DA DOVE LA #LONGEVITA’?  

I #Vincisgrassi? Li cuocevano in uno stampo rotondo di rame, con il fondo a forma di stella sbalzata. C’era prosciutto, c’erano funghi e tartufi, c’era besciamella. Ed erano bianchi. Così accadeva nelle cucine dei benestanti aristocratici e alto borghesi.

vinci

Nelle campagne, dove si ricorreva ai prodotti “poveri” e di casa, i vincisgrassi erano diversi. E sono quelli giunti sino a noi. Trasformati.

Tommaso Lucchetti, docente universitario di Storia dell’alimentazione alla “Carlo Bo” di Urbino, si rammarica di non aver avuto ancora il tempo di approfondire il rapporto tra l’arte del rame e la gastronomia. Ma lo farà.

LUCC

Il professore parla lentamente. E sottovoce, quasi un flauto. Il suo è un dire tranquillo. Come se dinanzi, nel suo studio in Facoltà, avesse i suoi allievi per un confronto sulle prossime tesi.

Invece, lunedì scorso, sedeva in una stanza dell’azienda Fontegranne di Belmonte Piceno che odorava di latte e formaggi, e di fronte aveva un gruppo di adulti che partecipano all’iniziativa sulla longevità attiva, iniziativa della Regione.

Il prof. è certo: la qualità della vita nelle Marche era e, per certi versi, ancora è superiore rispetto ad altre aree.

VECCHIO

Di questo si interroga il gruppo belmontese. Cercando di riesumare un filone d’oro dimenticato. Facendo tesoro dei racconti dei vecchi.

La domanda è: da dove origina quella migliore qualità della vita?

La bellezza, innanzitutto. Il bello è ovunque presente in Terra di Marca: nel paesaggio, sui crinali, ai piedi e in cima ai monti fatati, nei borghi dove la mano dell’uomo “anni sessanta” non ha potuto calare del tutto la sua colata cementizia e barbarica. Gli esempi non mancano. Il “balcone” di Monsampietro Morico come quello di Monte Vidon Corrado sfonda l’infinito; il torrione di Moresco buca la notte con i suoi sette spicchi di mura. Alteta sembra, in sedicesimo, una piazza del campo senese; i Gerosolimitani elpidiensi ancora sembrano vivere nella maestosa torre di piazza…

Il gruppo intorno a Fontegranne ha già effettuato più di dieci incontri. Protagonisti sono stati gli anziani. Tanti, arzilli, partecipi. Ognuno una storia. Dunque, da dove la longevità?

Dalla vita nei piccoli centri, che aiuta, perché la comunità è ancora presente, perché la solidarietà non è sparita. Dal lavoro, sentito come stoffa di sé, e dal lavoro nei campi che non è stato mai del tutto dimenticato. Anche chi ha cambiato mestiere ha tenuto un fazzoletto di terra da coltivare. Dall’alimentazione, che ha avuto nell’olio e nella frutta gli elementi base, e nella frugalità, che significa stagionalità. Dalla musica che si è rivelata tra i vecchi una componente essenziale dello stare insieme: musica ballata, cantata, suonata. Dal ruolo della donna: la famosa vergara, amministratore unico di quella famiglia solida, forte, rocciosa. Dalle credenze popolari o, meglio, dalla medicina popolare, che conosce erbe e rimedi naturali. Dalla conoscenza e condivisione dei cicli naturali con le sue feste ricalcate sulle stagioni. Dalla religiosità e dalla fede in questa terra toccata particolarmente dai benedettini e dai francescani, e protetta dalla Madonna di Loreto.

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