CRISI POLITICA A FERMO. NELLA BRAMBATTI ADDIO. VOTO A MAGGIO

Prima delle parole, valgono i comportamenti e le immagini.

Queste vi raccontiamo a poche ore dall’apertura ufficiale della crisi politica a Fermo.

Ore 11:15 di oggi, terzo piano del municipio di via Mazzini.

Via vai di assessori. E’ il loro ultimo atto.

L'assessore Giustozzi, immagine di repertorio

L’assessore Giustozzi, immagine di repertorio

Nunzio Giustozzi sembra un dandy. Sciarpa di seta e combinato azzurro a pois grigi. Testa eretta, come se i progetti messi in cantiere da assessore alla cultura, ed oggi sfumati per la fine anticipata, non lo sfiorassero. Sembra, ma non è così. Lo sappiamo bene. Gli fanno male.

Luigi Montanini, altro assessore, completo nero e camicia bianca slacciata al collo. Voce tonante come di chi dissimuli dicendo: massì torneremo al comando, ben sapendo però che ora dovranno sudare sette camice, ed anche di più, per rimettere piede in Comune.

La Aliberti (bilancio) e Menicali (sport) restano anche oggi sullo sfondo.

Il più verosimile è Sandro Vallasciani, presidente del consiglio. Scommettiamo che non abbia dormito la notte precedente. Giacca corta da ventenne, pantaloni grigi coloro rammarico.

Formicolio di giornalisti ma anche di avversari nuovi e amici vecchi di Nella Brambatti.

Arriva, inaspettato Pino Alati, ex leader socialista, ex aspirante alla poltrona, oggi UDC in cerca di riscatti. Entra in segreteria e saluta il sindaco. Ha il buon gusto di non fregarsi le mani, subito.

Con un leggero ritardo inizia la conferenza stampa.

Il sindaco indossa una maglia bianca e grigia, ha rinfrescato la piega del capello a caschetto, per il commiato.

Il sindaco Brambatti

Il sindaco Brambatti

Si siede a capotavola, eretta, guarda dritto negli occhi i colleghi giornalisti. Il posto vicino è per Manolo Bagalini, giacca in panno scura, cravatta celeste. Un ragazzino.

La Brambatti spiega di aver protocollato le dimissioni, perché la maggioranza non c’era più, che si era progressivamente sfaldata. Eppure il lavoro c’è stato, dice, dai derivati alla tutela dell’ambiente, ai 100 interventi di opere pubbliche, all’asilo nido, alle scogliere, il debito è stato ridotto, i lavori al Fontevecchia iniziati.

Direttamente e per stile non accusa, ma fa capire. Fa capire che il partito e i partiti della maggioranza non ci sono stati, non hanno elaborato progetti, non si sono confrontati. Mancano ormai personaggi della statura di Ezio Santarelli, precisa.

Partiti niente, personalizzazioni tante.

“Ho preso atto della situazione, – esordisce Bagalini – non c’erano più i numeri. E’ un fallimento politico”.

AD

Si rammarica di dover dare le dimissioni. Ha assunto la carica nel 2013, pochissimo tempo fa. Non può essere responsabile di tutto.

Le dimissioni del segretario del Pd non mi riguardano, precisa l’ormai ex sindaco.

Quasi un’ora e mezzo dura l’incontro. Clima di smobilitazione. La Brambatti torna a casa. Bagalini pure. E pure il Pd, che non ha fatto una bella figura.

Il sindaco-capro espiatorio non è bastato.

A maggio si vota. Fabrizio Cesetti è pronto.

All’uscita, dinanzi alla segreteria del primo cittadino stazionano i consiglieri Gaetano Massucci e Luciano Romanella.

Gaetano Massucci

Gaetano Massucci

La campagna elettorale è iniziata.

Forza Italia non s’è vista.

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