Strage di #cristiani. Nuova persecuzione. Attacco all’#Europa, Continente della #libertà

Ore 7. La sveglia suona. Il giornale radio diffonde una notizia sconvolgente: 12 migranti africani, probabilmente nigeriani, imbarcati su un gommone che si stava sgonfiando, sono stati gettati in mare perché pregavano Gesù.

Ad affogarli sono stati altri migranti della stessa imbarcazione: ivoriani, senegalesi, nigeriani di fede islamica. Li hanno arrestati a Palermo.

mare

La notizia della strage perpetrata fa ribollire il sangue. Lo fa ancora di più addizionando quest’ultimo episodio alle carneficine in atto in #Nigeria, #Siria, Iraq, Pakistan, o ripensando al genocidio perpetrato dagli Ottomani nei confronti degli #Armeni cristiani, anno 1915.

Sale la rabbia. Anche perché questa gente che arriva dal Continente nero e dal Medio Oriente viene accolta al meglio (quasi sempre) nelle nostre strutture, molte delle quali create proprio dai cattolici: nei seminari, nei conventi, nelle case-rifugio, addirittura nelle canoniche.

Come dire: noi gli diamo una mano, e pure l’altra, e qualcuno di loro, o diversi di loro, o tanti di loro, appena possono ce la tagliano.

Ma la rabbia non è mai buona consigliera. Allora, si riflette.

Se l’Italia non fosse così ospitale, attenta, premurosa, verrebbe meno al suo concetto di libertà, che è dato dalla sua essenza culturale e prima ancora dal suo retaggio religioso.

Il Cristianesimo – non dobbiamo più aver paura di dirlo – ha plasmato l’Europa, fornendo i concetti di libertà, democrazia, rispetto dell’altro dunque accoglienza. Molto prima dell’Illuminismo.

Detto questo però dobbiamo guardare con realismo i fatti.

E’ chiaro a tutti che oggi, dopo la persecuzione degli ebrei, un’altra ne è in atto: quella dei cristiani.

Ma non è solo questo.

Lo ha detto papa Francesco: la Terza guerra mondiale è cominciata, è una guerra particolare, non è convenzionale, è a macchia di leopardo.

Per quanto riguarda la nostra stanca Europa, a rischio prossimo futuro non sono solo le popolazioni europee cristiane, ma è lo stesso concetto di libertà e democrazia che proprio il Cristianesimo ha innervato nel seno del Continente.

Se ne stanno accorgendo anche i laici più sensibili.

Che fare?

La Libia è una polveriera dove operano i negrieri, che si sono consorziati con l’ISIS.

Lo scrivemmo due anni fa, forse prima di altri. E’ lì, lungo la costa libica, che occorre aprire una serie di campi di accoglienza, costruendo cittadelle di libertà e impedendo l’imbarco dei disperati.

Con l’esercito? Sì, anche con l’esercito. Con la #Folgore? Sì, anche con la Folgore. Con i #Marò? Sì anche con i marò.

Ma non basterebbe, perché, prima di tutto, l’Europa deve togliersi di dosso le catene con cui si è imbrigliata. Quelle catene che si è messa addosso auto-ricattandosi per tutta quella storia del colonialismo sette-ottocentesco, quelle catene che ancora la immobilizzano e la impauriscono nelle decisioni.

Occorre capire in fretta che non è questione di difendere solo i cristiani. E’ questione di difendere la propria terra e soprattutto quello spazio di libertà europeo che il mondo intero, da una parte ci invidia, da un’altra vorrebbe annientare.

Occorre farlo prima che sia troppo tardi. O che si inneschi una reazione popolare furiosa, di cui si sente già l’odore.

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