Stavolta tocca a lui. A Massimo D’Alema. Però…

Vini e libri alla Fondazione di D’Alema.

Il vecchio leader del Pd non è inquisito ma è stato accostato al sindaco di Ischia finito in manette.

D’Alema ha replicato: è stato fatto il mio nome per dare consistenza agli articoli, altrimenti non avrebbero tenuto le prime pagine.

Come dire: solo un nome importante può attrarre ancora l’attenzione dei lettori in storie abituali di malaffare.

Crediamo sia molto vero.max

Abbiamo fatto l’abitudine a leggere le cronache giudiziarie di scandali più o meno grandi.

Non ne siamo più attratti a meno che non vi siano implicati direttamente o marginalmente personaggi molto noti.

E’ un continuo tiro al rialzo.

Televisioni e giornali puntano sull’emozione del momento. Ma anche l’emozione diventa abitudine e declina se non sollecitata in maniera sempre più scuotente.

Una goccia di sangue non ci fa più sobbalzare. Una pozza di sangue – meglio un lago – ancora sì.

Un piccolo sindaco che ruba ormai è come un ladro di polli. Se vicino ci mettiamo un personaggio dello star system fa ancora un certo effetto.

Detto questo, ci lascia però perplessi la dichiarazione di D’Alema.

Sarà sicuramente vera. Però arriva tardi. Nel senso che il tritaossa giudiziario e massmediale è in funzione da tempo.

Lo faceva osservare un altro non indagato eppure stritolato insieme alla sua famiglia: l’ex ministro Maurizio Lupi che augurava ai parlamentari – ai 5 Stelle in particolare – di non cadere mai nella macchina triturante dell’informazione scandalo.

D’Alema poteva intervenire anche allora, poteva mandare un messaggio chiaro a certa magistratura e a certo giornalismo. Non lo ha fatto.

Lo ha fatto invece ora, perché c’è dentro in qualche modo. Secondo l’adagio: ogni difenda le proprie cose.

Questo insospettisce.

Nel fondo però D’Alema ha ragione. I processi si fanno solo in tribunale, su fatti certi, su dati incontrovertibili.

Non si fanno in televisione o sui quotidiani partendo da illazioni e intercettazioni a tutto campo.

Poi ci siete voi. Voi lettori, voi spettatori televisivi.

Nelle scuole di giornalismo si insegna che le tre S: sesso, sangue e soldi, richiamano grande attenzione.

Nella logica: sempre più sesso, sempre più sangue, sempre più soldi.

Voi lo chiedete noi ve lo diamo.

Occorre spezzare questo insano circuito.

Provate a chiedere meno “s”, provate a chiedere invece più ragioni vere e profonde.

Saremo costretti a darvele.

Altrimenti: buttate il giornale e spegnete tv e radio.

Ce la faremo a cambiare l’informazione? Ce la faremo a cambiare questa mentalità?

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