TE DEUM

Te Deum, per mia moglie che si erge come diga, quando i sogni fuggono troppo lontani dal quotidiano, e come vela spiegata al vento, quando è tempo di prendere il largo dalla piatta calma del giorno;

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Te Deum, per i miei figli così diversi e così uguali, capaci di ascoltare e rendere giudizio le cose incontrate, di esplicare una senso di responsabilità quando molto ci dice di chiudere le imposte e trincerarci in casa;

Te Deum, per i miei amici, che sono presenti nelle mie assenze, e silenziosamente partecipi della mia vita;

Te Deum, per la nuova gente incontrata, che mostra la bontà del vivere e del lavorare;

Te Deum, per le difficoltà attraversate e da attraversare, e per le strade intraprese;

Te Deum, per la Chiesa a cui appartengo che sempre, nel momento più basso, rilancia il punto più Alto;

Te Deum, per chi non ce la fa e cerca un’ancora, per chi soffre e cerca consolazione, per chi ama e desidera amore;

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Te Deum, per questo mondo impazzito, perché dal non senso, tornerà il Senso.

Te Deum. Oggi e sempre. Perché in Te la speranza

LE BUGIE DEI POLITICI. IL CROLLO DEI PARTITI. E I SONDAGGI DELLA DEMOS. VIVA IL PAPA RE? NON SI PUO’  

Leggo le cronache politiche e mi vengono in mente scene da film. Come quella di Caccia ad Ottobre rosso quando il consulente del presidente americano dice all’analista della CIA: “I politici sono tutti bugiardi”. Nessuna novità, ma precisazione significativa, perché le generalizzazioni fanno male ma aiutano a difendersi.

Ho ripensato a quella battuta scorrendo le vicende della vecchia-nuova-rivecchia giunta di Sant’Elpidio a Mare, e le parole del sindaco Alessio Terrenzi.

Giorni fa, Terrenzi ha mandata a casa senza tanti complimenti tre dei suoi assessori, ha imbarcato uomini del Pd, lui che della guerra al Pd aveva fatto l’arma di propaganda elettorale, e quando qualcuno gli ha tuonano chiaro chiaro in faccio: “questo è un ribaltone che tradisce le intese e le promesse elettorali”, lui, angelicamente sorridendo, ha dettato l’ennesimo comunicato stampa nel quale, scandalizzato come non mai, ha soppesato gravemente queste parole: ma no, ragazzi, vi sbagliate, ma quale ribaltone, solo un gentile cambio di volti, un restyling, magari solo in attesa della Befana e di un anno pieno di letizia.

bugie-dei-bambini

Ma più buffo o forse più calato nella parte del consulente presidenziale cinematografico, è il vice sindaco Franco Lattanzi. L’uomo che ha tirato giù dai sogli municipali più di un sindaco, ha replicato: massì, come no, questo è un vero e proprio ribaltone, e tu caro sindaco stai mentendo sapendo di mentire.

Solo che Lattanzi, mentre formula questi pensieri, resta in carica come vice sindaco e membro di giunta. Cioè, per raccapezzarci, resta a difesa di un primo cittadino che dice di non gradire più, e continua ad appoggiare chi gli ha buttato dalla rupe i suoi uomini.

Boh! Forse ci vorrebbe uno psicologo per spiegarci certe duplicazioni di personalità.

Si dice una cosa e se ne pensa un’altra. Bianco e nero non esistono più. Il grigio ha 50 sfumature, come insegnano romanzi e film erotici.

Bambini-e-bugie

Tutto sta diventando uguale a tutto, ogni cosa è opinabile.

Ma questo accade nel mondo astratto, siderale, ovattato della politica.

Perché, altrimenti, la gente qualunque, quella che chiama bianco il bianco e nero il nero, non la beve più, nonostante i miliardi di comunicati stampa che passano come piccole imitazioni dei minculpop o del cinema di Goebbels.

Non la beve proprio più. A dimostrazione c’è il sondaggio Demos, svolto per conto del quotidiano La Repubblica.

Ci informa che la fiducia degli italiani nei confronti dei partiti e quindi nei confronti dei loro vertici, è sprofondata ancora, passando dal 5% al 3%. Come dire: ai partiti e ai loro capi non crede più nessuno.

Cala vistosamente anche la credibilità delle istituzioni.

Il presidente Napolitano non ne esce bene, così come il suo figlioccio Matteo Renzi.

L’87% degli italiani invece guarda con fiducia solo a papa Francesco, ma non tanto “al papa buono” del pacifismo fine anni 60, ma al papa concreto, realista e, come scriveva stamattina Giuseppe Frangi, all’unico motivatore che c’è oggi in giro. Uno, che quando dice una cosa, quella cosa la fa.

Esattamente quella.

Ma il papa re non è più proponibile. E qui il problema si fa serio

TURISTI NON PER CASO. I GEMELLAGGI AIUTANO IL TURISMO… E LA STORIA

Turisti non per caso.

Turisti da raggiungere, invitare, convincere, coccolare. Ogni modalità è utile, purché intelligente e adatta allo scopo.

Di qualche mese fa, l’invettiva di Vittorio Sgarbi: amministratori idioti non allestiscono più mostre. Non capiscono che le mostre portano soldi e turisti, molto più dei musei, che sono ”luoghi della morte”.

La pensiamo come lui. Aggiungendo anche dell’altro. I beni culturali delle nostre comunità possono essere richiamo anche attraverso gemellaggi culturali.

Ci spieghiamo.

Personaggi, storie, intuizioni. E legami. Che vuol dire anche turismo e commercio. La Cultura farebbe guadagnare, se solo ci credessimo fino in fondo. Guardando a 360 gradi, tenendo tutti i fattori in considerazione.

I gemellaggi, ad esempio.

Saporoso-Matteucci

Vincenzo Matteucci, soprannominato “Saporoso” perché persona affabilissima, era fermano. Una Torre ricorda la sua famiglia. In quella torre rinchiuse la stupenda principessa Cameria, figlia di Solimano II, sposa promessa ad un generale del Gran Sultano.

Torre-Matteucci

Saporoso fu anche capitano di ventura e architetto. Fortificò Ragusa, la Dubrovnik attuale, nella “nostra” Dalmazia, in Croazia (del sud) per la nuova geografia. Perché Fermo non chiama Dubrovnik e stabilisce un contatto a partire da quei fatti?

Nel Museo diocesano spicca la Casula di Thomas Becket. Forse l’oggetto più prezioso dei tanti preziosi che vi si conservano.

Fu lavorata finemente dai Mori di Spagna. La indossò l’arcivescovo di Canterbury, Thomaso, colui che venne ucciso dai sicari di re Enrico.

Ne scrisse Eliot in “Assassino nella Cattedrale”

Dopo l’uccisione, la madre di Thomas donò la Casula al vescovo di Fermo Presbitero, che era stato compagno di studi di suo figlio a Bologna.

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Fermo chiami Canterbury. C’è un legame forte che vincola le due terre. Perché non gestirlo?

A Kilkenny in Irlanda ci sono edifici pubblici e privati intitolati al cardinal Rinuccini.

Rinuccini era fermano, e venne spedito dal Papa nel 1600 per sostenere gli irlandesi nella guerra con l’Inghilterra.

Ancora un legame: Fermo chiama Kilkenny.

A Massa Fermana, nella zona prossima al cimitero sorge un convento che fu eretto dopo il passaggio di san Francesco. Vi risedettero per qualche tempo San Bernardino da Siena e san Giacomo della Marca di Monteprandone.

Due santi ma anche due economisti, tra virgolette.

Furono loro a pensare e costruire i Monti di Pietà.

Ancora legami. Ancora possibilità di gemellaggi.

Perché non usare anche questa strategia?

AGROMAFIE. IL PROBLEMA RIGUARDA ANCHE LA TERRA DI MARCA

La rivista Il Gusto…della Vita e l’Associazione Cuochi della Provincia di Fermo da anni hanno sollevato il caso delle Agromafie. Ne hanno scritto e ne hanno discusso in convegni appositi a difesa dei nostri piccoli/grandi produttori di qualità, e dei nostri ristoratori. Oggi l’Eurispes scende in campo con un importante Rapporto, il terzo.
Roberto Moncalvo, Presidente Coldiretti, Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio, Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, presentano i risultati della terza edizione del Rapporto, un lavoro di ricerca realizzato dall’Eurispes e condotto nell’ambito dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare promosso da Coldiretti.

agromafia


La stesura del Rapporto è stata resa possibile anche grazie al contributo documentale proveniente dalle Forze dell’ordine, dalla Magistratura, dalle Istituzioni e dagli Enti che operano sul territorio a salvaguardia del comparto agroalimentare. Un flusso di informazioni reso ancora più strutturale grazie al contributo di Gian Carlo Caselli che ha coordinato, attraverso l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, i diversi attori che aderiscono e sostengono il progetto di monitoraggio delle evoluzioni criminali in questo àmbito.
Falso Made in Italy, infiltrazione della criminalità nella ristorazione, i colletti bianchi, la sofisticazione di prodotti come il vino e l’olio, le contraffazioni dell’alimentare che viaggiano sul Web, il sommerso in agricoltura sono solo alcuni dei fenomeni affrontati nelle pagine del Rapporto ai quali l’Italia deve dare con urgenza una risposta a tutela del comparto più importante della nostra economia e baluardo della nostra immagine all’estero.

STORIE MINIME. ESEMPI ENORMI. CLAUDIO E FEFE’

Il grandissimo scrittore Giovannino Guareschi avrebbe commentato: “Mondo piccolo”.

Enzo Jannacci, l’indimenticabile cantautore milanese, avrebbe cantato: “Roba minima”.

Scherzando, entrambi sottolineavano che le piccole cose, sottaciute dai tanti e non prese in considerazioni da troppi media, fanno invece grande il mondo.

In queste ore, i reggitori della cosa pubblica stilano il bilancio di un anno nero.

Il presidente Napolitano parlerà alla Nazione, ultimo suo discorso prima delle dimissioni.

Economisti e sociologi anticipano il 2015 alla luce del 2014.

Molti i richiami alla solidarietà, alla concordia. All’onestà.

A volte le parole, pur giuste, restano però sospese in una specie di limbo.

Astrazioni adatte per ognuno. Ma proprio per questo vagolanti a mezz’aria

Bello sarebbe invece chiamare le cose con nomi propri. E premiare quei gesti piccoli e minimi.

Due esempi.

Claudio è un giovane di una ventina d’anni, lavora in un esercizio pubblico a Fermo, contratto a chiamata. Nei giorni scorsi ha ritrovato un portafogli.

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Conteneva 700 euro. Nessuno se n’era accorto. Neppure il proprietario.

Poteva intascarli, magari facendo ritrovare il portafogli. Ma non è questo quel che la famiglia gli ha insegnato, e neppure quello che lui desidera e pensa.

Così, ha cercato il proprietario restituendo il tutto, guadagnandosi una pizza. Una pizza e una contentezza nel cuore, per aver fatto quel che andava fatto.

Si meriterebbe una citazione – e gliela stiamo facendo – ed anche un premio. Se fossi il Prefetto, lo chiamerei senza clamore e fotografi in ufficio e, a nome dello Stato italiano, gli direi: grazie. Grazie per aver dimostrato un comportamento civico che non nasce dall’educazione civica – che neppure si insegna più a scuola – ma da un sentire profondo che viene da qualcosa d’altro.

L’altro esempio è quello di un vecchio fornaio di Montegiorgio. Ciro Mennecozzi, Fefè per tutti, 94 anni, è morto ieri, oggi i funerali. Fino a poco tempo fa aveva continuato a suonare il basso tuba. Uno strumento enorme, il più grosso della banda Domenico Alaleona. Ci voleva fiato e coraggio. A Fefè non mancava né l’uno né l’altro. La sua vita era stata costellata di durezza e soddisfazioni. La guerra, la Russia, il carcere in Germania, i patimenti, e poi il lavoro, la famiglia. Il suo forno era sotto la Scuola media. Acquistare pizza o biscotti o pane era ricevere anche una lezione di vita, di educazione, di storia. Nelle “sortite” con la banda cittadina raccontava le sue vicende di guerra, non perché se ne vantasse, ma perché erano state ricche di esperienza. E ne traeva il buono riscontrato nel tanto male. Lo stesso “buono” che “insegnava” agli studenti-clienti.

mENNECOZZI2Una vecchia foto con “Fefè” cerchiato di rosso

Ha lavorato sodo, ha suonato tanto. Era una persona seria, onesta, solida, di una cultura e filosofia popolare che farebbe impallidire tanti intellettuali. Soleva ripetere: «Si conclude un anno, si chiude un libro; muore una persona, si chiude una biblioteca».

Un altro esempio dunque. Da non dimenticare, se vogliamo che il 2015 sia un tantino diverso dall’anno che stiamo lasciando. E, soprattutto, se vogliamo che le biblioteche della vita restino aperte.

E SE FOSSE TUTTO VERO?  

E’ stato un successo. Del tutto inaspettato. Prima in Spagna, ed ora, da qualche mese, anche in Italia e in un’altra ventina di Paesi.

Il docu-film La Terra di Maria sta riempiendo i cinema solo con il passaparola ed internet. Qualche trailer in rete ma nessuna pubblicità televisiva.

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All’ “Adriano” di Roma, non sono bastati i posti. Lo stesso è accaduto in altri locali. Ed ora il film arriva anche da noi. Con le stesse prospettive.

Siamo di fronte ad un fenomeno nuovo, di grandi proporzioni, che va al di là del marketing, della comunicazione tv. Quasi un’opera da samizdat, sotterranea, che si afferma da bocca ad orecchio. Si spande come olio.

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Il regista, Juan Manuel Cotelo, non è nuovo a questi primati. L’altra sua opera: L’Ultima cima (2010), storia di un sacerdote (don Pablo Dominguez) appassionato di montagna (viene la voglia di paragonarlo a Piergiorgio Frassati) e morto nel 2009 mentre scendeva dal Moncayo, ha battuto al botteghino i ben più reclamizzati Sex and the city e Harry Potter.

La Terra di Maria, uscito lo scorso Natale in Spagna, indaga due fenomeni connessi: il senso di felicità e l’appartenenza al cattolicesimo. Lo fa senza alcun fine apologetico. Ma cercando di capire cosa sia accaduto ad una serie numerosa di persone normalissime, alcune un tempo decisamente contrarie alla Chiesa, in dieci Paesi del mondo.

Quasi un’indagine investigativa, da agente segreto, con tante domande poste e tante risposte ottenute. Un verbale scritto e visivo dove passa la vita di donne e uomini trasformati. Dove la molla dell’inchiesta è quella di voler comprendere quella strana gente che crede ad una donna vergine che ha dato alla luce un Dio, che fa compagnia e sostiene la vita buona delle persone.

Un’indagine sul significato della vita, sul senso della morte, sul come rendere in pienezza la quotidiana esistenza.

Cotelo, 47 anni, oltre che regista, è stato anche produttore del film ed attore. E in questo ruolo, ha assunto le vesti di una specie di agente segreto, o avvocato del diavolo, come si firma in una lettera agli spettatori in cui afferma: «Se Dio e la Bibbia fossero invenzioni della fantasia, sarebbe bene dimenticarseli insieme ad altri personaggi delle favole. Ma se fosse vero che siamo amati, perdonati, cercati e attesi da Dio… Se fosse vero che chiunque può conoscere Dio, perché Dio non si rivolge alle persone speciali, ma è per tutti, ovunque oggi… sarebbe forse il caso di smettere di parlare di Dio e iniziare a parlare con Lui…».

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Una conclusione a cui l’ “avvocato” arriva dopo aver ascoltato John Rick Miller, ricco imprenditore statunitense, ex consigliere del governo USA, un tempo accanito oppositore della Chiesa Cattolica; oppure, John Bruchalski, già ginecologo abortista di Washington D.C., che volendo aiutare le donne, si accorge che quella non è la modalità adeguata; o, ancora, Silvia Buso, bella e atletica ragazza padovana che, all’improvviso, viene colta da crisi epilettiche, diventa paraplegica e finisce su una sedia a rotella, sino al “miracolo” di Medjugorje. Oppure, Salvador Iniguez, messicano, infermiere, che spende la sua vita tra prostitute e derelitti, e si sente felice.

Gente cambiata da un incontro. Gente lontana che torna e accoglie la Fede.

Il film non arriva ad alcuna conclusione. La lascia allo spettatore.

E’ solo un metodo di indagine per capire quella nuova “felicità” che ha colto personaggi lontani cui la vita è mutata seguendo una strada.

Che sia “La ricetta di Dio”?

Libertà di pensiero e di giudizio, senza però nulla escludere, nulla censurare.

La possibilità: la categoria principe della razionalità; anche, e soprattutto, di quella scientifica

 

#BENIGNI RICUCE LO STRAPPO TRA FEDE E VITA

Ho visto in parte i #Dieci #Comandamenti di Roberto Benigni.

Qualcosa mi ha convinto, qualcosa no.

Ho letto diversi giudizi il giorno successivo lo spettacolo televisivo.

Non mi soffermo sul compenso milionario, o sulla mancanza di citazioni del demonio. Non è questo che m’interessa.

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Neppure mi faccio condizionare dalla telefonata fatta da papa Francesco al comico-intrattenitore. Indubbiamente una condivisione.

C’è un’altra cosa che voglio dire.

Certi argomenti oggi escono dalle chiese – sempre, poi, che vengano trattati nelle chiese – grazie ai “laici”. Dove qui per “laici” intendo coloro che preti o religiosi non sono.

La riscoperta dei basamenti della fede cristiana oggi riappare in pubblico non perché gli “addetti ai lavori” ne parlino in pubblico ma perché la gente qualunque ne avverte la necessità ed opera di conseguenza, e qualche direttore di testata ne coglie l’occasione.

Con questo, non voglio dire che Begnini sia stato un mercenario della fede.

No, anzi. In certi passaggi era tutto dentro al discorso sui Comandamenti. A suo modo, certamente, ma dentro. Come qualcosa che, volenti o nolenti, abbiamo insito nel nostro DNA. E che riaffiora.

D’altronde è la nostra storia e la nostra tradizione.

i dieci comandamenti

Per amarla o avversarla dobbiamo comunque farci i conti.

Era – è – un patrimonio che si è tramandato di generazione in generazione, dove la persona ne era informata (nel senso di averne la forma), al di là della frequentazione o no delle chiese e dei preti.

Un ricordo personale. Da piccoli, prima di andare a letto, io e mia sorella chiedevamo a nostro padre la santa benedizione. Lui non era tanto di chiesa, le sue idee era socialiste. Socialiste e popolari.

Lui ci rispondeva: “Che Dio vi benedica”.

Una contraddizione? Non credo.

Credo invece che anche il suo popolarismo, come quello di tanti altri – ho avuto un sacco di parenti comunisti – si fondasse sul riconoscimento del fatto cristiano.

Quando sono arrivati i fratelli più piccoli, la santa benedizione non veniva più chiesta e quindi data. Qualcosa stava cambiando nella cultura.

Il fatto religioso si richiudeva nel recinto della chiesa, nelle preghiere dinanzi agli altari, nelle processioni intime. Cosa da “specialisti” del settore.

Non era più cultura popolare e “laica”. Erano cose da “addetti ai lavori”, appunto.

Benigni rompe, anche se inconsapevolmente, anche se parzialmente, questa separazione, e riunisce vita e fede. Partendo dalla sua storia personale, di bambino adolescente adulto

La tv stavolta ha aiutato, sapendo chiaramente che c’era un’attesa tra la gente. L’Auditel le ha dato ragione. I segnali c’erano tutti. Esistono molti altri casi simili a quello di Benigni, nelle piazze d’Italia e d’Europa.

Il fattore religioso torna ad interessare. E la cartina al tornasole è proprio il virulento opporsi di qualche intellettuale che deve mantenere la sua posizione e il suo punto di vista. Quel punto di vista che gli permette di esistere ed essere conosciuto solo perché esiste l’altra parte, quella da avversare.