L’uomo a una dimensione non muore neanche se l’ammazzano. Come scrisse Guareschi, come cantò Jannacci

“Non muoio neanche se mi ammazzano”. Scriveva questo Giovannino Guareschi internato in un lager tedesco. Non aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Si era beccato il campo di concentramento. Poteva morirvi. Ma prima di tutto poteva abbandonare i suoi ideale, le sue passioni, i suoi amori. E invece: no! Non sarebbe morto idealmente, spiritualmente neanche se lo avessero vessato con ogni mezzo. Lui, lo scrittore della “Bassa”, il giornalista di successo, il vignettista ironico e rispettoso.

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Non avrebbe tirato il freno, Enzo Jannacci. Non avrebbe soffocato l’ultima spinta a una vita diversa. “L’uomo a metà”, titolo della sua canzone dedicata ad un altro indisponibile a portare all’ammasso il cervello, Giorgio Gaber, era proprio la ricerca di una dimensione unica, fondativa.

Quando Francesco Ortenzi, studente dell’ITI Montani di Fermo, ha imbracciato la chitarra per accompagnare Giada Serafini (Liceo classico Annibal Caro) in quella canzone, ha risposto spontaneamente alla presentatrice Carina Holhos: le parole di Jannacci hanno espresso sino in fondo i miei pensieri.

Desiderio di qualcosa di più, desiderio di non omologarsi. Così come le immagini proiettate sul video scelte da Massimo Lattanzi, altro studente dell’ITI Montani.

Inizia così, giovedì 12 marzo, al Teatro di Porto san Giorgio la serata-evento su “Mondo piccolo – Roba minima. Guareschi-Jannacci e le periferie esistenziali”. Un lavoro proposto dalla Fondazione San Giacomo della Marca che ha coinvolto dirigenti scolastici, insegnanti e studenti di Fermo e Porto San Giorgio.

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Voglia di vera libertà e di essere se stessi è anche il racconto “Era una notte meravigliosa”. Lo interpretano Angelica Achilli, Laura Alessandri, Beatrice Ferracuti, Sara Gianni, Lucrezia Marilungo, Leila Ruggeri, Lavinia Nardoni, Tullio Grani, Pietro Marcelli, Riccardo Ricci, Fabio Santarelli.

E’ Giovannino a scrivere ma è anche autobiografia. 33 chilometri a piedi, scelti per staccare dalla scrivania e dagli impegni quotidiani. Oggi diremmo: dallo stress.

Per guardare il fiume, i suoi argini, la luna e le stelle. Per assaporare il silenzio e ascoltare la voce del vento. Cosa può esserci di più “normale”? Eppure, quella scelta di normalità, in una società sempre più consumista e massificata viene vista come una stramberia, roba da fuori di testa. Il camminatore non ce la fa…

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Pungolato da Massimo Valentini, il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini, docente universitario a Milano, sintetizza che l’uomo è fatto per le cose belle e buone, che l’educazione serve a non far perdere di vista tali cose, che occorre ascoltare le “ferite” del cuore, come in Jannacci, come in Guareschi, perché sono il senso di una mancanza da colmare e dunque una spinta a cercare la “carezza” di Qualcuno più grande. Più grande non per la valenza politica o economica o finanziaria o clericale o ideologica. Qualcuno che ci ama da sempre. E’ “la carezza del Nazareno” come spiegò Jannacci, poco prima di morire, ai ragazzi del Porto Franco milanese.12 marzo 2015 (2)

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