della Dedicazione della Cattedrale” all’Assunta.

PULIZIA DEI LUOGHI E COMUNANZE  

HDomenica prossima, gli amici dell’Associazione Antichi Sentieri-Nuovi Cammini saliranno sino all’eremo di San Leonardo al Volubrio, sopra la gola dell’Infernaccio, in territorio di Montefortino.

La spianata dinanzi alla costruzione eretta da padre Pietro è sporca.

I turisti della domenica hanno lasciato immondizie ai bordi.

L’Associazione si è mobilitata per portare via quel che stona in un luogo altrimenti stupendo.

Un gesto non episodico. Settimane fa, l’Associazione ha ripulito una porzione di terreno dinanzi alla chiesina di San Liberato, tra Monte Vidon Corrado e Montegiorgio. Un altro luogo suggestivo e abbandonato.

In precedenza, gli interventi sono stati effettuati altrove.

Ugualmente hanno fatto alcuni volontari diretti da Roberto Ferretti sistemando l’esterno di Rocca Montevarmine a Carassai.

E il tutto gratuitamente.

Perché? Perché quei luoghi, così come tanti altri, pur non essendo di nostra immediata proprietà, ci appartengono comunque. Sono pubblici nel senso più ampio del termine: sono ad uso della gente, del popolo. Così la gente, il popolo dovrebbe in qualche modo proteggerli e curarli, specie oggi che rischiano il degrado e l’abbrutimento per mancanza di cure istituzionali.

La crisi economica che attanaglia gli enti locali rischia di compromettere anche il paesaggio. Non ci sono soldi, e allora non si fanno le potature; non ci sono soldi, così non si procede con una pulizia corretta delle strade; non ci sono soldi, così le piccole chiese di campagna restano coperte dall’edera e dai rovi. Non ci sono soldi, dunque le pavimentazioni delle vie si sbriciolano.

Le istituzioni pubbliche, che hanno avocato a sé ogni compito e servizio, sminuendo così e appannando il senso di appartenenza dei cittadini alle proprie terre, sono nei guai. Ma questo sarebbe poco male. Il guaio maggiore è il conseguente abbandono dei luoghi e incapacità di reazione degli abitanti.

Nelle nostre campagne ci sono ancora contadini che, intendendo parlare del municipio, lo chiamano “la Comune”. Il termine è bellissimo. Non perché faccia tornare in mente la Comune ottocentesca di Parigi, ma perché rende plastico il senso di comunità, dello stare insieme, del collaborare per migliorare i nostri borghi, la nostra vita.

Agli inizi degli anni ’50, due agricoltori della Valdaso che amavano la loro Comune (non ricordo se Moresco o Lapedona), non riuscendo l’amministrazione in carica ad ottenere dalla provincia di Ascoli Piceno la sistemazione della strada che congiungeva la campagna al centro, presero qualche pacchetto di Campofiloni e andarono, pagando in proprio, dritti dritti a Roma. Condendo un po’ di italiano e di dialetto, un po’ di prodotti alimentari e tanta passione, convinsero un noto parlamentare ad intervenire. La strada si fece.

Il termine “Comunanza”, oltre che nome di un paese dell’ascolano, ricorda un sistema: il comune uso agricolo e boschivo di un’area. Un’area condivisa tra le persone.

Ecco, allora due termini e quindi due modi di condotta da riscoprire: Comunanza e Concordia, dove quest’ultima significa: portare la corda insieme, condividere la stessa fatica, lo stesso risultato.