Alla mia Terra. Insieme ai ragazzi di Grottazzolina e ai loro insegnanti. Cronaca di una mattina diversa

Questa ve la racconto perché mi ha commosso.

Pensavo che fosse una presentazione del mio libro come tante: un incontro con studenti rumorosi, le loro domande, le mie spiegazioni, i richiami all’ordine, eccetera eccetera.

E invece no! Stavolta è stata tutta un’altra cosa.

A Grottazzolina, ieri, all’auditorium della scuola media, è stata proprio tutta un’altra cosa.

Quell’ottantina di giovanissimi: quinta elementare e media inferiore, avevano svolto nel tempo un lavoro che ha dell’incredibile.

ragazzi

Avevano preso spunto dai racconti del mio penultimo libro Alla mia Terra. Racconti e leggende di un amante quasi deluso per approfondire il mito, la leggenda, la storia della nostra terra picena. Un impegno di quasi un anno scolastico: con quadernoni riempiti di riflessioni, un power point molto accurato, una gara tra squadre raggruppatesi secondo i protagonisti delle storie (Guerin Meschino, l’Abbatacciu, la Caprara…), la ricostruzione di una mini abbazia benedettina, uno spettacolo nell’istituto.

“Cercatori di tesori”, sul serio.

Così ieri, al termine di un percorso impegnativo, hanno voluto conoscere l’autore dei racconti cui si erano ispirati. E mi hanno invitato subissandomi di domande: nessuna banale, alcune anche difficili.

E’ stata la concreta dimostrazione di un impegno serissimo assunto dagli allievi e di una passione per la nostra Terra di Marca degli insegnanti.

La ciliegina è stata posata poi da Cristina Lanotte, artista e illustratrice di gran vaglia.

Con l’umiltà che la contraddistingue e la capacità creativa che la innerva, Cristina ha creato immagini con la sabbia e con i pennelli. Da restare a bocca aperta.

Cristina Lanotte alla lavagna

Cristina Lanotte alla lavagna

Ogni volta – e non è la prima che ci troviamo insieme – Cristina offre suggestioni e novità.

Ma non basta. Perché al termine ci sono stati i doni.

Un segnalibro con il marchio della casa editrice: Albero Niro, e alcune righe di un racconto rivelatore di me: “… dopo mille illusioni, mille chimere, mille sogni tramutati in incubi, siamo tornati a cercare il senso delle cose. E pensiamo di trovarlo dove? Basterebbe voltarci un attimo, o alzare lo sguardo sulle nostre chiese, o guardare la geometria dei campi, o scrutare a fondo nel nostro cuore”.

E ancora non è bastato. Perché le bravissime insegnanti – c’era in sala anche il sindaco di Grottazzolina, Remola Farina – sapendo del mio sentirmi cantastorie, mi hanno regalato un bellissimo cappello di feltro accompagnato da un ancor più gradito biglietto: “… è di feltro, ma non ha falde molto larghe, eppure crediamo che si addica al tuo tabarro… Tutto questo per dirti che per noi sei un vero cantastorie!!!”.

A volte mi domando se valga ancora la pena continuare a scrivere racconti.

Mi chiedo se posso offrire un aiuto a questa mia Terra, a questa mia gente.

Ieri la risposta c’è stata.

Grazie, ragazzi. Grazie, insegnanti. Grazie a tutti i “Cercatori di tesori”.

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Il massacro armeno. Le parole del Papa. La via della verità

Cento anni fa i Giovani Turchi nazionalisti di Ataturk massacrarono un milione e mezzo di cristiani armeni.

Papa Francesco lo ha ricordato nei giorni scorsi definendolo il primo genocidio del XX secolo.

Lo stesso Adolf Hitler si ispirò a quello sterminio. D’altronde, la Turchia fu alleata della Germania nazista. Così come, in un’area più vasta, il Gran Muftì di Gerusalemme non nascose le sue simpatie per il Terzo Reich.

Il Pontefice non ha avuto remore.

Bergoglio non ha peli sulla lingua. Dice le cose come sono. Non tanto per riaprire ferite ancora dolorose ma per restituire memoria ai martiri della fede, e come monito al mondo di non ricadere mai negli stessi errori.

Perché la Turchia se la piglia così tanto?

Perché attacca il Papa parlando di strane strategie politiche?

Eppure, il punto è uno solo: rispondere alla domanda se la strage c’è stata oppure no?

E la risposta è univoca: la strage, la macelleria, lo sterminio, il genocidio ci sono stati. Terrificanti.

Lo dicono gli storici, lo raccontano gli scrittori, ne parlano gli eredi degli ammazzati, ci sono ancora le tracce.

Papa Francesco invita a guardare avanti, spinge la Turchia a riflettere e a misurarsi con la propria storia.

Non è un discorso sulla morte e sulle responsabilità dell’uno o dell’altro, quello di Bergoglio.

E’ l’esatto contrario: è la proposta di una via per una vita migliore, capace di recuperare gli errori fatti e stringere nuovi rapporti, a partire da una posizione di verità.

Chi non è capace di trarre le conseguenze dai propri errori è destinato a commetterli nuovamente.

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Ma è anche il far memoria di quanti furono trucidati per non aver abbandonato la propria religione. Come in queste ore accade in Siria, in Iraq, in Nigeria. Stessa situazione.

Perché la Turchia allora ha replicato in maniera così dura? Forse che Erdogan ha bisogno di indicare un nemico esterno: in questo caso il Papa, per procedere alle epurazioni interne e soffocare i germogli di democrazia?

Domandiamoci questo. E rendiamo onore al milione e mezzo di ammazzati.