Le idee, i centri studi, gli imprenditori. E la poesia

Questa mattina su facebook l’ex sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio ha postato una frase:

“Le buone idee sono comuni a molte persone. La differenza sta in quelle che riescono a trasformare le idee in realtà, sono in grado di metterle in pratica. La maggior parte delle persone si limita alla “buona idea” e non passa dal pensiero all’azione. L’imprenditore passa dal pensiero all’azione e fa in modo che le cose accadano”.

Quindi, ha chiesto: cosa ne pensano i lettori?

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Messa così, la domanda è aperta a risposte multiple. Quando parla di “Buone idee”, Di Ruscio si riferisce a quelle che poi diventano prodotti da vendere, o che altro? Quelle, cioè, riferentesi al solo ambito produttivo?

Lo sollecitazione è interessante perché consente un approfondimento proprio riguardo alla nostra Terra e al ruolo dei nostri imprenditori.

Partiamo però da un’altra domanda: dove nascono le idee?

Qualcuno potrà rispondere: da una specie di illuminazione personale, quella famosa lampadina che si accende all’improvviso; altri diranno: dal confronto con altre idee; altri ancora: nello sguardo acuto sulla realtà.

Resta il fatto che un’idea è il prodotto di tanti fattori.

E’ il prodotto dell’effervescenza di una mente attenta alle cose; di uno sviluppo, anche se inconscio, di tradizioni tramandate; dell’incontro con realtà altre; di una sollecitazione culturale.

Nella decodifica, ci aiutano alcuni esempi.

L’ENI di Enrico Mattei, la Olivetti di Adriano Olivetti, la COMIT (Banca Commerciale italiana) – solo per fare alcuni casi – avevano all’interno delle loro strutture un Centro studi che non si occupava solo del prodotto specifico: petrolio/metano, macchine per scrivere, credito e finanza. Ma scrutavano l’insieme della società in cui erano immersi cercando di cogliere il presente a tutto tondo e di decodificare gli aspetti del futuro. Per fare questo non chiamavano a raccolta solo i tecnici e gli specialisti del loro settore, bensì sociologi, storici, scrittori, giornalisti, poeti. Gente cioè capace di indagare più a fondo l’animo umano e i suoi bisogni.

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Nel Manifesto del Mitomodernismo c’è una frase-invito illuminante: “La politica abbia il primato sull’economia, la poesia abbia il primato sulla politica”. Non perché Mario Luzi (che è morto) debba governare Berlusconi. Ma perché Luzi coglieva aspetti che a Berlusconi, Renzi, Dalema, Letta sfuggono.

Altrimenti moriremo di specializzazioni incomunicanti.

Se questo è vero, domandiamoci cosa i nostri imprenditori, specie quelli della calzatura, hanno colto e riproposto dell’esempio dei più grandi. Di coloro cioè che hanno fatto crescere l’Italia.

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