SOLO UNA PREGHIERA CI SALVERA’. E UN IMPEGNO

Settenario della Madonna del Pianto: dal 10 al 18 gennaio 2015.

Sabato 10: processione di trasferimento dal Santuario omonimo di Fermo alla Chiesa cattedrale.

Stavolta decido di andare. Solitamente partecipo alla processione di rientro. Stavolta non posso. Sento di dover far altro. Troppo brucianti le ferite della strage islamista di Parigi e dintorni. Troppo laceranti i massacri di Boko Haram in Nigeria. Troppo foschi i presagi dell’Isis in Siria, in Iraq, in Libia a due passi da casa nostra…

MARCIA

Non ho scritto su fb la frase “Je suis Charlie”, né, per ovvi motivi, ho partecipato alla marcia parigina: 2 milioni di persone. Sono d’accordo con l’una e con l’altra (la frase e la marcia). Ma credo anche che occorra molto di più. Non l’emozione dell’attimo successivo a tragici fatti. Non l’esercito (anche, alla bisogna), né la cultura (anche, alla bisogna).

CHARLIE

Un’invocazione, occorre soprattutto, una preghiera. Un “sì” come quello della Vergine. Il mondo restò immobile e silenzioso quando l’Infinito entrò nel finito. Il creato tacque quando il Creatore si fece carne nel ventre di una ragazza.

Tutto immobile per convertirsi, per guardare altrove, per mutare prospettiva.

Seguo, da solo, il carro che porta la Madonna. Davanti alla statua, un centinaio di fedeli e la Confraternita. Intravedo solo due spade delle sette che infilzano il seno della Vergine. Oggi sarebbero settemilioni di più…

Sono quelle dei giornalisti trucidati durante una riunione di redazione (io non avrei mai pubblicato quelle vignette, ma loro avevano il diritto di farlo e nessuno poteva impedirglielo tanto meno con le pallottole dirompenti dei Kalashnikov); sono quelle del poliziotto macellato a terra (mussulmana la vittima, mussulmani i macellai); sono quelle delle duemila vittime nere e cristiane, smembrate e squartate a colpi di machete dalla furia dell’odio religioso; sono quelle dei bambini violentati nelle favelas di Belo Horizonte, dove la vita nulla vale; sono quelle dei piccoli europei sbranati dagli orchi pedofili di una perversione possessiva mai registrata prima.

Sono, sono…

Sono milioni di spade in più incastrate nel seno casto ed esile di una quasi bambina.

madonna

Seguo, da solo, il carro che porta la Madonna. Fece miracoli privati negli ultimi quattro secoli, ed uno grande e immenso a Fermo, sessant’anni fa, risparmiando la sua gente dal gorgo nero della guerra. Nessuna mattanza da noi.

Eppure, le persiane sono chiuse, i drappi non appaiono alla finestra. I giovani tirano dritto, uno sguardo appena come ad un fenomeno strano di gente strana sopravvissuta a una credenza non più creduta.

Qualche anziano in piazza si toglie il cappello, qualche ragazza uscita dal caffè si segna ancora. Il vigile saluta sull’attenti, forse deve farlo, forse sente di farlo. Lo fa.

In mattinata, tre mussulmani hanno indossato casacche bianche con scritte di solidarietà alle vittime francesi. Qualcosa si muove e commuove. Bene. Il terzetto si è collocato accanto all’albero di natale. Lo stesso che nulla ha detto della festa della nascita di Cristo. Ha rappresentato solo il vuoto di una festa senza più il festeggiato. Il vuoto. In fisica non esiste il vuoto, qualcosa sempre lo riempie.

Il portone del Municipio è sprangato. Nessun segno di vita. La Madonna che ha protetto la città, la Signora della tenerezza che consente oggi l’atteggiamento di accoglienza dei profughi, che è all’origine della dolcezza ospitale, è come corpo a latere, quasi clandestino.

Passiamo dinanzi ad usci serrati.

E’ notte sulla piana del Girfalco. La torre del Duomo è nella semi oscurità. La luce illumina il portale. La seconda porta d’ingresso è spalancata. Più ci si avvicina e più appare netta l’immagine dell’Assunta sul fondo del tempio.

Il Settenario inizia con una santa messa. Le navate sono colme di gente. Incredibilmente. Hanno sentito lo stesso richiamo. La stessa sensazione. Lo stesso bisogno. Un’invocazione, una preghiera. E una testimonianza. Lo dice il sacerdote: testimoniare

Testimonianza,   anche pubblica, spiega. Serena, tranquilla ma non impaurita, né tremebonda…perché gli usci si aprano di nuovo, le finestre si spalanchino, le famiglie tornino gaie, la vita ridiventi piena. Piena di senso e di significato. Quel vuoto da colmare… Altrimenti colmato…

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