Elezioni a #Fermo. Di Ruscio si ritira dalla corsa. Troppi veleni. In Regione è stato anche peggio: ipocrisia e falsità

Saturnino Di Ruscio non sarà candidato sindaco di Fermo. E’ ufficiale. Lo ha detto esplicitamente oggi convocando una conferenza stampa nel pomeriggio.

Nonostante abbia in mano due liste semi-pronte con tanto di nomi e simboli, ha scelto di non competere.

“Se la mia candidatura serve a creare ulteriori divisioni è meglio ritirarsi”.

Freddo Mauro Torresi, fredda Fermo Libera, glaciale Giambattista Catalini. Li ha avvicinati. E’ polo nord.

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Non ha avuto risposte positive. Anzi, commenta: “qualcuno pur di distruggere Di Ruscio, è pronto a perdere la città”.

Dinanzi agli occhi, gli è passato lo stesso film della campagna elettorale 2009 per la presidenza della provincia: un centro destra non solo spaccato, ma anche iroso, con personaggi che sono arrivati alle minacce: “sarai licenziato” o alla “richiesta di una indagine sui rendiconti elettorali”. Una situazione allucinante che, se sommata ad un Comune con pochi soldi, con dirigenti ridotti all’osso, privo di scelte negli ultimi anni, scoraggerebbe chiunque.

“Ho una reputazione da difendere”, ripete l’ex sindaco, che non vuol farsi triturare. Gli apparati gli sono contro. Sarebbe una “lotta contro i mulini a vento”.

Saturnino Di Ruscio

Saturnino Di Ruscio

Per la mancata  candidatura regionale, Di Ruscio parla di “ipocrisia” e di “falsità” di tante “facce d’angelo”. Il Governatore Gian Mario Spacca in persona gli aveva riservato il ruolo di capolista e quello di coordinatore-segretario provinciale di Marche 2020. Il successivo veto di Lorenzo Cesa, segretario dell’UDC e facente parte di Area Popolare, sensibilizzato a dovere dall’assessore regionale uscente Maura Malaspina, ha provocato la sua esclusione dalla lista. O Di Ruscio o Area Popolare, è stato l’aut aut rivolto a Spacca, che ha scelto AP. Alla base, sicuramente c’è il timore di qualche concorrente in gonnella, ma ancor di più sicuramente c’è una strategia di chi vuole ridurre la città di Fermo ad un ruolo marginale.

E’ la tesi di Carlo Labbrozzi, ex consigliere comunale fermano ai tempi della Dc, e “fratello maggiore in politica” di Di Ruscio.

Labbrozzi lo ha accompagnato in tutte le fasi e gli snodi di questa vicenda, convincendosi che l’esclusione è dovuta ad una questione di fondi europei, “vogliono eliminare Fermo dal riparto”, “vogliono dividere i fondi solo tra le quattro province”. Dunque, meglio affossare Fermo, meglio non avere in Ancona, in consiglio regionale, quel “rompiscatole” di Di Ruscio che di amministrazione se ne intende.

Il bar Bingo che ospita la conferenza stampa è listato a festa. Ci sono striscioni che augurano buon compleanno. Non è certo la festa di Di Ruscio, che appare piuttosto tirato.

Ed ora? La sua conclusione non conclude, e potrebbe far pensare a nuove prospettive regionali, con altre forze politiche, dato che “le categorie destra e sinistra non esistono più”.

Le ultime parole le trae dal film “Via col vento”. “Domani è un altro giorno, si vedrà”. Domani.

Oggi, intanto, ha iniziato a seguire un motto: “Scegliere chi tenere vicino è importante, scegliere chi tenere lontano è vitale”. Spacca, sicuramente, è tra questi. Ed anche Catalini, Torresi, e “l’innominato” senatore.

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