La Buona Scuola non è uno slogan

La “Buona scuola” abita qui. Nella Terra di Marca. Non occorre cercarla nei siti ministeriali. O nei dibattiti in Parlamento. Quella è un’altra cosa: è emolumento, assunzioni, gestione.

La “Buona scuola” è l’interesse del maestro per l’allievo. E’ la comunicazione di una esperienza appassionata per una materia o per l’altra.

La prof.ssa Daniela Simoni

La prof.ssa Daniela Simoni

I “Venerdì dell’Arte” ne sono una prova. Li ha organizzati il liceo artistico fermano-sangiorgese. Vedono sul palco tre docenti: Nunzio Giustozzi, Daniela Simoni, Sabrina Vallesi.

Il secondo appuntamento è stato al Teatro di Porto San Giorgio. Tema: Gli anni del fronte: pittura di guerra; nonsense contro l’orrore: il Dada.

Sono cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia. Di questo s’è parlato da una prospettiva artistica e letteraria. Platea affollata di studenti e di adulti. Incantati gli uni e gli altri. L’orario extra scolastico non ha decimato la partecipazione dei giovani. Sono stati i trasporti pubblici ad assottigliare un poco la partecipazione.

Tre insegnanti che non insegnavano. O, meglio: trasfondevano agli allievi i loro amori e dunque i loro saperi. Quand’è così l’efficacia è massima.

“Buona scuola” anche quella di giovedì 12 marzo, sempre al Comunale di sangiorgio. La Fondazione San Giacomo della Marca ha lanciato l’idea di una mostra audiovisiva su due personaggi: Giovannino Guareschi e Enzo Jannacci. I primi a cogliere la proposta sono stati i dirigenti dell’ITCGT di Fermo, Roberto Capponi, dell’ITI Montani, Margherita Bonanni, e del liceo classico Piero Ferracuti. Poi hanno accettato gli insegnanti Antinori, Pompei, Mezzabotta, Rosati, Vesprini ed altri ancora.

12 marzo 2015 (8)

Un evento nell’evento. Il racconto di Guareschi è diventato un dialogo tra una decina di studenti; la canzone “L’uomo a metà” è stata la proposta di altri tre giovani. Ed ancora, un video ed una vignetta, sempre realizzati dai ragazzi.

“Buona scuola”, dicevamo. Da noi esiste. Grazie a chi si coinvolge. Grazie a chi non sente la cattedra come un luogo di comando ma come un ponte di dialogo. Dialogo con i discenti, dialogo con l’esterno.

Grazie a chi accende fiaccole e non riempie vasi.

Consulti costoro il premier fiorentino.

 

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