STORIE DI QUESTA TERRA. IL GUERIN MESCHINO

Governavano Durazzo Milone principe di Taranto e Fenisia della stirpe d’Albania. Era, il loro, un saggio amministrare; ed il popolo viveva felice nella concordia e nel lavoro. Fu a causa degli “infedeli” che quella letizia ebbe a terminare. I Mori assaltarono la città; sopraffecero le truppe del saggio sovrano ed arrestarono gli stessi governanti. Guerino, il principino ancora in fasce, rimase solo al mondo, senza genitori e senza amici. Iniziarono così le sue peripezie per ogni terra all’uomo allora nota. E fu così che prese il nome anche di “Meschino”, il figlio della sventura.

GUERI

I primi anni li passò a Costantinopoli. Alla corte dell’imperatore fu impiegato come paggio. Qui conobbe Elisena, figlia del sovrano, e se ne innamorò. Ma cosa poteva dar lui, misero ragazzo, ad una principessa e futura imperatrice? Scattò in Guerino la volontà di uscire dalla sua umile condizione. Ma, soprattutto, il cuore gli richiedeva di conoscere la sua vera identità. Da chi era stato generato? E dov’erano finiti suo padre e sua madre? Certe volte, specie nel sonno, queste domande gli martellavano improvvisa la mente. Decise così di farsi soldato. E, gradualmente, si mise in mostra come abile cavaliere e guerriero. Non c’era torneo a cui non partecipasse e che non lo vedesse vincitore. In campo scendeva sempre recando armi a colore pieno, armi cioè senza alcuna insegna araldica, segno di una sconosciuta paternità. Il suo valore fu però notato. Lo stesso imperatore se ne interessò. Non poteva un simile campione essere di bassi natali.

Alla reggia giunsero, allora, maghi e veggenti chiamati dal Signore di Costantinopoli per conoscere la verità sul giovane cavaliere. “Il ragazzo troverà se stesso e la sua casata viaggiando verso Oriente, come già Alessandro, sino all’oracolo degli alberi del sole e della luna”, fu questo il responso maggiormente accreditato.

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Il giovane partì alla volta delle terre dove nasce il sole. Fra mille avventure e combattimenti raggiunse la montagna sacra ad Apollo, dove sorgevano gli alberi dei due astri. Concedendo quel che poteva la sua fede concedere e rimanendo integro laddove la virtùe l’onore lo richiedevano, Guerino apprese il nome e la sua identità di discendente d’una stirpe reale.

Il suo viaggio però non era terminato. Dove fossero i suoi genitori e quale sorte fosse loro toccata, non era dato sapere. La risposta la si poteva trovare cavalcando verso Ponente. E Guerino invertì la marcia. Fu al Cairo a combattere gli Arabi, quindi passò ad Alessandria per raggiungere l’Atlante. Da tempo viveva in questa località un vecchio eremita mussulmano, capace di vedere nel cuore degli uomini e di scrutare passato e futuro. A lui il giovane si rivolse. Solo la Sibilla Picena – sentenziò il saggio – avrebbe potuto esaudire l’ansia di risposte del cavaliere errante.

Dopo aver attraversato il golfo di Venezia, Guerino fu lasciato sulla costa dei Piceni. A cavallo si diresse verso la montagna e sul far della sera di un giorno imprecisato raggiunse infine la montagna di Venere. Era questa la reggia fatata della maga Alcina, sorella di Morgana, dedita da sempre ai piaceri della carne. Il cavaliere scese nell’antro misterioso. Profumi e luci lo invadevano, e donne stupende s’incontravano dappertutto.

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Guerino spiegò alla Sibilla il motivo della sua venuta. Alcina però lo voleva nel suo talamo ed usò ogni sorta di seduzione per raggiungere lo scopo. Piùvolte il cavaliere fu sul punto di cedere alle tentazioni, ma ogni volte si ricordò delle preghiere insegnategli da un vecchio monaco. Quel “Dio aiutami”, sgorgato dal più profondo del cuore, lo salvò. A nulla valsero gli inganni della maga.

Dopo sette mesi, il guerriero uscì dal regno degli inferi, dove le donne bellissime ed i loro amanti ogni venerdì si trasformavano in immonde serpi. Alcina nulla gli aveva rivelato. Ma quel tempo passato sotto terra lo aveva rafforzato nell’anima e nel corpo. Così si recò a Roma e chiese perdono al Papa. Il Pontefice lo benedisse, gli donò duecento monete d’oro e lo spedì a difesa dei pellegrini a Santiago de Compostela. Dalla Spagna, più tardi, il Guerino partì per la crociata. Liberò Durazzo e nelle segrete del castello trasse via due anziani. Erano i suoi genitori, che potè riabbracciare riconoscendoli per averli visti ritratti in una cappella d’Irlanda. Furono lacrime di gioia. E fu soddisfazione. I genitori riebbero il figlio e Guerino la sua vita e la sua storia.

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